30 novembre 2006

Caso Litvinenko da Est

Quello che segue è un commento inviato da Dirginsky relativamente all'articolo "Al servizio della Repubblica", dedicato all'assassinio di Aleksandr Livtinenko e, in particolare, al coinvolgimento nella vicenda del Senatore Paolo Guzzanti, ex Presidente della Commissione d'inchiesta Mitrokhin, e del lavoro svolto dallo stesso organo parlamentare.
La pubblicazione vuole essere uno stimolo ad approfondire l'interessante confronto già avviato al fine di allargare gli orizzonti e le libere opinioni personali.

"Buon pomeriggio, vi ho letto tutti con molto interesse, non pensavo di intervenire poi Bisquì mi ha in qualche modo stimolato dicendo "provate a pensare come un russo..." Io ci vivo in Russia, sono a Mosca da 6 anni e vi assicuro che sia la commissione Mitrokhin che il suo presidente Guzzanti non compaiono neanche lontanamente fra le preoccupazioni di Putin o del Fsb. Spesso noi Italiani siamo affetti da iper-protagonismo e questo fa si' che in Italia si parli di piu' del povero Guzzanti minacciato e meno del terrorista Berizoschi esiliato in Inghilterra la quale non ne concede l'estradizione nonostante sia piu' di tre anni che viene richiesta dalla magistratura Russa. Il clima freddo di questo paese intorpidisce gli arti e in parte anche il cervello, che se da un lato rallenta l'elaborazione dall'altro costringe a ragionare con ordine, un passo dietro ad un'altro per non scivolare. Forse se siete interessati potremmo provare a rivalutare la faccenda Litvinenko vista da un'altro punto cardinale, da est per l'appunto, visto che il colonnello del kgb faceva parte dei vassalli di Berizoschi a Londra". Dirginsky, 30.11.2006

29 novembre 2006

Visco odia le tasse

Con una certa dose di incredulità apprendiamo che il vice ministro all’Economia Vincenzo Visco ha un solo obiettivo: quello di ridurre la tasse.
Una lodevole intenzione che egli rende nota all’Ansa il 23.11.2006 dopo la conferma del boom delle entrate fiscali che, nei primi 11 mesi dell’anno, sono aumentate dell’ 11,3%.
Segnali di evidente discontinuità” afferma Visco secondo cui l’aumento delle entrate sarebbe dovuto soprattutto all’impostazione di rigore del nuovo Governo. Osservazione che il vice ministro offre anche ad ApCom il 25.11.2006:

"E' evidente che la gente si è messa a pagare nuovamente le tasse. E l'aumento delle entrate da Iva, che si registra da alcuni mesi e che continua a crescere più del Pil nominale, dimostra che la gente fattura…Così si potrà cominciare seriamente a pensare di ridurre le tasse". Ma quando Ministro ? “Domani, fra sei mesi, appena possibile, insomma fin da subito se ci sono le possibilità". Mi scusi Ministro, ma forse non ho ben compreso…Quanto resterà di strutturale della crescita ? "Vedremo, ma al momento è tutto strutturale. La crescita monetaria è sotto il 4% e le entrate crescono per l’Iva al 13,1% e complessivamente a oltre il 12%: se questo non è strutturale che cosa e'?
Il vice ministro ha dunque individuato il vero artefice dell’aumento delle entrate nella “discontinuità” finalizzata ad una “politica di rigore” (nella lotta all’evasione ndr) che il suo Governo ha più volte annunciato.
Quindi la paura delle sanzioni è ciò che nei primi 11 mesi del 2006 ha provocato la riduzione dell’evasione fiscale e il conseguente aumento “strutturale” delle entrate. E’ curioso, se non preoccupante, che la paura sia considerata un elemento strutturale e poiché le entrate sono aumentate in modo consistente fin da gennaio, ben prima delle elezioni, se ne deduce inoltre che gli italiani, come chi li comanda, sono in grado di interrogare l’aldilà per conoscere il futuro. Anche loro in grado di dialogare con gli spiriti del piattino.
Infine, poiché è stata registrata una crescita del 9.7% del gettito Irpef da lavoro autonomo e del 12,4% da lavoro dipendente, si potrebbe dedurre che i lavoratori dipendenti (+12,4%) temono una politica di rigore più di quanto la temano i lavoratori autonomi (+9,7%) (La Repubblica del 25.11.2006)
E qui mi crolla un mito. Come lavoratrice dipendente il mio stato d’animo nei confronti delle tasse ha sempre oscillato fra l’orgoglio, per essere stata una contribuente onesta, e il rodimento, nel vedere intorno a me legioni di evasori veri o presunti. Oggi, grazie a Visco, ho potuto aprire gli occhi scoprendo che i lavoratori dipendenti sono in testa alla lista degli evasori.
Un’ultima analisi: 19.6 mld di maggiori entrate (poco più di 3.5 mld al mese) nei primi sei mesi dell’anno ascrivibili a Berlusconi, 3,4 mld (poco più di 1.1 mld al mese) nei successivi tre mesi ascrivibili a Prodi.
Ne esce rafforzata un’idea che aleggiava da tempo: Prodi non fa paura ma mette di buonumore, ad alcuni fa ridere.

Deaglio smentito, Unione confermata

Presunti brogli elettorali, il Direttore di "Diario" indagato per "notizie false, esagerate e tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico"

Dicono che Prodi, oltre a rafforzare l'autostima, abbia tirato un sospiro di sollievo

27 novembre 2006

Al servizio della Repubblica

Si fa sempre più torbida la vicenda sull’assassinio di Alexander Litvinenko avvelenato a Londra da una dose letale di polonio 210.
Mentre Scotland Yard, che cura le indagini sulla misteriosa morte dell’ex colonnello del Kgb, sta inviando suoi emissari a Roma per interrogare Mario Scaramella, l'ex consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta Mitrokhin che aveva pranzato con l'ex spia russia il giorno del suo avvelenamento, spunta il nome del presunto killer di Litvinenko: Igor, 46 anni, membro delle forze speciali russe “Spetsnaz” si nasconderebbe in Italia. E’ quanto riporta il News Of the World. Secondo il tabloid britannico sarebbe stato lo stesso ex agente del Kgb, Litvinenko, che, poco prima di morire, avrebbe consegnato all’intelligence inglese un dossier di tre pagine che contenente un elenco di personalità quali obiettivi da eliminare per mano degli agenti diretti dal Presidente russo Putin. Credibile ? Andiamo avanti.
La pista seguita a Londra è quella che parte dell’indagine che Litvinenko stava compiendo sull’assassinio della giornalista Anna Politkovskaya, un movente del quale è convinto il padre della vittima, Walter Litvinenko, che accusa il Cremlino di essere il mandate dell’assassinio.
Ma Scotland Yard non può tralasciare ulteriori indizi come l’incontro al Millennium Hotel avvenuto tra l’ex spia russa e tre uomini d’affari lo stesso giorno dell’avvelenamento. O la pista Yukos, importante compagnia russa petrolifera sulla quale “Sasha” Litvinenko aveva raccolto un corposo fascicolo e che porterebbe ad un’eliminazione per ritorsioni legate al mondo di grandi gruppi industriali. Certamente, l’utilizzo del polonio 210 per l’avvelenamento di “Sasha” porta i Servizi segreti russi al centro dell’inchiesta, per la quale la polizia londinese ha chiesto la collaborazione delle autorità russe.
Fatti di cronaca in un mix di spionaggio politico degno di Ken Follet ?


Nella tenebrosa vicenda fanno il loro ingresso anche riferimenti che la stampa, come è prassi di casa nostra, sa amplificare in maniera opportuna e pubblicare con dubbia tempistica.
Così, La Repubblica, ha riportato ieri un colloquio avvenuto il 3 marzo 2005 a Londra con Aleksandr Litvinenko, nel quale l’ex colonnello ricorda i suoi contatti con la Commissione Mitrokhin avvenuti attraverso Mario Scaramella, consulente dell’ex Presidente della stessa Commissione, Paolo Guzzanti.
Il sequestro Moro, i rapporti di Prodi con il Kgb, le attività dei Verdi e gli affari della Olivetti nell’ex Urss, sarebbero state le questioni affrontate da Litvinenko con Scaramella.

Ora, spionaggio folletiano a parte, sul quale sarà l’autorevole intelligence inglese a far luce, ciò che ci preme sottolineare è che lo storico e politico Alex Goldfarb ha reso nota una lista di persone “scomode” al Cremlino, veri o presunti obiettivi da eliminare, un elenco che si apre con Litvinenko e si chiude con il nome di Paolo Guzzanti, includendo quello di Vladimir Bukovski, Mario Scaramella, Berezovski e l'ex ministro ceceno in esilio Zakaev.
Pur consapevoli che la veridicità di tale dossier debba essere appurata, resta l’indiscutibile fatto che un Senatore della Repubblica italiana è sotto minaccia di una subdola matrice terroristica solo per aver portato egregiamente a compimento un incarico parlamentare con l’aggravante di aver lavorato alla ricerca della verità con la doverosa diligenza in risposta alla deontologia professionale.

Scrive il Senatore Guzzanti su Il Giornale”:
''Apprendevo intanto da altre fonti storiche che la guerra fredda non era mai finita, ma anzi era ricominciata, in sordina, senza emergere troppo a livello mediatico, perché tutti sembrano lavorare per questo mastodontico fine che è quello di guadagnare definitivamente la Russia di Putin alla democrazia, all'Occidente, alle libertà civili…se dovessi morire di raffreddore o per un incidente d'auto, per favore, non credeteci. Sto benissimo''. 25.11.2006
“Ora, io non soltanto non devo chiarire proprio niente, ma pretendo che si faccia chiarezza. Chiunque abbia ammazzato Litvinenko sta anche dietro a queste fabbriche di bugie e di infamie. Chiedo che l'Ordine dei giornalisti, la magistratura, i servizi segreti, carabinieri e polizia facciano il loro dovere. La battaglia è cominciata. Il partito della verità non può perderla”. 27.11.2006

Che il lavoro svolto da un organo parlamentare, e quindi dallo Stato, debba essere suffragato da meri interessi di faziosità politica o, secondo la peggiore delle accuse, da “ricatti per le personalità coinvolte”, non solo sarebbe la fine della democrazia ma anche il ritorno del regime.
.
Sul tema, interessante post di Libero di pensare

24 novembre 2006

Se lo sapesse Deaglio...

Le Primarie italiane rispecchiano i difetti del Paese ?
Per tentare una risposta, esaminiamo uno dei rari esempi di Primarie effettuate, quelle dell’Unione che si sono svolte lo scorso anno.
Un primo aspetto di originalità risiede nel fatto che il candidato viene scelto da un insieme di partiti che esprimono almeno il 70% dei voti della coalizione. Con un vantaggio teorico di tale portata il candidato è designato vincitore ancor prima di concorrere: nello specifico il risultato finale ha visto Romano Prodi vincente in tutte le Regioni e nella maggioranza dei Comuni.
Il secondo aspetto curioso consiste nella prassi scelta per l’ammissione ai seggi: possono votare tutti i cittadini maggiorenni di buona volontà e di qualsiasi area politica, come si evince dalla seguente intervista (La Repubblica 25.07.2005):
D: - Ma come vi proteggerete dai brogli ?
Prodi:
Per votare si dovrà anche sottoscrivere una dichiarazione nella quale si afferma di avere intenzione di votare, alle prossime elezioni politiche, per l’Unione o per uno dei partiti del centrosinistra. Insomma, se qualche elettore di destra vorrà infiltrarsi nelle nostre Primarie lo farà cominciando a dire il falso. Un falso che potrà essere in ogni modo facilmente scoperto.
Due le osservazioni:
1) Ma come? Ci si accontenta di una dichiarazione ? Non era il popolo della destra geneticamente portato al mendacio ?
2) Come verrebbe scoperto il falso ? Si è pensato forse a telecamere nelle cabine elettorali ?
Sorpreso sul risultato delle Primarie anche Clemente Mastella che, durante il convegno L'Italia è divisa? promosso dalla Fondazione Carlo Donat Cattin a Saint Vincent, in Val d'Aosta, il 15.10.2006 non fa mistero delle sue perplessità:
Quattro milioni alle Primarie per Prodi ? Non lo so, erano tantissimi, ma proprio 4 milioni non credo. Vedo che oggi si cercano con la lanterna, come Diogene, questi 4 milioni. Ma se non si trovano è perché, evidentemente, non c’erano. L’anno scorso ci fu una partecipazione straordinaria che io stesso non mi aspettavo. Ripeto: furono tantissimi, magari 2 milioni, ecco, non più di 2 milioni”.
I voti non si trovano ? Ma se sul sito Ma se sul sito dsonline.it leggiamo:
seggi scrutinati 9.777, elettori 4.307.130, voti validi 4.289.518 schede bianche 7.834, schede nulle 9.742, contestate 36, come è possibile che oggi i conti non tornino ? Fra l’altro, sorprende il basso numero di schede bianche. Dobbiamo supporre che sia stata una prova generale per le Politiche ? Anche se siamo nel campo delle ipotesi, sarebbe comunque un passo avanti rispetto alle Primarie del ’94 con le quali il Partito dei Democratici di Sinistra elesse il Segretario.
Si fece votare la base che scelse Walter Veltroni. In un secondo tempo, il Consiglio Nazionale nominò Massimo D’Alema suscitando non poche polemiche.

A scanso di equivoci: non è mia intenzione mettere in dubbio la vittoria di Prodi alle Primarie dell’Unione (anche se lo stesso era in sostanza l’unico candidato “forte”) ma l’inutile metodo scelto per incoronarlo. A meno che il fine non fosse quello di far cassa: l’allora Coordinatore dell’Uff. di Presidenza delle Primarie, Vannino Chiti, dal sito dsonline.it informava: “dai verbali inoltre si evince che la somma dei contributi versati dagli elettori per contribuire alle spese sostenute per le elezioni primarie del centrosinistra è di Euro 6.848.345,73”.

23 novembre 2006

I Conti del passato

Ci sono momenti nella vita in cui, forse complici gli eventi, i cassetti dei ricordi devono dolorosamente essere riaperti.
E’ ciò che ha fatto Lorenzo Conti, figlio di Lando Conti, ex Sindaco di Firenze assassinato dalle BR-PCC il 10 febbraio 1986, il quale, con alcune lettere inviate al Presidente Napolitano, ai parlamentari e alla Regione Toscana, ha deciso di uscire da un sofferenza silenziosa che la perdurante assenza delle Istituzioni non ha placato. Una protesta solitaria quella di Lorenzo, dal 12 novembre in sciopero della fame, contro la presenza di ex brigatisti e assassini negli uffici, nelle fondazioni, nelle agenzie pubbliche e nel Parlamento.

Nelle missive, che non hanno ancora ricevuto riscontro, Conti chiede al Capo dello Stato di invitare alle dimissioni Sergio D’Elia, eletto alla Camera nelle liste della RnP, oggi Segretario della Presidenza a Montecitorio; chiede ai parlamentari di avanzare una proposta di legge per stabilire l'ineleggibilità degli ex terroristi e alla Regione Toscana di sapere quanti soldi sono stati dati direttamente ad ex terroristi o ad associazioni dove questi lavorano.
Al mutismo delle Istituzioni sopperiscono due prestigiosi colleghi del Il Giornale, G.M.Chiocci e S.Zurlo, che il 04.11.2006 pubblicano un primo censimento. Eccone uno stralcio:
Silvia Baraldini, condannata dalla giustizia americana a 43 anni di carcere per associazione sovversiva ha avuto una collaborazione con la giunta Veltroni.
Anna Cotone, Ex Br del Partito Guerriglia, coinvolta nel sequestro dell’ex assessore dc Ciro Cirillo, lavora nella segreteria politica dell’europarlamentare di Rif.Com. Luisa Morgantini.
Eugenio Pio Ghignosi, brigatista coinvolto e condannato nel processo Moro, si occupa della Direzione Affari Generali dell’Università Roma Tre, settore sicurezza.
Maurizio Jannelli, capocolonna romano delle Br ha lavorato alla Rai come autore, fa parte dello staff della trasmissione sportiva “Sfide”.
Giovanni Senzani, ergastolo per l’omicidio del fratello del pentito Patrizio Peci, si occupa del Centro di documentazione della Regione Toscana “Cultura della legalità democratica”.

In una recente apparizione televisiva, la Ronconi, intervistata da Maurizio Belpietro, ha affermato che è giusto che chi ha sbagliato sia aiutato e che è da considerarsi una vittoria della democrazia se un ex terrorista si abbassa a lavorare per lo Stato che prima combatteva.
Alla base di un paese civile e democratico, che forse ancora oggi molti “ex” ancora non riconoscono, vi è anche il reinserimento sociale di quei soggetti che hanno pagato il loro debito con lo Stato. Per credere nelle Istituzioni però lo Stato non può esimersi dal riconoscere e considerare le responsabilità politiche di chi ha fatto del terrorismo la propria ideologia.

Chi, come Sergio D’Elia, discutibilmente ma legittimamente, siede in Parlamento su mandato popolare, ha il dovere di rappresentare i propri elettori. Chi, come Roberto Del Bello, ottiene un incarico al Viminale, al fianco del Sottosegretario Francesco Bonato, non ha ragione di personificare lo Stato, quello stesso Stato ferocemente combattuto e che oggi sembra essere persino capace di compromettere la propria autorevolezza.

21 novembre 2006

Un passo indietro e due avanti

E’ un susseguirsi di smentite e conferme ma le parole oggi riportate dal quotidiano Libero, a firma di Alessandro Sallusti, su una conversazione fra l’ex Premier e pochi intimi, faranno ancora discutere e apriranno una serie di interrogativi non solo nel centrodestra ma anche nel centrosinistra.
Il quotidiano di Vittorio Feltri riporta così la prima stoccata di Silvio Berlusconi riservata a Romano Prodi.
Il Governo non cadrà, non ora e neppure domani – scrive Libero - …Ragazzi, la questione è semplice, manca il killer. È vero che tutta la sinistra vorrebbe disfarsi di questo signore che si sta occupando solo della sua rete personale ma per farlo occorre trovare qualcuno disposto a sferrare il colpo mortale. E su questo non c'è il minimo accordo”.
Poi l’affondo.
…in qualunque caso non sarò io a tornare a Palazzo Chigi…Ho gia dato, mi basta…Niente Quirinale, per carità. Con la politica operativa ho chiuso. Per il Capo dello Stato il nome ce l'ho e lo faccio: Gianni Letta. È il migliore di tutti”.

La smentita da Palazzo Grazioli non si fa attendere ma la conferma di Libero su quanto pubblicato è altrettanto immediata.
Poiché noi siamo certi che la redazione di Libero annovera firme qualificate e attendibili riteniamo, forse a torto, di dover dar credito a quanto il quotidiano riporta. Le modalità di accesso alle fonti saranno solo di plauso all’attento cronista.
Chi conosce il Cavaliere sa che può far conto sulla sua provata determinazione che a volte sfocia in una costruttiva testardaggine. Pertanto è da escludersi, a nostro modesto parere, la volontà di Silvio Berlusconi di abbandonare prematuramente la scena politica.
Ritirarsi oggi a comoda vita privata equivarrebbe a non godere, come protagonista, della caduta di Romano Prodi e della successiva vittoria elettorale del centrodestra alle prossime politiche. Prospettare il ritiro oggi significherebbe alimentare quella spinta centrifuga che sta investendo la CdL nonchè perdere immediatamente quella leadership che qualcuno all’interno della coalizione vorrebbe già superata. Ritirarsi oggi denoterebbe un’indifferenza verso i sondaggi che danno la Casa delle Libertà al 56% contro il 44% del centrosinistra.

Tralasciando la predilezione di Berlusconi per la statistica, perché dunque sarebbero state espresse simili intenzioni ?
Una sola la nostra ipotesi: accentuare l’urgenza di un dialogo chiarificatore all’interno della CdL e reclamare la conferma della leadership in vista di un effettivo accordo tra i partiti della coalizione.
Un’altra strategia escogitata dalla geniale mente del Cavaliere, consapevole anche che un suo passo indietro corrisponderebbe anche all’immediato scollamento della coalizione di centrosinistra con inevitabili ripercussioni sul Governo Prodi.

Dopo il voto il passaggio del testimone sarebbe certamente più realistico.




L'originalità di Gentiloni

Dopo aver più volte contestato gli incentivi concessi dal precedente Governo per l’acquisto di decoder digitali, il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha pensato di concedere finanziamenti per l’acquisto di televisori con sintonizzatore digitale integrato. Il perché lo spiega lo stesso Ministro in una intervista ad Articolo 21 del 16.11.2006.
La motivazione:
- per non discriminare alcuna tecnica televisiva esistente.
L’obiettivo:
- promuovere la transizione al digitale (favorendo l’acquisto di un televisore molto più costoso di un decoder?)
- far emergere una consistente quota di evasione del canone RAI poichè l’attestazione di avvenuto pagamento è condizione necessaria per usufruire degli incentivi (cioè esattamente come avveniva per i decoder DDT)
- far aumentare, in valori assoluti, le vendite dei televisori con maggiori entrate IVA (e questo è credibile, si tratta infatti di impinguare le casse dello Stato)
- favorire l’ingresso sul mercato italiano di televisori digitali integrati anche per le fasce di prodotto medio-basso (sempre più cari di un decoder, ma un qualche vantaggio per i produttori di televisori effettivamente ci sarà)
Il risultato:
- il televisore digitale non è utilizzabile per ricevere i programmi a pagamento che devono essere gestiti da un decoder in grado di controllare gli accessi in relazione agli abbonamenti o all’acquisto del singolo evento.
- continuerà così ad essere necessario il decoder per usufruire dei programmi di Sky
- continuerà ad essere necessario il decoder tradizionale per il digitale terrestre se si vorranno vedere eventi in pay per view
- coi nuovi televisori si potranno vedere solo i programmi trasmessi sul digitale terrestre in chiaro

In sintesi, per coloro che possiedono i decoder di cui sopra il televisore con sintonizzatore digitale integrato è inutile e il Ministro, dopo aver aspramente contestato il suo predecessore, ha partorito un topolino per di più cieco.



20 novembre 2006

Indiscretamente vostri

Si ringrazia Hermes per il format.

Quello che segue è uno dei dialoghi intercorsi fra alcuni Ministri di uno dei più importanti Paesi aderenti alla UE durante la stesura della Finanziaria.

Odiato: - I sondaggi dicono che i cittadini non si sentono sicuri. Dobbiamo assolutamente aumentare gli stanziamenti per l'Arma dei Carabinieri!
Parigi: - Mi associo a quanto dice il collega. E' indispensabile aumentare anche le risorse per la Polizia.
Fisco: - Scordatevelo! Non ho destinato un euro per le Forze dell'Ordine!

Odiato e Parigi: - Ma in campagna elettorale avevamo promesso che avremmo garantito maggiore sicurezza! Fino ad ora non è stato mantenuto nessun impegno...non possiamo disattendere anche questo!
Fisco: - ....intravedo una soluzione! Ridurrò il comparto delle Forze dell'Ordine di 3000 unità, chiuderemo un certo numero di caserme e con una piccola parte dei soldi risparmiati elargiremo aumenti di stipendio a Carabinieri e Polizia che così incentivati lavoreranno di più e sopperiranno ampiamente alla riduzione di organico.
Odiato: - ...mmhh...non sono sicuro che possa funzionare...Che aumento prevedi comunque ?
Fisco: - Pensavo a...poco meno di 17 centesimi di euro al giorno.
Parigi e Odiato balzano dalla sedia: - Ma è meno di un'elemosina! Non si può neppure proporre!
Fisco: -...beh, l'importante è come le cose si comunicano...Pensate al Capo: mica ha detto "Scusate se modifichiamo la Finanziaria ogni giorno, ma è che siamo un po' confusi"...Ha detto invece: "Quelli che mi contestano sono tutti pazzi!", e ha chiuso lì il discorso.

Parigi: -...mmhh...e allora ? Noi cosa dovremmo dire ?
Fisco: - Provate a dire che avremo aumenti di 5 euro al mese!
Odiato: - A me sembra sempre un'elemosina...
Fisco: - E 65 euro l'anno ?
Parigi: - Ma abbiamo appena concesso un aumento di 1453 euro l'anno ai dipendenti del Governo, i poliziotti non capirebbero!
Fisco: - Allora diciamo che gli riconosciamo un aumento di 650 euro in 10 anni.
Odiato: - E' comunque un terzo di quanto dato agli impiegati del Governo in un anno...
Fisco: - Ok, ok...ora mi avete stufato! Andate e dite loro che gli concederemo un aumento di 6500 euro in 100 anni!
Poi Fisco, tra sé e sé: "Accidenti! Ora mi toccherà anche parlarne col Ministro della Solidarietà Sociale (l'on. Rocher ndr) per chiedergli di rivedere l'età pensionabile...Certo, 6500 euro in 100 anni...Non mi sarò allargato troppo ?"

Nel mentre, Odiato e Parigi escono dal gabinetto di Fisco balzellando ansiosi di portare alle Forze dell'Ordine la lieta novella.

18 novembre 2006

Compagni che sbagliano ?

Cobas: - Con la resistenza irachena e palestinese
Centri sociali: - Contro la guerra imperialista al fianco dei popoli in rivolta
Pdci: - Due popoli, due Stati
Questi alcuni degli striscioni che, insieme alle bandiere palestinesi, quelle del Movimento per la Costituzione del Partito Comunista dei Lavoratori e del Pdci, hanno oggi sfilato per le vie di Roma a sostegno della pace in Medio Oriente.

Ma lo slogan che ha riaperto le ferite è stato quell'"Israele brucerà", un preludio alle scellerate azioni di alcuni esponenti dei centri sociali che hanno dato alle fiamme tre fantocci raffiguranti un soldato israeliano, uno americano e uno italiano, quest'ultimo avvolto nel tricolore con fascio littorio.
La condanna, anche dalla sinistra parlamentare, è unanime seppur tiepida in alcuni casi.
Diliberto, Pdci: "Chi grida quegli slogan e chi compie quei gesti è un nemico della causa palestinese".
Giordano, Prc e Cento, Verdi: "Slogan e cori sbagliati"
Boato, Verdi: "Ciò che è avvenuto è semplicemente disgustoso"

Viene da chiedersi se non sia stato politicamente immorale legittimare queste frange estreme consentendo loro la partecipazione alle Primarie dell'Unione. E' stato ammissibile per un pugno di voti anche se forse, col senno di poi, determinanti per la vittoria ?

Resta il fatto che, ancora oggi, siamo costretti ad ascoltare "Dieci, cento, mille Nassiriya".

17 novembre 2006

Incomprensibile

Come hanno chiarito autorevoli uomini di Stato, la validità di una Legge Finanziaria è direttamente proporzionale alle critiche che le vengono mosse.
La quantità di giudizi negativi, fino ad ora raccolti, avvalora l’idea che questa sia la Finanziaria migliore di sempre, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Proprio adesso, che gli italiani testimoniano come Prodi abbia raggiunto l’apice del successo, egli li vede pazzi...!
Pazzi perché accreditano l'idea che la Finanziaria sia un capolavoro ?
immagine: V.Van Gogh - Notte stellata, Saint Rémy, giugno 1889
consiglio della sera: un sorriso da Sarcastycon

15 novembre 2006

La Cina è vicina

“Auspichiamo che la Cina diventi la naturale porta per i prodotti cinesi in Europa”.

Così da Pechino il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, dopo l’incontro con il collega Li Zhaoxing per la firma dell’accordo che avvia una partnership strategica fra i due Paesi.
Il memorandum firmato prevede una collaborazione tra i due paesi e rilevanti investimenti cinesi nella logistica, nell'aerospaziale e nell'aeronautica civile in particolare verso “aerospazio, elicotteri Agusta, aerei Atr, altre tecnologie collegate”.

Intanto, Il Sole24Ore del 7 novembre, fa sapere che si rinnova il CdA di Alenia Aeronautica, una delle costole più importanti del gruppo Finmeccanica. Fra le new entry Andrea Péruzy, consigliere in società di Alfio Marchini, a.d. di Biomedica srl, presidente di Phd (consulenze finanziarie) ma anche direttore amministrativo della Fondazione Italianieuropei, ovvero tesoriere della fondazione presieduta da Massimo D’Alema.
Al lettore le conclusioni.

14 novembre 2006

Gli interessi in fumo

A differenza del suo Presidente, almeno Livia Turco mostra coerenza.
Lo aveva preannunciato sin dal suo insediamento al Ministero della Salute.
Ieri, con un apposito Decreto, emanato di concerto con il Ministro di Giustizia e sentito il ministro della Solidarietà Sociale, è stato raddoppiato il quantitativo massimo del principio attivo di cannabis detenibile ad uso personale, che aumenta da 500 a 1000 mg: chi sarà trovato in possesso di quantitativi al di sotto di tale limite, potrà essere oggetto solo di sanzioni amministrative e non incorrerà nella presunzione di spaccio o nei provvedimenti punitivi previsti
dalla
legge Fini-Giovanardi.
Questa la cronaca recente, ma se andiamo indietro di qualche settimana non possiamo non rammentare il discusso servizio realizzato da Le Iene nel quale si dimostrava, attraverso il test Drug Wipe condotto su 50 deputati, che un onorevole su 3 ha fatto uso di stupefacenti, cannabis (24%) ma anche cocaina (8%), nelle 36 ore antecedenti il test.
Si può pertanto supporre che la percentuale dei deputati che assumono sostanze, più o meno abitualmente, sia superiore a quella citata nel servizio di ItaliaUno in quanto tutti gli onorevoli che hanno assunto stupefacenti, in un periodo antecedente la validità test, non sono risultati positivi.
Sul Decreto ieri emanato, il Ministro della Salute nota: “Ho ritenuto di intervenire per far sì che migliaia di giovani non debbano varcare le soglie del carcere o essere vittime di un procedimento penale per aver fumato uno spinello”.
Ma alla Camera, l’età media non è di 50 anni ?

13 novembre 2006

Giochi senza Frontiere

Inizialmente era destinato soltanto a 5 Stati membri dell’allora CEE, Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania e Paesi Bassi. Successivamente il Trattato di Schengen è stato aperto ad altri Stati non tutti facenti parte dell’Unione Europea: Spagna, Portogallo, Grecia, Austria, Svizzera, Islanda, Norvegia e Italia la quale il 27 ottobre ’97 è entrata nello spazio di libera circolazione aeroportuale e il 1 aprile ’98 ha applicato l'apertura delle frontiere terrestri e marittime.
Abolendo i controlli generali alle frontiere gli Stati aderenti alla Convenzione garantiscono la libera circolazione delle persone nell’area Schengen ma resta attiva la collaborazione delle forze di polizia e il coordinamento degli Stati nella lotta alla criminalità organizzata da attuarsi anche attraverso il Sis - Sistema d’Informazioni Shengen, un database situato a Strasburgo contenente i dati relativi alle persone ricercate o indesiderate, che opera di concerto con Eurodac, il sistema di gestione delle impronte digitali di tutti i richiedenti l’asilo al di sopra dei 14 anni.

Tutto sotto controllo dunque ? Non esattamente.
Se da un lato l’adesione al Trattato ha agevolato e soppresso l’espletamento delle pratiche doganali alle frontiere, dall’altro ha concesso una maggiore facilità nella circolazione e nell’ingressi non solo di clandestini ma anche di sostanze stupefacenti.
Clandestini: a decidere sull’ingresso di una persona sono le autorità competenti dello Stato interessato. Semplicemente se un soggetto ha intenzione di entrare in Italia passando per la Francia sarà la Polizia francese a decidere se questi può entrare, per conto delle Autorità Italiane, applicando però le regole del proprio paese e non quelle italiane, notoriamente differenti tra i due Stati. Inoltre i Permessi di Soggiorno rilasciati dai singoli paesi non consentono l'espatrio dell’immigrato, ma la mancanza di frontiere nell’area Schengen non garantisce l’applicazione totale della normativa.
Più immigrazione clandestina significa nei peggiori casi più prostituzione, più violenza, più criminalità, più lavoro nero, ma anche donne e uomini spesso vittime di sfruttamento.
I timori sembrano ridimensionarsi se si leggono gli ultimi dati in tema di Immigrazione illustrati dall’allora Ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu: “Dai 23.700, trascuro i decimali, clandestini sbarcati in Italia nel 2002 si è passati ai 14.300 del 2003 (-42,5%) e quindi ai 13.600 del 2004, con una ulteriore diminuzione del 4,9%. Il dato parziale di quest’anno fino al 15 giugno registra 5.340 persone in arrivo… Nell’ultimo triennio, il numero complessivo degli espulsi e dei respinti alla frontiera è stato di 88.500 per il 2002, di 65.100 nel 2003 e di 59.900 nel 2004. Quest’anno, fino al 15 giugno, la cifra è di 25.600….”
Ma anche l’ex Ministro sottolinea alcune falle del Trattato: “come risulta dall’esame delle circa 700.000 domande dell’ultima regolarizzazione, che il 75% dei presentatori erano entrati legalmente in area Schengen per poi rimanervi illegalmente; entrati cioè come normali turisti e scaduto il permesso vi si erano trattenuti; un altro 15% era entrato in Italia in maniera fraudolenta; e di conseguenza solo il restante 10% era arrivato da noi sbarcando sulle coste del Meridione” (fonte: Ministero Interno, audizione Senato 29.06.2005).
Se ne deduce che, mediamente, sul totale dell’immigrazione clandestina che arriva in Italia, quella via mare rappresenta solo il 10% del totale.
Droghe: anche per le sostanze stupefacenti l’attuazione del Trattato comporta non trascurabili difformità. Se l’uso di droga leggera è libera in alcuni Stati (es. Olanda) ma vietata in altri, il soggetto potrebbe partire da Amsterdam e giungere in Italia senza subire necessariamente dettagliati controlli in virtù dell’abolizione delle frontiere.

Governare con intelligenza sia l’immigrazione regolare che la lotta al traffico delle droghe sono strumenti necessari anche alla tutela e alla sicurezza dei cittadini. C’e da chiedersi se tali accordi intraeuropei vadano o meno in questa direzione.
Consigli per la lettura: dentro al Palazzo con un Hermes superlativo...

12 novembre 2006

Sempre al nostro fianco

12 novembre 2003
19 tra militari, carabinieri e civili furono le vittime dell' attentato alla base militare italiana "Maestrale" di Nassiriya

12 novembre 2006
il nostro ricordo è per sempre

insieme a quelli di Otimaster , Monsoreau , Bisquì e Stars&Stripes

11 novembre 2006

Lunga vita ai polli

Ci informano che il Governo sta valutando di far pagare agli operatori di telefonia mobile le licenze per il sistema UMTS per il periodo 2020-2035, essendo queste già regolarizzate fino al 2020. (RaiNews24, 9 novembre 2006, ore 16.14).
Sembra che il Governo abbia invitato le aziende interessate, per non fallire, di rivalersi sugli utenti facendo loro pagare anticipatamente i canoni di telefonia fissa fino al 2035.
Unitamente a ciò, saranno valutati a breve ulteriori provvedimenti utili a fare cassa:

- si obbligheranno i proprietari di autovetture a pagare, entro il 31 gennaio 2007, la tassa di circolazione per gli anni dal 2007 al 2035. A fronte dell’esborso anticipato il Governo sarebbe pronto a rinunciare agli aumenti stabiliti in Finanziaria;
- si obbligheranno gli utenti a pagare, entro il 28 febbraio 2007, la tassa sul possesso del televisore, impropriamente chiamato canone, fino al 2035;

Il Governo inoltre informa i contribuenti che, in caso di loro decesso prima del 2035, gli eredi avranno diritto a chiedere il rimborso della quota non usufruita con semplice atto notarile da presentare almeno 6 mesi prima della morte del congiunto.
Il Governo si impegna ora per allora a restituire l’intera cifra non-goduta in 16 comode rate annuali che verranno versate, senza interessi, il 31 dicembre di ogni anno, dal 2035 al 2050.
consigli per la lettura: la summa del prodipensiero da Il Pensatore

10 novembre 2006

La Camera approva

La Casa delle Libertà, riconoscendo l'opera meritoria del Premier nella stesura della Finanziaria, ha proposto di intitolargli una strada.

Durante le operazioni di voto alla Camera, infatti, ha fatto sì che apparisse sul tabellone la scritta:
"Via Prodi". (La Repubblica ore 17.31)

09 novembre 2006

Nota a margine

Cosa si ricorda della semisepolta vicenda Telecom Italia/Governo ?
Le inopportune dichiarazioni del Premier, il piano di acquisizione dell’azienda di telecomunicazioni stilato dal fido consigliere Angelo Rovati, le dimissioni di Tronchetti Provera, un colorito dibattito parlamentare. Il tutto facente ormai parte degli annali e sulla strada di un polveroso archivio della memoria.

Ma c’è di più. Molti ricorderanno anche il Decreto legge sulle intercettazioni telefoniche illegali (che fissava la distruzione immediata dei tabulati) varato in tutta fretta dal Governo in seguito allo scandalo: il provvedimento, in scadenza il 21 novembre, non trova oggi collocazione nell’Odg dei lavori parlamentari, occupati a tempo pieno sulla discussione della Finanziaria, ed è quindi certo che non sarà convertito in legge. Vista così la faccenda induce persino compassione per gli oltre 600 lavoratori indefessi che trascorreranno giorni e notti, sabato e domeniche compresi, sui banchi in quel di Montecitorio senza un momento di respiro con l’unico obiettivo di approvare la Manovra entro il 19 novembre, termine ultimo per il varo del provvedimento.

Il sentimento però cambia se si considera che la Procura di Milano ha fatto sapere che le indagini non hanno rilevato materiale illecito e quindi non ci sono materiali illegali da distruggere. Per il decreto sulle intercettazioni dunque non vi sono più i requisiti di urgenza e i membri della Commissione Giustizia della camera sono unanimi per far decadere il testo.
Se un vuoto normativo in materia di intercettazioni esisteva ieri va da sé che esiste anche oggi, con la differenza che ieri per Governo e Parlamento era necessario intervenire a saetta per il timore che venissero alla luce equivoche conversazioni mentre oggi, a conferma di quanto disse l’ex Presidente Telecom (“dal provvedimento emerge che il teorema delle intercettazioni abusive riferite a Telecom Italia, è un teorema che non esiste. Nelle 344 pagine dell'ordinanza appare chiaro che le società Pirelli e Telecom sono parti lese e soggetti danneggiati”, La Repubblica 25.09.2006) e i legali degli indagati (“non esiste nessuna intercettazione illegale contestata dalla Procura”, Massimo Dinoia 23.09.2006).
Sorge quindi il sospetto: forse qualcuno aveva la coscienza sporca e, nel dubbio, ha pensato di allestire un bel colpo di spugna prima che fossero rese note le intercettazioni? E non ci era stato sbandierato che il decreto era urgente perché doveva tutelare tutti i cittadini indipendentemente dal caso Telecom?
Pensierino finale: tra lungimiranza ed opportunismo il passo è breve.

08 novembre 2006

Chi è serio non fa condoni

Ma sì…torniamo a parlare della Finanziaria più discussa della storia della Repubblica.
Ne vale la pena. Ne vale la pena perché, ancora una volta, il Premier non se la prenderà se noi rispolveriamo qualche suo slogan elettorale, anzi siamo certi di poter essere utili alla causa. Beninteso, alla nostra causa che è, se il Premier non l’avesse ancora ben chiaro, la sopravvivenza non soltanto sociale ma anche intellettiva, sentendo noi esseri pensanti ancora lo stimolo incontenibile nell’esprimere i nostri pareri.
Prendendo visione del tomo di oltre 270 pagine che contiene la Manovra di Bilancio 2007 che l’esecutivo ha avuto l’onere, ma non il dovere, di modificare decine di volte nei suoi contenuti per ottenere le sospirate approvazioni all’interno della coalizione di maggioranza, ci soffermiamo

all’Art. 177 e leggiamo: Misure per promuovere l’occupazione e l’emersione del lavoro irregolare
"Al fine di procedere alla regolarizzazione ed al riallineamento retributivo e contributivo di rapporti di lavoro non risultanti da scritture o da altra documentazione obbligatoria, i datori di lavoro possono presentare, nelle sedi dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale territorialmente competenti, entro il 30 settembre 2007, apposita istanza…(omissis)… può essere presentata esclusivamente dai datori di lavoro che abbiano proceduto alla stipula di un accordo aziendale ovvero territoriale con le organizzazioni sindacali…(omissis)… Nell’istanza il datore di lavoro indica le generalità dei lavoratori che intende regolarizzare ed i rispettivi periodi oggetto di regolarizzazione…(omissis)… L’accordo sindacale di cui al comma 2, da allegare all’istanza, disciplina la regolarizzazione dei rapporti di lavoro mediante la stipula di contratti di lavoro subordinato e la sottoscrizione di atti di conciliazione individuale…(omissis)… con riferimento ai diritti di natura retributiva, contributiva e risarcitoria per il periodo pregresso…(omissis)… L’accesso alla procedura di cui al presente articolo è consentita anche ai datori di lavoro che non siano stati destinatari di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi concernenti il pagamento dell’onere contributivo ed assicurativo evaso…(omissis)… Il versamento della somma di cui al comma 5 comporta l’estinzione dei reati previsti da leggi speciali in materia di versamenti di contributi e premi, nonché di obbligazioni per sanzioni amministrative e per ogni altro onere accessorio connesso alla denuncia e il versamento dei contributi e dei premi…(omissis)… Nei confronti dei datori di lavoro che hanno presentato l’istanza di regolarizzazione di cui al comma 1, per la durata di un anno a decorrere dalla data di presentazione, sono sospese le eventuali ispezioni e verifiche da parte degli organi di controllo e vigilanza…"

In sintesi il Governo Prodi, che di prudenza non ne ha mai troppa, offre la possibilità al datore di lavoro di regolarizzare la sua posizione pagando prima il 20% dei contributi sul lavoratore evasi mentre il restante 80% potrà essere versato in comode rate per cinque anni come nelle migliori televendite commerciali. Estinto il debito, estinti i reati. Come lo chiameranno un simile provvedimento tra le fila dell’Unione ? Contributo di solidarietà nazionale ? Donazione spontanea ?
Da noi si chiama CONDONO. Eppure è un termine noto a Romano Prodi, che più volte ha ripetuto nel corso della competizione elettorale:
“In questi anni la politica delle Destra, la politica dei condoni a raffica – hanno condonato persino le tangenti nella Pubblica Amministrazione, come ha stigmatizzato recentemente la Corte dei Conti – ha radicato l’idea che evadere l’obbligo fiscale sia la normalità”. (Romano Prodi 11 febb 2006, Roma Teatro Eliseo)
“Perciò deve essere chiaro che è finito il tempo dei condoni, dei facili arricchimenti, dell’evasione fiscale: deve tornare il tempo della giustizia, della solidarietà, dello stare insieme, il tempo del rispetto per il lavoro e per lo studio”. (Romano Prodi 3 marzo 2006, Rimini)
“I condoni hanno portato irregolarità nei conti pubblici senza portare entrate significative. Un Paese decente controlla la spesa pubblica. Siamo di fronte a conti che fanno tremare le vene ai polsi”. (Romano Prodi, RaiUno 14 marzo 2006)
Obiettivo presente anche nel programma:
"Meno evasione più legalitàNon faremo condoni. Combatteremo l’evasione fiscale e contributiva e creeremo incentivi mirati per la regolarizzazione del lavoro nero. Promuoveremo la crescita della legalità innanzitutto con leggi chiare, applicabili e condivise". (Programma elettorale R.Prodi – Committente G.Santagata)
Lo ribadisce il Premier, ancora, dopo gli ottimi risultati sulle entrate fiscali registrati nei primi 6 mesi dell’anno (+12,3% rispetto al primo semestre 2005): “Questa è pura lotta all'evasione sanno che non facciamo condoni. La gente capisce che c'è serietà, la gente è saggia. Non abbiamo nessuna intenzione di aumentare le imposte, anzi se quelli che devono pagare le tasse le pagano, queste si possono anche diminuire”. (L’Unitàonline, 08 agosto 2006)
Ma quanto il condono fosse chiodo fisso del Premier è evidente anche nella recente affermazione rilasciata a Milano durante le celebrazioni per il centenario della Cgil, luogo deputato per la presentazione della Finanziaria 2007:
"I conti erano ad un livello di disordine tale che era persino complicato riuscire a leggerli. Soprattutto le politiche dei condoni fiscali hanno provocato un'incertezza nelle entrate e contribuito ad alimentare la convinzione che è sempre possibile una via d'uscita dall'evasione". (Romano Prodi RaiNews24, 01 ottobre 2006)
Ebbene sì. Il Premier stavolta ha veramente ragione. C’è sempre una via d’uscita. Quella di Tarvisio o di Brogeda. O se si è imprenditori, e si hanno alla proprie dipendenze lavoratori in nero, ci si può affidare ai condoni…pardon, al buon cuore di Romano Prodi, la serietà al Governo.

06 novembre 2006

Saddam. Giustizia è fatta ?

Ha accolto così la sentenza che decreta la sua condanna a morte per impiccagione: “Allah akbar!”. Saddam Hussein era consapevole che l’esito del processo, definito dal suo legale ''una farsa, illegale e politicamente motivato '', non avrebbe contemplato alcuna clemenza nei suoi confronti. Pena capitale anche ad altri due dei sette coimputati nel processo: Barzan al Tikriti, ex capo dell'intelligence, e Awad Bandar, ex presidente della Corte rivoluzionaria.

Un Tribunale, quello iracheno, che sin dalla sua costituzione ha destato dubbi di garanzie giuridiche: il primo giudice si dimise, il secondo venne estromesso perché conciliante, il terzo, che ha disposto la pena, è di origini curde. L’implacabile verdetto ha messo in scena gli inevitabili confronti tra sostenitori e oppositori dello stesso quest’ultimi decisi a sottolineare la mancanza delle necessarie garanzie di equità nella fase processuale che si sarebbe dovuta svolgere presso la Corte Internazionale dell’Aja. Il timore è che, la pena capitale nei confronti di Saddam Hussein, rischi implicitamente di trasformare l’ex raìs di Baghad in un martire da celebrare,con conseguente e ulteriore destabilizzazione politica nel paese.
La pagine della storia, anche recente, hanno l’ingrato compito di rammentare che molti sono stati i criminali di guerra, responsabili della morte di milioni di persone, che sono stati giustiziati. Con o senza processo. Per Saddam Hussein resta da chiedersi se il giudizio sia figlio di un disegno politico o di una cultura giuridica irachena.

Se è vero che in Francia e in Europa la nuova fase della coscienza dell’umanità ha trovato nella ghigliottina la sua espressione, se è vero che gran parte degli italiani ancora oggi non dissentono dalla feroce esecuzione di piazza di Mussolini, è anche vero che nei susseguirsi del tempo molte menti hanno disquisito sull’applicazione della pena di morte.
Lo fece Platone, nelle sue Leggi, nelle quali asseriva la funzione correttiva della pena, ma anche l’esigenza di sopprimere il delinquente se questi si fosse mostrato incurabile.
Lo fece San Tommaso d’Aquino secondo il quale “il bene comune vale più di quello di un uomo solo, e di conseguenza questo bene particolare dovrà essere sacrificato per la salvezza del bene comune”.
Cesare Beccaria al contrario sosteneva l’occorrenza, in sintonia con lo spirito illuminista, del principio contrattualistico per cui nessun uomo può disporre della vita di un altro ribadendo che il fine delle pene non doveva essere afflittivo o vendicativo ma rieducativo.
Friedrich Hegel confutò il Beccarla mostrando la funzione “razionale“ della pena capitale, perché attraverso di essa viene ristabilito l’ordine e l’equilibrio sociale.
Soltanto pochi anni fa, un altro grande filosofo vestito di bianco, ha voluto esprimere la sua visione sui rapporti umani e sulla regola fondamentale di essi: il rispetto della dignità della persona.
"Per “fare il bene ed evitare il male” […], l’uomo deve continuamente […] quasi superare se stesso nel suo tendere verso il bene vero. […] Senza questa trascendenza – questo superamento e in certo senso senza crescita di sé verso la verità e verso il bene voluto e scelto alla luce della verità – la persona, il soggetto persona, in un certo senso non è se stesso" (Karol Wojtyla, Persona e Atto - La persona: soggetto e comunità, 1969).

Il dubbio resta. L’aver io smarrito la coscienza morale legittima il diritto di altri, rappresentassero pure la legge, ad impossessarsi della mia vita ?
.
consigli per la lettura. Una Nessie altamente ispirata...

03 novembre 2006

La satira batta un colpo

Dopo aver imperversato per oltre un decennio, la satira è morta.
I tempi si sa cambiano e la satira in Italia troneggia unicamente quando il nemico è al potere.
Una satira però che sbeffeggia solo una parte politica ed è assente quando il nemico è vinto diventa inutile se non sospetta. Cade così il cliché della sinistra irriverente ma più spesso ingiuriosa, dei guitti di luttazziana memoria la cui ispirazione sembra essere irrimediabilmente inaridita.

La prova qualche sera fa quando Rai3 ha trasmesso la prima puntata della trasmissione “Parla con me” condotta da Serena Dandini, ospite Dario Fo.
Al riguardo, Arturo Gismondi, su Il Giornale del 25.10.2006:
“La Dandini lamentava la difficoltà di fare satira contro la sinistra al governo. “È diventato difficile”, sentenziava. “Non solo difficile”, era la risposta di Dario Fo “ma anche pericoloso”.
Meraviglia di Dandini che chiedeva spiegazioni. Seguiva la risposta di Fo. “Eh, sì, pericoloso perché la cosa crea disorientamento a sinistra, nel nostro pubblico, che non capisce...”.

Per il premio Nobel dunque, quello di sinistra non sarebbe un pubblico allenato a capire. Forse non sarebbe neppure in grado di riconoscere la satira dalla verità.
Non ci tengo a sostituirmi a cotanta erudizione, ma la mia autonomia di pensiero mi induce a ritenere non che il pubblico di sinistra non possa capire, quanto invece che non voglia credere.

02 novembre 2006

Il Bello del Governo


Dopo le polemiche esplose per la nomina di Sergio D'Elia, condannato a 25 anni di carcere per banda armata e omicidio, a Segretario d'Aula alla Camera dei Deputati, si apre un nuovo scontro politico per l'incarico a Roberto Del Bello come collaboratore del Sottosegretario all'Interno, Francesco Bonato (Prc).

Del Bello, Segretario provinciale di Venezia per il Prc, ha infatti scontato una condanna per associazione a banda armata. Dure le reazioni dell'opposizione: mentre Storace (An) vuole una "risposta urgente" dal Ministro Amato, Ronconi (Udc) chiede se "un signore già condannato per appartenenza a gruppo armato terroristico possa svolgere una delicatissima mansione". Replica il sottosegretario Bonato: "Inaccettabile l'attacco a Del Bello. Ha già pagato il suo debito con la giustizia" e "non è mai stato condannato per fatti specifici o reati di sangue".
Silvia Baraldini consulente per il Comune di Roma, Sergio D'Elia e Roberto Del Bello rappresentanti delle Istituzioni: la condanna per banda armata sembra essere dunque titolo preferenziale per collaborare con gli organi istituzionali.


Del Bello, il 21.01.2004 scriveva così sul quotidiano Liberazione:
"nella storia del movimento comunista non ci sono mai stati "scontri non voluti". L'idea che la trasformazione del mondo si rappresenta come un processo in due tempi in cui si tratta di stappare il potere all'avversario prima, per usarlo come leva della nuova costruzione sociale, poi, è intrinseca alla tradizione comunista novecentesca".

01 novembre 2006

Masochismo o amor carnale ?

I sindacati portano in piazza i pensionati per protestare contro la Finanziaria, anzi...per sensibilizzare il Governo sui problemi della categoria. Le cronache raccontano una manifestazione trascinante nella quale spiccavano striscioni come "No ai ticket", "Più equità", "Più sviluppo" (un grido di dolore al Governo) ma anche gadget che riportavano "Prodi resisti".
Un esempio di masochismo applicato alla politica ? O, a voler essere più espliciti, questa sorta di connubio fra "Prodi ce lo stai mettendo sotto la coda" e "Prodi tieni duro" tende forse ad esprimere un amore non platonico per il proprio leader ?
Un'analisi più seria però ci porta ad assistere all'imbarazzo di Cgil-Cisl-Uil quando questi sono costretti a tutelare i loro iscritti dal fuoco amico.
Ecco appunto, il fuoco amico. Il legame connaturato tra i sindacati e i partiti che fanno parte dell'attuale maggioranza di Governo è noto e forse non è un caso che la quasi totalità dei sindacalisti di popolari aspirazioni trovino posto nelle file degli stessi partiti. Tuttavia colpiscono affermazioni del tipo: "La nostra non è un manifestazione contro...non vogliamo che il governo Prodi cada, vogliamo che si ricordi di noi" oppure "Piazza Navona è diversa dall'altra piazza: qui denunciamo lo scandalo dell'evasione fiscale. . ." come ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.
Il senso di tali affermazioni è che occorre difendere i pensionati fin quando i loro interessi non contrastano con quelli dell'Esecutivo amico; al Governo si può far presente che esiste sì un disagio ma si confida nel suo buon cuore.
Ciò contrasta con la finalità del sindacato, nato per patrocinare gli interessi corporativi degli assistiti contro gli interessi dell'impresa o dei Governi, producendo così un deficit di democrazia poichè i diritti degli assistiti vengono svenduti alla controparte amica, in questo caso al Governo Prodi.
Un gigantesco conflitto di interessi dunque, ben più devastante per gli italiani di quello, troppe volte evocato, di cui sarebbe portatore Silvio Berlusconi.

Per aggiungere un ulteriore tassello, sarebbe utile rispondere a qualche domanda: a chi è funzionale il sindacato ? Quali sono i suoi obiettivi ? Se lo è mai stato, è ancora legittimo oggi, nell'era del grande fratello fiscale, che i sindacati non debbano rendere conto dei loro corposi bilanci e che dispongano quindi di un'enorme mole di fondi extracontabili ?