28 dicembre 2006

Nessuno l'ha scritta, nessuno l'ha letta

C’era da aspettarselo: un nuovo record per il Governo Prodi che, con un apposito Decreto, ha cancellato la contestata e discussa norma salva-amministratori inserita (di soppiatto) nella Finanziaria 2007 prima ancora che questa entrasse in vigore.
Numerosi costituzionalisti si sono espressi sulla fattibilità tecnica dell’operazione e sulla possibilità che l’operazione venga bocciata dall’Europa, ma non è forse questo l’aspetto più interessante di quanto accaduto. Ciò che sembra più importante è l’aspetto politico della vicenda.
La modifica di una norma, sulla quale il Governo ha chiesto la Fiducia, dovrebbe richiedere un nuovo voto di Fiducia perché la sua modifica per Decreto introduce il concetto di “Fiducia cieca” o “Fiducia a prescindere”. In pratica il Governo si comporta come se ritenesse di riscuotere la fiducia del Parlamento sia che vari una legge, sia che ne vari una di segno opposto.
Probabilmente, nel caso in questione, esiste realmente in Parlamento, e nel Paese, una forte convergenza sull’opportunità di cancellare dalla Finanziaria il comma-Fuda. Ciò non toglie che il modo abbia creato un pericoloso precedente che oggi passa inosservato solo perché gran parte dell’opinione pubblica non gradiva la norma contestata.

Proviamo tuttavia a immaginare che, applicando lo stesso principio, il Governo avesse prima chiesto la Fiducia su un inasprimento della pena per i reati contabili e, dopo il voto del Parlamento, per Decreto, avesse alleggerito la pena stessa.

Oggi, in occasione della conferenza stampa di fine anno, il Premier si è fatto vanto del sollecito provvedimento varato in CdM che, come ha detto, ha rimediato ad un errore.
Immagino che solo quando saranno altri Governi ad applicare, in futuro, la stessa procedura, il centrosinistra riconoscerà l’errore di oggi, analogamente a quanto accadde in passato per la modifica a maggioranza della Costituzione.


Infine un suggerimento al Presidente del Consiglio, per evitare altri errori e non dover ricorrere per la loro correzione a procedure non propriamente limpide: rilegga egli le proprie leggi prima di presentarle, o almeno rilegga quelle importanti.
E se proprio non è possibile, vista la tendenza della sua coalizione a produrre documenti di dimensioni spropositate, almeno li faccia leggere da persone di sua…fiducia.

26 dicembre 2006

L'affaire Scaramella

Un arresto per calunnia all’atto dello sbarco dall’aereo che riportava Mario Scaramella in Italia.
Esisteva un modo migliore per dare o ridare credibilità all'ex consulente della Mitrokhin arrestato su richiesta del pm di Roma, Pietro Saviotti, per il reato di calunnia aggravata e continuata nei confronti dell’ex ufficiale del Kgb, Aleksandr Talik?

Esisteva un modo migliore per far credere all’opinione pubblica che si voglia ridurre al silenzio Scaramella? E, contemporaneamente, esisteva un modo migliore per gettare ombre sul Premier che, al di là delle tragicomiche dichiarazioni sulla seduta spiritica, degne del suo slogan “La serietà al Governo”, non ha mai fornito spiegazioni sulla fonte che lo informò dell’ubicazione della prigione di Aldo Moro? Esisteva un modo migliore per far credere che il Premier fosse effettivamente in contatto con coloro che avevano progettato il sequestro e che le ricerche di Scaramella in tal senso avessero raggiunto un qualche risultato degno di essere tacitato ?
Se la risposta a queste domande è NO, come io credo, occorre capire a chi ha giovato l’arresto dell’ex consulente e quindi chi ha interesse ad indebolire il Presidente Prodi.
Non il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che a margine dell’arresto ha dichiarato: "Anche rispetto a questa intricata vicenda prima si chiarisce, meglio e' perché mi pare che la trama fosse una trama volta a creare problemi in larga misura al centrosinistra e al presidente Prodi".

(ANSA, 24.12.06).
Forse allora giova a quei magnati della finanza che stanno sponsorizzando quelche Vicepremier dell’attuale Governo? O giova a quei partiti del suo stesso schieramento che il Premier sta escludendo sistematicamente dai centri di potere dell’Economia sempre più affidati a suoi uomini di fiducia?
Potrebbe invece, in alternativa, giovare allo stesso Prodi che vedrebbe neutralizzato, o almeno intimidito, un possibile testimone di suoi eventuali legami passati con servizi segreti di potenze straniere all’epoca ostili?

Potrebbe infine Scaramella essere stato arrestato non tanto per il pericolo di fuga, essendo lo stesso appena rientrato volontariamente in Italia, quanto per la colossale preoccupazione dei magistrati che egli potesse reiterare le calunnie nei confronti di Aleksandr Talik ?

Ai posteri l’ardua sentenza, forse.

23 dicembre 2006

Agli amici e ai nemici

a chi sorride e a chi piange,

a chi gioisce e a chi soffre,

a chi vede e a chi guarda,

a chi sogna e a chi crede,

a chi ama

un tenero e sereno Natale

22 dicembre 2006

Tariffa minima per la carità

Non ci sono colori nella barbarie che si è scagliata contro chi, come ultimo gesto, aveva scelto l’altruismo. Non ci sono colori nella tragedia di Giampiero Stramucci. Non ci sono colori nella spietatezza di due balordi capaci di massacrare un automobilista perché troppo parsimonioso.
La disgrazia che si è consumata sotto il cielo romano, in quell’oasi di tranquillità e ospitalità mitizzate dall’Ammistrazione comunale, non vuole avere alcun colore. E a nulla serve circoscrivere l’accaduto alla capitale, serve al contrario chiedersi se nell’affermare i propri diritti vi è il rischio di venir sopraffatti non solo nelle idee ma anche nel corpo.

Domandarsi se anche nella carità esistano privilegi e differenze, se debba essere applicata una tariffa minima o se anche un pezzo di pane venga rifiutato perché non possiede il colore dei soldi.
Ce ne eravamo accorti da tempo che la misericordia, coltivata nella paura e nell’insicurezza, era diventata una perla rara. Ma ci eravamo accorti anche che gli italiani sanno, quando vogliono, essere un grande popolo generoso che sa scaldare i cuori.
L’esempio, recente e atroce, lo ha dato ieri un romano, morto ammazzato nella sua umanità. L’ennesimo ignobile tassello di quella sfiducia che andrà, per giusti motivi, ad alimentare la cultura del sospetto e dell’intolleranza.
Non chiamateci egoisti.

21 dicembre 2006

Tra Parlamento, etica e magistratura




Piergiorgio Welby è libero...

19 dicembre 2006

Bocciatura per Gentiloni

Nonostante il pressing, le riunioni riservate tra fedelissimi, le trasferte europee, il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, deve aver lasciato la sede del Parlamento europeo in preda alla prima frustrazione dall’inizio del suo mandato governativo.
A nulla infatti è valso il suo impegno per sferrare l’ennesimo attacco a quell’anomalia italiana identificata, per la cultura di sinistra, in Silvio Berlusconi.
L’approvazione dell’europarlamento della direttiva “Tv senza frontiere” , con la quale viene anche confermato l’attuale tetto di affollamento pubblicitario al 20%, è certamente una sonora sconfitta per il Governo italiano sceso in campo, in prima persona, chiedendo l’equiparazione spot-telepromozioni. Emendamenti al testo, proposto dalla Commissaria Reading, che se avessero avuto i voti necessari all’approvazione avrebbero danneggiato non solo Mediaset ma anche tutte le aziende televisive e le concessionarie di pubblicità che gravitano nella UE.

Che le aziende di comunicazione italiane abbiano definitivamente scampato il pericolo di uno smantellamento non è certo: il DDL del Governo italiano in materia di revisione della Legge Gasparri potrà tentare un ulteriore inserimento della norma, in quanto è consentito ai membri dell’Unione porre norme più restrittive stabilite dalla UE. Una cosa è certa: l’attuale maggioranza non potrà più colpire Berlusconi facendosi scudo con l’Europa, anzi, per nuocerlo, sarà costretta a non recepire la normativa europea.
Per ora il Ministro incassa la sconfitta della sua personale ritorsione contro Mediaset, mentre l’ex Ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, è ben lieto di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Il centrosinistra ha sempre affermato che la legge che porta il mio nome è contro l’Europa e invece l’Europa ha regolamentato gli spazi pubblicitari con limiti meno restrittivi della Legge Gasparri”.
Il nuovo corso della politica italiana è avviato ed è da primato: mai prima d’ora il Ministro di un Paese membro si era recato presso le stanze del Parlamento europeo per fare opera di lobby generando così un conflitto di interessi che anche Strasburgo non ha ritenuto corretto avallare.

18 dicembre 2006

Governo paranormale

Roma, 15 dicembre 2006

Il Governo uscito dalle urne il 10 aprile è caduto. Cinque pietosi viandanti l’hanno aiutato a risollevarsi affinché potesse riprendere barcollando la via di casa.

Napoli, 16 dicembre 2006
Il miracolo di San Gennaro non si è ripetuto. Il Grande Spiritista di Stato, memore della caduta del suo precedente Governo, l’ha interpretato come un segno
in…Fausto.

15 dicembre 2006

Rapine di Natale

“Entravano in azione soltanto dopo il parere positivo della loro maga di fiducia. Era questa la prassi, sospesa tra crimine e superstizione, di una banda formata da tre rapinatori arrestati dopo l'ultimo colpo in una banca di Russi, a Ravenna…..omissis…Gli arresti sono avvenuti in seguito ad una rapina ai danni di una filiale Antonveneta a Russi che ha fruttato 2.300 euro”. (Tgcom 15.12.06)

...praticamente dei dilettanti se confrontati ad alcuni loro colleghi che, ugualmente ispirati dalla magia (del piattino), sono riusciti a mettere a segno un colpo da 40 miliardi, evitando fra l’altro l’arresto.

“Il ricavato dell'attività illecita serviva a preparare tutto il necessario per le feste di Natale”. (Adnkronos 15.12.06)

...qui ci siamo. Entrambe le bande “lavoravano” per preparare il Natale. La prima il proprio, la seconda quello degli altri.

14 dicembre 2006

Orgoglio e pregiudizio

L’attuale Governo ha più volte sostenuto di aver ereditato una nazione allo sbando, con un rapporto deficit/PIL molto superiore a quel 3% fissato dai parametri di Maastricht.
Questo il principale problema per far digerire ai contribuenti il varo di una Manovra finanziaria piuttosto “pesante” finalizzata, si è detto dalle stanze del Palazzo, a portare il rapporto al 2,8% ovvero sotto la soglia del 3% fissata dalla UE.
La convinzione e l’insistenza con le quali l’Unione ha asserito che il rapporto deficit/PIL fosse al 5% ha finito per diventare una verità riconosciuta ed accettata. La realtà tuttavia è ben diversa e, date le premesse, sorprendente. Chi vorrà sobbarcarsi per qualche minuto la lettura di pochi numeri ne riceverà in cambio una piacevole sorpresa…

L’OCSE stima il rapporto deficit/PIL per il 2006 al 4,8%. Su di esso grava la decisone del Consiglio europeo del 14 settembre 2006 relativa all’IVA sugli automezzi aziendali. Essa pesa per 17 mld, secondo l’OCSE pari all’1% del PIL, e si riferisce al periodo 01.01.2003-14.09.2006.
A carico del bilancio 2006 ci sono quindi 9 mesi su 45, pari allo 0,2%. Il rapporto deficit/PIL, di pertinenza 2006, è perciò di 4,8% – 1,0% (effetto sentenza IVA su oltre 3 anni) + 0,2% (quota sentenza IVA per il 2006). Cioè 4,0%.
Questo dato non tiene conto delle maggiori entrate finanziarie dei primi 11 mesi dell’anno pari a 33,8 mld che corrispondono al 2,4% del PIL.
Il rapporto deficit/PIL reale è dunque: 4,0% - 2,4% = 1,6%.
Ciò al netto dell'aumento delle entrate di dicembre e dell'andamento della spesa nel 2006.
.
La Finanziaria 2007 viene così ad avere il grottesco obiettivo, attraverso un gigantesco prelievo, di portare il rapporto deficit/PIL dall’1,6% al 2,8% !
.
Il Governo però, per evitare che la propria credibilità subisca il definitivo colpo di grazia, sembra orientato ad imputare le maggiori entrate del 2006 all’esercizio 2007. Cosa tecnicamente consentita ma che resta pur sempre un tentativo di nascondere la verità ai cittadini contribuenti sullo stato dei conti dell’anno in corso. Questa decisione avrà l’effetto ulteriore di ottenere un Bilancio 2007 eccezionalmente buono permettendo all’Esecutivo Prodi di attribuirsi i meriti del Governo Berlusconi.
.

13 dicembre 2006

Ipocrisia di fatto

E’ in atto il ricorso al falso paternalismo di Stato, quello con il quale si vorrebbero normare anche le convivenze tra coppie eterosessuali che hanno invece liberamente e autonomamente scelto come gestire i propri spazi vitali. A sollecitare il finto buonismo statalista sarebbe l'esigenza di veder riconosciuti i diritti e rispettati i doveri anche di coloro che non intendono contrarre matrimonio, in modo da non operare una scorretta discriminazione. In realtà l’azione di Governo, tesa al suddetto obiettivo, è ben più scaltra: il riconoscimento delle unioni civili tra omosessuali.

Migliaia di coppie gay, che negli anni recenti hanno cercato di mettere in luce le loro esigenze e reclamare i loro diritti, non avrebbero nessuno strumento per veder riconosciuta la loro unione, unitamente a quei privilegi che il matrimonio stabilisce: assistenza al partner in caso di malattia, eredità, pensione e ogni altro onere burocratico si presenti nel corso della loro convivenza.
Sulla questione l’Italia presenta una lacuna ed è ragionevole che lo Stato intervenga prendendo atto di una realtà consolidata attraverso un riconoscimento giuridico ben lontano dal matrimonio tradizionale.

Scorretta, se non subdola, invece la motivazione che il legislatore ha posto alla base del provvedimento, poichè le unioni tra un uomo e una donna sono già regolate dal Codice civile, oltre che dal Sacramento del matrimonio. Con la norma preannunciata, le coppie che hanno stabilito, reciprocamente, di vivere la propria intimità al di fuori del vincolo coniugale correrebbero l’obbligo di registrare la propria unione presso appositi Registri comunali. Si determinerebbe cioè un imposizione statalista per il riconoscimento di diritti che le coppie di fatto, peraltro, non hanno mai reclamato.
Ma l'estensione della norma alle coppie etero è l'espediente che il Governo ha messo in atto per attutire le riottosità alla proposta di legge che vengono mosse dalla stessa maggioranza.
Le convivenze tra eterosessuali non necessariamente implicano un riconoscimento formale. Per chi al contrario lo desidera c’è sempre l’istituto del matrimonio civile, senza che lo Stato interferisca per minare la libera contrattazione tra individui.

11 dicembre 2006

La democrazia contestata

In seguito alle contestazioni mosse al Premier durante la sua visita al Motor Show di Bologna, in una lettera al Quotidiano Nazionale (11.12.2006) Prodi commenta la vicenda, una "penosa situazione in cui ormai il nostro Paese si ritrova a vivere la quotidianità: bianco o nero, sì o no, con me o contro. Il tutto avvelenato dal sensazionalismo di dichiarazioni che fanno titolo per poche ore e poi spariscono nel frullatore mediatico".
“Se vogliamo che la democrazia prevalga
– conclude il Premier - anche i piccoli episodi di maleducazione vanno tollerati e compresi. Se sono inseriti in una centrifuga di intolleranza e cecità sociale, i rischi per tutti, e per i nostri figli in particolare, saranno troppo elevati”.
E’ fin troppo banale constatare che le proteste ieri palesate a Bologna, non meno veementi di quelle degli operai di Mirafiori contro i Sindacati, non possono essere attribuite a fiancheggiatori berlusconiani ma ad una reale insofferenza verso l’attuale potere politico. Un segnale apparentemente sottovalutato dal Governo ma che assume toni ancor più seri se si guarda alla location: Prodi è stato contestato nella “sua” Bologna, nella “sua” adottiva bonaria e confortevole città.
E se dalle stesse colonne del QN il Prof. Gianfranco Pasquino, rispondendo al giornalista, afferma che “Prodi guida un governo che rappresenta la minoranza del Paese” e che “la politica è anche organizzazione del dissenso”, l’ammonimento di ieri è chiaro. O meglio lo sarebbe per chi ha a cuore il “fare politica”.
Accettare il dissenso significa anche saper interpretare i segnali che provengono da quella parte di società che, a torto o a ragione, si sente ingiustamente colpita dalle scelte politiche dei governi; significa anche riflettere sul grido di allarme lanciato dalle pagine de La Repubblica (10.12.2006) dal prudente Giuliano Amato: “L'Italia è ormai una democrazia che scricchiola. Si rischia una deriva populista, l'avvento di un Pim Fortuyn italiano, che mette insieme tutte le rabbie diffuse nel Paese e finisce per sfasciare culture, partiti e istituzioni".

L’avvertimento del Ministro poggia su una ponderazione che supera la protesta istintiva. Se il Premier confonde il malessere con “episodi di maleducazione…inseriti in una centrifuga di intolleranza” vi è il reale pericolo di minare il comune senso di appartenenza alla società. Se il Premier non contempla, nella sua logica politica, il “bianco o nero, sì o no, con me o contro” allora c’è il rischio, questo sì, ancor più spaventoso, di ledere il principio base della Democrazia.
La deplorazione delle Istituzioni verso legittime soggettive convinzioni collude e rafforza l’autoritarismo determinando una frattura, insanabile, tra il Potere e il Popolo.

10 dicembre 2006

Pantomime all'italiana


L'annunciata privatizzazione di Alitalia non è stata apprezzata dall'autorevole Financial Times. Sull'operazione voluta dal Governo Prodi il quotidiano della City ha così titolato: “La privatizzazione di Alitalia si trasforma in una pantomima" per seguire poi evidenziando che "l'ultimo tentativo dell'Italia di salvare la sua compagnia di bandiera ha tutti gli ingredienti della Commedia dell'Arte".
Secondo il FT, la volontà di cedere il 30,1% del capitale e il conseguente obbligo di Opa avrebbero allontanato sia Air France-Klm che Carlo De Benedetti e Roberto Colaninno, questi ultimi considerati dal quotidiano londinese i possibili salvatori.



"Pagliaccio", "buffone", "mortadella", "ritìrati". Questi i toni di accoglienza al Presidente del Consiglio, Romano Prodi arrivato al Motor Show di Bologna.
Gli insulti non hanno però scalfito l'aplomb del Premier. "Era un attacco di propagandisti" ha commentato. "Guai se la democrazia si ferma davanti agli urli organizzati". Prodi dunque non sembra essere più così convinto che i fischi siano indice di successo.

09 dicembre 2006

Magistratura vs Governo

Duro colpo per il Governo
“Per il caso Biagi, la Corte d'Appello di Bologna conferma 4 ergastoli per Lioce, Morandi, Mezzasalma e Blefari; 21 anni invece a Boccaccini. Nel processo per l'omicidio del professor Marco Biagi ad opera delle Br, a Boccaccini sono state riconosciute le attenuanti generiche: in 1/o grado era stato condannato all'ergastolo”. ANSA, 06.12.2006.


Arrestato "Fabio Matteini, fiorentino, 48 anni, accusato di aver partecipato alla banda armata ed associazione eversiva chiamata fino al 1999 Nuclei comunisti combattenti (Ncc) e dopo l'omicidio D'Antona, Brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente (Br-Pcc)”. ANSA, 09.12.2006
In un colpo solo il Governo perde 6 potenziali consulenti. Disperazione di Ministri e Sottosegretari ai quali è già stato inibito l’uso del piattino degli spiriti dalla Squadra Anti Sette e che ora, non potendo usufruire neanche dell’apporto di consiglieri politici qualificati, rischiano di dover affidare al caso innumerevoli decisioni di vitale importanza per il Paese.
Ultim'ora:sembra che il Governo, per superare l’impasse, stia pensando di dare nuovo impulso al telelavoro. I sei brigatisti potranno perciò fornire i loro preziosi e indispensabili consigli dalle celle in cui si trovano.

.
Grande opportunità per il Governo
“I parlamentari di Rifondazione comunista Francesco Caruso e Haidi Giuliani sono entrati stamani nel Cpt di Crotone per una ispezione ministeriale e si rifiutano adesso di uscire, se non otterranno garanzie dal Governo sulla volontà di chiudere le strutture presenti in Italia”. ANSA, 09.12.2006.
Qualcuno nell’Unione saprà cogliere l’occasione?

08 dicembre 2006

Cossiga, i Servizi svelati e Berlusconi

78 anni, 48 in parlamento e 16 da Senatore a vita non sono stati sufficienti per Francesco Cossiga a sentirsi "utile" alla vita politica del Paese.
«Signor Presidente, con la presente rassegno le dimissioni da senatore a vita». Così, tra l’incredulità di Palazzo Madama, esordisce l’ex Capo di Stato nella lettera inviata a Franco Marini.
L’età avanzata, le non buone condizioni di salute, l’istituto del Senatore a vita considerato “del tutto anacronistico” in una democrazia bipolare, appaiono all’origine del gesto di Cossiga. Ma c’è di più. Oltre alle diatribe con i Senatori Andreotti e Calderoli, il Presidente emerito accusa di essere stato "preso a pesci in faccia da Giuliano Amato" in merito alla sua interpellanza n.2-00096. "Per suo conto ha risposto lo scagnozzo di quel losco figuro del Capo della Polizia che si chiama Gianni De Gennaro. Questa è un'offesa a me? Gianni De Gennaro ha un tale bassezza morale che non mi può offendere neanche se mi sputa in faccia".

Atto n. 2-00096 Al Ministro dell'interno.
Premesso che non esiste alcuna norma di legge che proibisca la somministrazione di denaro o altre utilità da parte delle Forze di polizia a giornalisti o collaboratori iscritti all’Ordine dei giornalisti, si chiede di sapere se il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’interno, diretto dal prefetto De Gennaro, ritenga o meno di proseguire nella corresponsione di denaro ed altre utilità a due ben noti giornalisti, anche dopo che è stato raggiunto, anche per il loro forte impegno, con la sostituzione del direttore del SISMI, l’obiettivo di questi leciti foraggiamenti.

Interpellanza che segue la n.2-00023 nella quale Cossiga chiedeva allo stesso Ministro se “i giornalisti Marco Travaglio e Giuseppe D’Avanzo siano a “libro paga”, e per quale somma, del Capo della Polizia dott. Gianni De Gennaro”.
Il Senatore non ha poi gradito l’emendamento all’articolo 37 della Legge Finanziaria 2007 che prevede “la concessione di un potere di autorizzazione limitato al solo Capo della Polizia per gravi situazioni di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, previamente dichiarate dal Consiglio dei Ministri”.
De Gennaro rappresenta un vecchio “tarlo” per l’ex Capo dello Stato che lo definisce un “alleato come sempre della magistratura militante e dei poteri editoriali forti” che “riesce a disarticolare per sete di potere, un servizio di informazioni e a cacciarne il direttore”.
Un contenzioso morale aperto da tempo, tanto che nel mirino di Cossiga sono finiti anche il Procuratore Capo della Repubblica e il Capo della Digos di Milano oltre che il Prefetto De Gennaro quando a luglio il Senatore presentò una denuncia per “reati contro la personalità interna dello Stato” nell’ambito della vicenda sul rapimento dell’imam di Milano, Abu Omar.

Ed è qui che si apre un vero caso diplomatico e politico che trova fondamento nella pesante accusa con la quale la Procura di Milano chiede il processo per l’ex capo del Sismi, Nicolò Pollari: concorso nel sequestro di persona dell’imam Abu Omar. I Procuratori Spataro e Pomarici, che chiedono il rinvio a giudizio anche per alcuni funzionari del Sismi e per 26 agenti della Cia, dovranno dimostrare se ci furono e chi furono gli italiani che parteciparono al rapimento dell’imam della moschea di Via Quaranta a Milano, oltre a verificare se il governo Berlusconi venne informato dell’operazione.
Il clamore è internazionale. Se per il difensore del funzionario Cia, Bob Seldon Lady, l’avvocato Daria Pesce, “la lotta al terrorismo va fatta con leggi speciali e non certo con la procedura garantista che c’è in Italia”, c’è da valutare la credibilità di uno Stato che contesta un’azione antiterrorismo, che dispone azioni giudiziarie contro coloro che combattono per la sicurezza e l’interesse pubblico stravolgendo i principi base dell’intelligence.
La magistratura indaga. Pollari l'esecutore, Berlusconi il mandante ?

06 dicembre 2006

Duro colpo per Prodi

Nasce una squadra "anti sette e santoni".
Contro i reati legati al fenomeno delle sette e dell'esoterismo nasce la Sas (Squadra Anti Sette), composta da 15 agenti di polizia, analisti e psicologi. La task-force lavorerà a monitorare il mondo occulto,con l'aiuto delle squadre mobili provinciali. Si avvale della collaborazione di un sacerdote, Don Bonaiuto, che da anni opera su questo fronte. Il fenomeno delle sette è in espansione. Aumentano, infatti, le denunce da parte di famiglie e il numero di giovani che aderiscono a questi gruppi.
(fonte Televideo Rai, ore 14.03, 06.12.2006)

Sembra certo che la Sas provvederà anche al sequestro deglistrumenti utilizzati nei rituali, piattini compresi, inaridendo così la principale fonte di ispirazione del nostro Premier. Saranno inoltre vietati anche i riti propiziatori compiuti da maghi, o sedicenti tali, dando così il definitivo colpo di grazia a Prodi e ai suoi alleati.

04 dicembre 2006

L'altra faccia di Furio Colombo

Ancora oggi, nel leggere gli articoli che portano la firma di Furio Colombo, viene spontaneo al lettore chiedersi “sogno o son desto?”.
Di qualunque estrazione politica sia il fruitore, il mondo onirico pervade gli angoli più remoti della mente: se egli guarda a sinistra si delizierà di cotanta ostilità verso il nemico, se egli guarda a destra si stupirà delle falsità menzionate da un autorevole giornalista.
Cosa spinga questo professionista all’odio verso l’avversario politico identificato in Silvio Berlusconi, è forse celato negli arcani della sua fulgida carriera. Quest’uomo che ha collaborato alla fondazione del DAMS a Bologna, che è stato nominato dirigente Fiat negli USA e che, in tale veste ha insegnato alla Columbia University, che ha firmato per l'Espresso, La Stampa, La Repubblica, quest’uomo che, insieme ad Antonio Padellaro, ha guidato L’Unità dal 2001 al 2004 e che oggi, dopo una legislatura alla Camera sotto il governo dell’Ulivo, occupa il Senato per conto del partito dei DS, sembra non trovare serenità fin quando il mostro di Arcore avrà vita.

Un tormento quello della sinistra italiana che Colombo fa suo in un editoriale apparso su L’Unità, “L’altra faccia della destra” (29.10.2006) nel quale l’ex-direttore non solo svela i mali della destra ma ne individua anche la causa: Silvio Berlusconi.
Colombo afferma che la destra italiana non può essere una destra di mercato, perché “guidata da un monopolista”; non può essere una destra liberale, perché “Berlusconi è il fondatore e capo di un partito nel quale non c’è democrazia”; non è una destra liberista poiché Berlusconi “controlla prezzi e distribuzione di buona parte della pubblicità italiana”; non competitiva, non tollerante perché “molti ricordano la lista delle persone da lui (Berlusconi ndr) personalmente licenziate nonostante il prestigio, il valore, la fama” come Enzo Biagi e Sabina Guzzanti. “Quasi ogni successo personale di Berlusconi era falso o radicalmente inventato –ricordate Pratica di Mare?- quasi ogni esercizio di potere era arbitrario, un esercizio abusivo di potere inspiegato, con totale esclusione di rendiconto o spiegazioni all’opinione pubblica”.
Fino alle recenti inchieste della magistratura:
“E poiché il mio (di Berlusconi ndr) particolare conflitto di interessi mi consente di governare in persona tutto il mondo della comunicazione italiana, pubblico e privato, i risultati dei controlli (dello spiare) ordinati da me o da interposto dipendente, potranno essere pubblicati come notizia, anzi come scoop, dove e quando voglio. Per esempio quando la campagna elettorale sta per concludersi e io sono in svantaggio. E’ ciò che è accaduto, durante il governo Berlusconi, contro il leader della opposizione Romano Prodi e la sua famiglia”.
Non pago, Colombo chiama in causa l’ex premier anche nella vicenda dello spionaggio fiscale: “Dunque il nome di Berlusconi tra i dossier delle sorveglianze messe in atto dal governo Berlusconi, nel periodo in cui Tremonti controllava quella polizia, è solo un espediente. Torniamo al punto di partenza di questa riflessione: la distanza fra la legalità e il governo nei cinque anni dominati da Berlusconi”.
Si può dunque sostenere la teoria secondo la quale l’appagamento di Colombo è tanto maggiore quanto più egli denigra il suo nemico.


Teoria avvalorata da un corsivo che Il Riformista dedicò al giornalista il 23.02.2005: “Furio Colombo è stato, nel complesso, un ottimo padre per il suo giornale e un pessimo maestro per il popolo della sinistra….In questo senso Colombo è stato un pessimo maestro: perché ha accarezzato e talvolta aizzato la parte peggiore dell’animo di sinistra. Soprattutto, lo ha fatto compiendo il peccato che un giornalista non dovrebbe mai compiere: il disprezzo della realtà a vantaggio della propaganda…”
Propongo all’ex direttore, per concludere degnamente la sua rimarchevole produzione letteraria, alcuni temi sui quali non risulta essersi ancora espresso ma dai quali, ne sono certa, saprà trarre ispirazione per i suoi insuperabili pezzi di “giornalismo verità”:

“Firenze 1966 – Berlusconi sputa e provoca un’alluvione epocale”

“Indonesia 2004 – Berlusconi, al timone della sua barca, vira bruscamente verso destra e provoca uno tsunami devastante”

“Sardegna 2006 – Berlusconi accende il barbecue in giardino provocando un drammatico aumento dell’effetto serra”

02 dicembre 2006

Contro il regime per la libertà







il popolo della Libertà c'è