C'eravamo tanto amati

Aveva iniziato la BBC dando credito alle dichiarazioni secondo le quali Romano Prodi sarebbe stato un collaboratore dell'ex Kgb. E questo aveva squalificato, agli occhi del nostro Esecutivo, la prestigiosa testata londinese da sempre additata come esempio.
Come se non bastasse ora The Economist, nelle previsioni sull'economia mondiale pubblicate dall'Economist Intelligence Unit (Eiu), esprime una funesta previsione sulla durata del Governo Prodi.
"Il governo di centrosinistra, al potere dal maggio 2006, può contare su una esigua maggioranza parlamentare a fronte del vasto numero di partiti che lo sostengono ed è improbabile che possa durare molto oltre la metà dei cinque anni della legislatura".
(Reuters, 31.01.2007)

Ci aspettiamo ora gli strali governativi anche per questa testata che tante volte fu citata dalla sinistra come dispensatrice di verità all'epoca del Governo Berlusconi.
Viene da chiedersi come mai gli inglesi, una volta così perspicaci, abbiano improvvisamente perso ogni capacità di analisi politica...



31 gennaio 2007

Emersione, ma non troppo

Con il “pacchetto sicurezza” contenuto nel Decreto Bersani, il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, ha avviato un’intensificazione dei controlli nei cantieri edili per far emergere i lavoratori irregolari che, in Italia, ammontano a circa 4 milioni.

Sulla Legge 248/2006, il Ministro ha sottolineato: "Considero molto importante la norma che prevede la sospensione del cantiere nel caso in cui si riscontri un numero di lavoratori in nero superiore al 20%...". (
lavoro.gov.it a cura de L’Unità, 11.12.06)

Cioè, al di sotto del 20% "se po' fa".

Flash

Riforma TV
Dopo le osservazioni mosse al Ddl Gentiloni da parte del Presidente dell'Antitrust, Catricalà, anche "Velina Rossa", agenzia politica di area dalemiana, non risparmia critiche: «Ai rilievi del Presidente dell’Authority non si può rispondere solo accusandolo di essere berlusconiano. Forse si doveva andare più a fondo nell’approntare il ddl per gli aspetti relativi alla raccolta pubblicitaria. Non vogliamo dire che Berlusconi ha ragione ma ci pare che il decreto non sia stato studiato a sufficienza».
Durante l'audizione alla Comm.ne Trasporti della Camera, Catricalà ha espresso "perplessità" sul Ddl di riforma per "il limite ai ricavi derivante dalla raccolta pubblicitaria" poichè esso costituirebbe un "possibile freno alla crescita interna".

Incontinenza

Il quotidiano "Libero" informa che l'Ufficio di Presidenza del Senato ha comunicato ai Senatori l'avvio di un programma straordinario di potenziamento dei bagni di Palazzo Madama. Con la circolare n.291, a firma del Collegio dei questori del Senato, si rende noto un apposito piano per "modernizzare i bagni posti in prossimità dell'Aula, rendendoli più adeguati agli odierni standard di igiene e salubrità".
Cosa non si fa per il benessere dei Senatori a vita.

Curiosità prodiana
Durante un incontro alla scuola italiana di Addis Abeba, il Presidente del Consiglio, agli studenti che gli chiedevano dove avesse trovato le energie per raggiungere i propri obiettivi, ha risposto: "Se chiedete ai giornalisti, dicono che è stata fortuna. Molto comunque è affidato al caso. In realtà io sono più curioso di una scimmia, vado a "nasare", a vedere. E questo in politica è importante".

Corsi e ricorsi
Una causa collettiva contro le rivalutazioni delle rendite catastali sta per essere avviata dall'Ass.ne Contribuenti Italiani. L'iniziativa legale segue le proteste dei cittadini residenti in circa 900 Comuni che si sono visti aumentare il valore dell'immobile fino al 300%. L'Associazione calcola che con la modifica delle rendite aumenteranno anche le imposte per Ici, Ires, Addizionali regionali e comunali, Registro, catastali, ipotecarie e di successione. Ci sono però sempre i soliti fortunati che vedranno una rivalutazione limitata fra il 70 e l'80%...

Deregolamentazioni
Allo studio del Governo altre "liberalizzazioni": per abbattere il monopolio della Chiesa sarà possibile sposarsi con rito cattolico anche alle Coop; i benzinai potranno vendere anche la carne ma non quella di maiale per non offendere gli islamici; si potranno aprire nuove sale cinematografiche, anche accanto a quelle già esistenti purchè venga proiettato in tutte lo stesso film; i quotidiani potranno essere venduti anche in macelleria, ciò consentirà una notevole sinergia perchè le copie invendute potranno essere utilizzate per incartare le bistecche.

30 gennaio 2007

La Corte e la Legge Vergogna

Per meglio comprendere le dispute politiche sorte all’indomani della dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale sull’art. 1 della Legge Pecorella (n.46/2006) sull’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, è necessaria qualche premessa.

L’articolo della Legge bocciato dalla Corte prevedeva: "l’imputato e il pubblico ministero possono appellare contro le sentenze di proscioglimento nelle ipotesi di cui all’articolo 603, comma 2 (cioè nel caso di prove sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado ndr),
se la nuova prova è decisiva".

D’altro canto con la sentenza n. 38460 del 22 novembre 2006, la Corte di Cassazione, Sezione penale, ha stabilito che la Legge Pecorella ha "semplicemente formalizzato un principio già acquisito dalla giurisprudenza, secondo cui la condanna è possibile soltanto quando vi sia la certezza processuale della responsabilità dell'imputato".

Nello specifico dunque, la Corte Costituzionale ha respinto la Legge Pecorella perché essa, in assenza di nuove prove, non consente al Pm di proporre appello contro l’assoluzione dell’imputato mentre la Corte di Cassazione ci ha spiegato che il Giudice può emettere sentenza di condanna "soltanto quando vi sia la certezza processuale della responsabilità dell'imputato".
La bocciatura della Legge Pecorella sembra perciò sancire il principio che un imputato, ritenuto innocente in primo grado, può essere sottoposto ad un nuovo processo anche in assenza di nuove prove. Ne consegue che almeno uno dei due Giudici, di primo e di secondo grado, che hanno formulato due differenti verdetti, di assoluzione e di condanna sulla base delle stesse prove, è incapace o in malafede. In entrambi i casi quel Giudice andrebbe sospeso se non radiato, nella seconda ipotesi forse dovrebbe essere anche inquisito.

Ci sia consentita un’opinione mossa dalla lettura dell’art. 111 della Costituzione italiana: "Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata". Se devono sussistere le condizioni di parità tra accusa e difesa, per quale motivo un cittadino imputato, sottoposto a processo, che si dimena per anni tra ansie e tormenti, non può tornare ad essere un cittadino libero se riconosciuto innocente ? Forse il nostro paese non è poi così liberale come apparentemente intendono farci credere e chissà se, al contrario, il potere giudiziario, a fianco di quello politico, non venga invece usato come strumento di coercizione e di potere sulla libertà individuale.

Pensiero non troppo distante per Emanuele Macaluso che, su Il Riformista del 26 genn. 2007, scrive:
"…Il fatto che un cittadino venga assolto dai giudici in un'aula dove si ascoltano i testimoni e c'è un contraddittorio aperto e poi venga condannato da altri giudici sulla base della stessa accusa e della sola lettura delle carte processuali non è un grande spettacolo di giustizia. I tempi dei processi si allungano e tutti protestano, anche coloro che oggi battono le mani per la decisione della Consulta".

28 gennaio 2007

Coincidenze

Fioccano le indagini sotto il Governo Prodi. Semplici coincidenze, si dirà. Certo è che, nel dettaglio, le combinazioni sono molte e ispirano, ai benpensanti dotati di scaltrezza, qualche perplessità.
A rafforzare la nostra maliziosa ipotesi i precedenti che hanno interessato i settori oggi sotto inchiesta da parte dell’Antitrust, ma non solo.

Petrolieri
Il progetto di liberalizzazioni Bersani prevede l’apertura del settore della distribuzione dei carburanti alla Grande distribuzione. Le compagnie petrolifere, benzinai in testa, protestano e annunciano la mobilitazione.
Conseguenze
Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato le società petrolifere avrebbero concordato la fissazione dei prezzi consigliati in violazione della normativa a tutela della concorrenza. L’istruttoria, che riguarda nove compagnie, dovrà verificare se le compagnie hanno concordato un “cartello” sui prezzi dei carburanti.


Farmacisti
Il pacchetto Bersani della scorsa estate prevede la vendita dei farmaci da banco anche nei supermercati. Le Regioni Lombardia e Umbria varano delibere che mirano a diversificare gli spazi interni dei punti vendita.
Conseguenze
L’Antitrust corre ai ripari avviando istruttorie specifiche poiché i provvedimenti regionali falsano la concorrenza e perpetuano la posizione dominante delle farmacie tradizionali.

Tassisti
I titolari di licenze taxi intendono difendere le loro prerogative che vedono minate dal Decreto Bersani sulla liberalizzazione delle licenze. Le associazioni di categoria scendono sul piede di guerra fissando scioperi nazionali e blocchi della circolazione.
Conseguenze
Il Comune di Roma dispone la revoca delle licenze a 96 autisti. Nel mirino del Dipartimento capitolino anche coloro che hanno commesso illeciti di poco conto oppure reati come un abuso edilizio.

Tronchetti Provera
Indiscrezioni stampa rivelano l’esistenza di un piano, riferibile alla Presidenza del Consiglio, volto all’acquisizione dell’azienda di telecomunicazioni. Le immediate smentite da Palazzo Chigi sul diretto coinvolgimento del Premier non sono sufficienti a sollevare da responsabilità Angelo Rovati: il consigliere di Prodi rassegna le sue dimissioni dall’incarico. Tronchetti Provera lascia, suo malgrado, l’incarico di Presidente di Telecom Italia e nel corso di un incontro stampa a Milano afferma: "Nel rispetto delle istituzioni non darò pareri e mi attengo solo ai fatti, sia per quanto riguarda l'ordinanza della magistratura, sia nei confronti del Presidente del Consiglio" (La Repubblica, 26.09.06) ma anche "Mantengo un'enorme fiducia nelle istituzioni. La zona grigia che crede di trarre giovamento da un momento di debolezza della politica e dell'etica dovrà venire a galla". (Corriere della Sera, 26.09.06)
Conseguenze
La Procura di Milano apre un’inchiesta su dossier e intercettazioni illegali raccolti da parte di ex dirigenti Telecom. Nell'ordinanza del Gip si dice che gli accessi abusivi alle banche dati puntavano a fotografare le situazioni patrimoniali degli interessati oltre che all'acquisto di fascicoli riservati nei loro confronti custoditi dal Sisde. Tronchetti Provera ribadisce la sua estraneità alla vicenda: "…mai e poi mai ho ordinato atti illeciti nei confronti di alcuno, mai ho chiesto informazioni illegali, mai ho ricevuto e letto dossier contro avversari, concorrenti, persone d'opinioni diverse o anche dichiaratamente ostili". (La Stampa, 21.01.07)

Scaramella
L’ex consulente della Commissione d’Inchiesta Mitrokhin, Mario Scaramella, incontra a Londra Alexandr Livtinenko poche ore prima che l’ex colonnello del Kgb venga avvelenato da Polonio 210. Scaramella, dall’ospedale londinese nel quale è ricoverato per sospetto avvelenamento, nel corso di un collegamento telefonico con Porta a Porta del 5 dicembre 2006 dichiara: "…il mandato della Commissione Mitrokhin, e che a me è stato girato con un incarico, era quello di acquisire le prove dei legami tra Mosca e i partiti politici italiani, finanziamenti illeciti dei partiti e le modalità dello spionaggio. Ora il Kgb era soltanto interessato alla politica italiana e non ad altri oggetti, l'attività più militare era semmai competenza di un altro servizio. Quindi io mi sono occupato proprio dei legami tra Mosca e i politici italiani…(omissis)…Sono soprattutto video, audiocassette, documenti scritti di proprio pugno dagli esperti con cui ho lavorato. Primo tra tutti, naturalmente, il colonnello Alexandr Litvinenko che firmava dei propri manoscritti e poi rilasciava delle dichiarazioni che abbiamo potuto registrare, videoriprendere e sono le sue esperienze (omissis)…Io sono in possesso di videoregistrazioni del colonnello Litvinenko che riguardano politici italiani". (Quotidiano.net 05.12.06)
Conseguenze
Mario Scaramella viene arrestato il 24 dicembre 2006 all'aeroporto di Capodichino appena sbarcato dall'aereo proveniente da Londra su ordine della Procura di Roma dagli agenti della Digos.

foto: Portfolio cover, Hans Arp, 1923

26 gennaio 2007

Peace and love

Il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, manifesta così la sua contrarietà all’ampliamento della base militare di Vicenza: "Ogni atto che va nella direzione della pace, compreso l'impedire nuove forme di organizzazione militare, è una buona cosa" (SkyTg24, 17.01.07)

La pace quindi come disarmo unilaterale, la pace che deriva dall’impedire la costruzione degli eserciti. Il concetto più volte sostenuto con forza dai pacifisti, insieme a quello della necessità di restare estranei a qualsiasi conflitto, è certamente intrigante.
In passato ha portato a risultati apprezzabili come nel caso della Svizzera che, priva di un esercito permanente è riuscita a tenersi fuori dai grandi conflitti del XX secolo.
La strategia che ispira questo tipo di disarmo sembra poggiare sull’idea che nessuno ha interesse ad attaccare chi non costituisce una minaccia e il pensiero da cui trae fondamento questa visione deriva dal concetto di “equilibrio del terrore” per poi capovolgerlo.

Nel primo caso si crede che il nemico non mi attaccherà perché mi teme, nell’altro che non avrò nemici perchè nessuno mi teme. Si pongono tuttavia due problemi.
- quale deve essere la mia reazione nel caso io assista ad un’aggressione subita da un terzo? Se sono un cittadino onesto l’opinione comune è che ho l’obbligo morale di intervenire. Ancora recentemente i passeggeri di un autobus romano, i quali non difesero un disabile che aveva contribuito a sventare una rapina, furono additati alla pubblica riprovazione. Se sono uno Stato “disarmato” basterà questa condizione che ho scelto ad offrirmi una giustificazione morale per il mio immobilismo?
- sono certo che mostrandomi inerme rimarrò estraneo a qualsiasi attacco? Questa ipotesi ha il difetto di basarsi sull’idea che ad un comportamento ne corrisponda un altro secondo una logica definita. Il mio prossimo si comporta in conseguenza di come mi comporto io. L’esperienza ci dice che non sempre questo è vero: non è infrequente sentire di persone assassinate senza che avessero dato all’aggressore alcun motivo per dare sfogo alla violenza.

Potremmo, ad esempio, disarmare le Forze dell’Ordine contando sul fatto che in questo modo non sarebbero fatte segno dei colpi d’arma da fuoco dei criminali? In ogni caso, sarebbe auspicabile un corpo di Polizia che non “minacciasse” i delinquenti così da non subire ritorsioni?

24 gennaio 2007

L'Oppo dei popoli

Con la solita spocchia che caratterizza chi di sinistra vive e chi di sinistra scrive, Maria Novella Oppo torna oggi sulle pagine de L'Unità a manifestare la sua reiterata acredine non solo contro Silvio Berlusconi ma anche contro Maurizio Gasparri.
La prestigiosa firma, che vanamente intende affrontare la realtà dei media e dell'informazione, non esita puntualmente a cadere nelle offese che hanno il sapore dell'ingiuria.

Scrive la penna rossa:

"La volgarità televisiva non trascura di santificare le feste con accelerazioni che avviliscono i nostri pomeriggi domenicali...C´è chi, dopo una carriera onorevole, all´improvviso, dubitando delle proprie doti canore, esibisce figli segreti o rivela amori clandestini....E parliamo di Fabrizia Carminati, di cui si erano perse le tracce nei meandri dell´emittenza locale, ma che, alle origini della tv commerciale, è stata una star di Canale 5 (e ora sappiamo perché). La ex ragazza ha rievocato a "Quelli che il calcio" il suo amore con Silvio Berlusconi, finito nell´85. E di quel Silvio ha anche rivelato un difettuccio: l´avarizia. Ma bisogna capirlo: metteva da parte i soldi per comprarsi Maurizio Gasparri (& c.)".
L'Unità 23.01.2007

Al di la dei flirt dell'ex Presidente del Consiglio e delle sue doti di amante delle quali certo non abbiamo curiosità, la domanda che sorge è la seguente: cosa ha fatto Gasparri per meritare tanta attenzione dalla spiritosa giornalista che riesce ad includere il nome dell'ex Ministro in ogni suo pezzo ?
La risposta non può essere che una: un amore respinto.

E un amante respinto, si sa, è perfido più del peggior nemico.

23 gennaio 2007

Come si cambia...

Per lui era il “garante della mafia” e gli aveva pronosticato una fine come quella di Salvo Lima oppure, alla meglio, in galera.

Oggi Leoluca Orlando, parlamentare dell’Italia dei Valori, fa retromarcia affermando che processare Giulio Andreotti è stato un errore.
Per respirare il clima che c’era tra l’ex sindaco di Palermo e il Senatore a vita, ecco un brano tratto dal libro "I miei anni dell’antimafia 1988-1992" scritto dal Senatore Gerardo Chiaromonte (PDS) e pubblicato dopo la sua scomparsa.
Pag. 79. "Conobbi Falcone nell'estate dell'88 prima a casa di Ayala e poi a cena dal segretario della Federazione Palermitana del PCI Michele Figurelli. Era presente in quest'occasione Leoluca Orlando. In quel periodo Falcone passava per amico, alcuni dicevano strumento del PCI, ma sin dai quei primi incontri capii che questa era una colossale sciocchezza. Ricordo la discussione a casa di Figurelli fra lui e Leoluca Orlando su Giulio Andreotti. Orlando era implacabile, giudizio durissimo e senza appello, affermava che c'erano tutti gli elementi per agire contro di lui sul piano giudiziario; Falcone si affaticava a spiegare che per condannare, anche per solo incriminare una persona, un Giudice non può basarsi sui si dice o i ragionamenti politici. E poi aggiungeva che di Andreotti non si poteva parlare solo per alcune sue amicizie più o meno ambigue, ma per il complesso della sua personalità politica, per il prestigio di cui godeva nel nostro paese. Io convenivo con lui. Quell'incontro fu per me rivelatore, anche per il giudizio su Leoluca Orlando, di cui in quel momento ritenevo assai utile, anche per il lavoro della Commissione, la sua attività come Sindaco di Palermo…".

Nel 2002, dopo la condanna a 24 anni inflitta all’ex Presidente del Consiglio dal tribunale di Perugia per l'omicidio Pecorelli, sentenza poi ribaltata nel 2003 in Corte di Cassazione con formula piena, Leoluca Orlando ribadisce le sue accuse:
"Il mio giudizio politico sull'operato del senatore Andreotti è stato, è e sarà negativo. Non commento oggi la sentenza di condanna, come non ho commentato ieri quella di assoluzione. Un giudizio politico è indipendente da qualunque sentenza della magistratura".
(RaiNews24, 17 nov. 2002)
Accuse ripetutesi nel corso degli anni. Ma oggi, come sempre avviene nella miglior tradizione di sinistra, c’è tempo per rileggere la storia.
Così, il deputato dell’IDV, nel corso di una intervista ad Aldo Cazzullo su Il Corriere della Sera (22 genn.2007), afferma: " …fosse dipeso da me, Andreotti non sarebbe mai stato inquisito. Perché, inquisendolo, mi hanno sottratto un argomento politico".
Come non fosse sufficiente a sbalordire il lettore, Orlando chiama in causa anche la questione morale a sinistra: "...non ci sono buoni da una parte e cattivi dall’altra. Anche a sinistra vedo il male del nostro tempo, la nuova Tangentopoli".


Non ci resta che citare un pezzo famoso del Presidente del Consiglio, significativo passo della mission unionista:
"Per forza! Dico, ragazzi: siamo persone serie o non siamo persone serie?"
Romano Prodi, Report Rai3, sett. 2003

22 gennaio 2007

Le ultime

Il Governo è in difficoltà sul rinnovo delle missione in Afghanistan
Prodi, abile stratega, ha già pensato di ricorrere ad una mossa che ha già dato buoni risultati in passato. Per questo ha convocato una conferenza stampa.
Siamo in grado di anticipare la sua dichiarazione: "Il rinnovo della missione in Afghanistan non mi riguarda, non sono mica il Sindaco di Vicenza, io!"

Coppia statunitense litiga. Il giudice: muro in casa (Mediavideo, 20.01.07 ore 13.49)
Nessuno dei coniugi, che stanno divorziando, vuole rinunciare all’appartamento. Il giudice, preso atto dell’insanabile disaccordo, dispone la costruzione di un muro all’interno dell’abitazione dei due.
La salomonica soluzione è stata apprezzata dal Governo italiano che ha immediatamente disposto, alla Camera e al Senato, la costruzione di un labirinto tra i banchi della maggioranza in modo da separare tutti coloro che sono in disaccordo.

La Cattolica di Milano conferisce la laurea Honoris causa a Romano Prodi per l’Europa
Sono allo studio:
il conferimento della laurea in Economia a Padoa Schioppa per la Finanziaria.
il conferimento della laurea in Pedagogia a Michael Jackson per i rapporti con l’infanzia.
Il conferimento della laurea in sociologia ad Hannibal Lecter per i rapporti con il prossimo.

Mussi: no alla fusione di DS e Margherita (Televideo, 20.01.07 ore 14.22)
Non vedo la necessità di spendere tante energie per la fusione dei due partiti, sottolinea Mussi. Sia DS che Margherita, come testimonia la loro ondivaga linea politica, sono fusi ormai da tempo.

Cuneo, vasto incendio boschivo (Televideo, 20.01.07 ore 11.42)
Al lavoro Vigili del Fuoco e volontari. Prontamente accorso sul posto Vincenzo Visco per cercare di trarre in salvo quel che resta del “cuneo” perduto.

20 gennaio 2007

Yankee go home!

La vicenda dell’ampliamento della base militare USA di Vicenza, e le implicazioni di politica estera che questa ha racchiuso in sé, ha messo in luce l’incapacità del Governo italiano di assumere una posizione chiara di coerenza politica nonché la carenza di autorevolezza sul profilo internazionale.

Il tentativo del Premier di defilarsi affermando “Non sono mica il sindaco io…questa è una questione urbanistica e locale e non un problema politico” per concludere con “Il Governo non si opporrà”, poggia su un metodo di comunicazione che sembra essere, purtroppo, ormai consolidato: il Dire-Non-Dire.

Sarebbe pertanto eccessivo pretendere da un Governo del non decidere, da un Governo che per le molte anime in esso contenute non è in grado di assumersi responsabilità, di manifestare apertamente agli italiani, ma anche ai suoi elettori, le proprie intenzioni. Fino ad oggi è lecito soltanto conoscerne le rinunce.
Si dirà che, nella fattispecie, l’Italia non ha il compito di servire gli Stati Uniti e pertanto è dovere del Governo sottolineare l’indipendenza decisionale del Paese.
Si dirà. Ma c’è qualcosa in più.

In una interrogazione urgente, rivolta il 16.01.2007 al Presidente del Consiglio e ai Ministri degli Esteri e della Difesa, i deputati di Rifondazione Comunista, Burgio, Migliore e Deiana scrivono che “risulta chiaro che, come lo stesso appello mette in rilievo, il nuovo insediamento comporterebbe un notevole incremento del potenziale bellico statunitense localizzato in Italia” e che “sono consistenti le implicazioni politiche conseguenti al più che raddoppio delle capacità operative della 173° brigata Airborne, la quale assumerebbe un ruolo centrale nella strategia militare Usa, oggi particolarmente aggressiva, in Medio Oriente, Golfo persico e Africa” chiedendo al Governo di conoscere “quali siano le valutazioni del Governo sul progettato potenziamento della presenza militare statunitense in Italia”..

Sarà antimericanismo? O sarà la volontà di affrontare i problemi politici come tali?
E’ certo comunque che l’idea di riportare la questione ad un problema ambientale non ha fatto molti proseliti nemmeno all’interno dello schieramento di maggioranza.

19 gennaio 2007

Vetero-comunismo

Cosa intende chi parla di vetero-comunismo? Si tratta di un’ideologia perduta nelle nebbie del tempo? O forse che l’ideologia sopravvive modificata nel Dna tanto da aver perso i caratteri totalitaristici del passato?
In realtà a me sembra che l'uso di questo termine, spesso, è accompagnato da un moto di fastidio per chi continua noiosamente a rispolverare fatti ormai obsoleti, che meglio starebbero sotto la patina di polvere che il tempo vi ha depositato.
E, in questa percezione, chi ne parla è considerato alla stregua di un vecchio nonno un po’ rimbambito che continua a raccontare gli stessi aneddoti di quando, in Russia con l’ARMIR, vedeva cadere i compagni uno dopo l’altro. O al più è considerato come quella vecchia zia che quando andate a farle visita non dimentica mai di mostrarvi le foto del suo matrimonio di oltre 50 anni fa.

Credo che chi parla di vetero-comunismo, in cuor suo, non abbia mai visto il Comunismo come una feroce dittatura o pensa che, se mai lo è stata in tempi antichi, ciò non ha mai riguardato l’Italia.
I militanti comunisti in Italia, anche negli anni in cui il PCI intratteneva legami forti e apparentemente indissolubili con l’Unione Sovietica, con quella che è stata probabilmente la più rilevante espressione dell’ideologia comunista applicata alla politica, anche quando inneggiavano all’invasione dell’Ungheria, non pensavano di essere alleati di una dittatura.
Ancora oggi quando molti si commuovono per il regime cubano non pensano di sostenere un regime totalitario. Ed è per questo che possono trattare con sufficienza coloro che continuano a tirare in ballo la Dittatura Comunista, una cosa che in fondo non li riguarda.

Si tratta di capire perché tante persone, anche in perfetta buona fede, possono coltivare questa visione di un Comunismo buono.
Per almeno due motivi. Il primo è che sono stati abituati a pensare che tutto fosse giustificabile nel nome della lotta all’imperialismo americano che opprimeva i popoli del mondo. E in nome di questo nobile obbiettivo si poteva perdonare qualche “marachella” compiuta dai governanti dei liberi popoli del Patto di Varsavia, che restavano comunque dalla parte giusta, come avrebbe dimostrato la storia. E’ per questo che non hanno mai sentito la necessità di compiere un’analisi approfondita su cosa sia stato veramente il Comunismo, né sentono la necessità di analizzare se e cosa ne resta ancora oggi, in Italia, nei comportamenti, nelle strategie e nel modo di essere.

Il secondo motivo è che la storia, come si sa, la fanno i vincitori perciò il Comunismo ha potuto essere accreditato, almeno per i suoi sostenitori, come il luogo di tutti i più nobili sentimenti, fino a teorizzare la “questione morale” che voleva essere la rivendicazione di una onestà, vera o presunta, che comunque, come sappiamo, celava pulsioni totalitarie.
Se dalla guerra fosse uscito vincitore il Fascismo oggi ricorderemmo di questo le grandi opere: la bonifica dell’Agro Pontino, l’EUR, l’onestà dei gerarchi che, per quanto si sa, non si arricchirono con la politica, avremmo coltivato negli anni il concetto di Patria, che invece per lungo tempo è stato un tabù, fino ad arrivare al ricordo dei treni sempre in orario, verità o mito che sia. E la Repubblica si sarebbe dotata del reato di apologia del Comunismo.

Oggi, dopo la caduta dell’Impero Democratico Nazista avremmo avuto in Italia il PDD e successivamente i DD, figli del Partito Fascista. O forse potrei pensare che anche in quel caso si sarebbero chiamati PDS e DS? Infatti mentre mi sono chiari i concetti di democrazia e dittatura, mi sono meno chiari i concetti di destra e sinistra. Comunque si sarebbe in seguito forse arrivati, non senza una certa fatica, al Partito Democratico.
A ricordare il passato sarebbero restati il Partito dei Fascisti Italiani e Rifondazione Fascista che si sarebbero battuti per non modificare le pensioni, non senza qualche motivo, essendo quello delle pensioni un istituto fascista.

I partiti “sedicenti” fascisti avrebbero continuato a combattere l’imperialismo americano e a dichiarare la loro vicinanza e il loro sostegno ad alcune dittature fasciste ancora presenti nel mondo e vessate da un iniquo embargo.
Ma mi rendo conto di non aver risposto al tema: il fascismo avrebbe potuto essere considerato cosa del passato? Può darsi. Ma allora perché continuare a celebrare, il 25 aprile, la Festa della vittoria sul Comunismo? Perché continuare a rivendicare con orgoglio il grande contributo dato dal Fascismo a questa vittoria?
Perché continuare a portare in piazza, orgogliosamente, tante bandiere nere condannate dalla storia e rappresentative di un mondo e una ideologia ormai scomparsi?

17 gennaio 2007

RAI, di tutto di più


Il vecchio pallino della politica è al centro degli interessi dell’attuale maggioranza di Governo. In maniera talmente discreta da rasentare il sotterfugio, il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha presentato le linee guida per riformare la RAI.

Vari aspetti della riforma suscitano più di una perplessità, leggiamo:
Il ruolo di azionista non sarà esercitato direttamente dal Governo ma da una Fondazione. Anche sul piano degli assetti organizzativi deve risultare chiaro che il primo grado di autonomia del servizio pubblico deve essere autonomia dal governo pro-tempore”.

Nobile intento quello di svincolare la RAI dall’ingerenza politica, intento espressamente ribadito nell’annunciazione dei compiti della Fondazione che sono fra gli altri:
- garantire l’autonomia della Rai dal potere politico ed economico;
- nominare i Consigli di Amministrazione delle società Rai;

Resta da capire come verrà costituita la Fondazione che nominerà i Consigli di Amministrazione dell'Ente pubblico stando bene attenta a che questi non subiscano l’interferenza politica. Il dubbio è presto fugato dal documento presentato da Gentiloni:
Il voto (per l’elezione del Consiglio della Fondazione ndr) avverrà a maggioranza qualificata (del Parlamento ndr) secondo il sistema attualmente in vigore per i giudici costituzionali. Due degli eletti potrebbero provenire dai designati dalle Regioni. Il Presidente verrà eletto con voto parlamentare a maggioranza qualificata e la sua indicazione potrebbe essere affidata a una proposta congiunta dei Presidenti del Senato e della Camera”.

A questo punto non può non sorgere un dubbio: come è possibile che il compito di impedire le mani della politica sulla RAI sia affidata ad una Fondazione i cui membri sono eletti dal Parlamento? Non sarà che la Fondazione, che non si sostituisce al CdA ma si aggiunge ad esso, ha il solo scopo di moltiplicare le poltrone come fu già fatto in passato con la proliferazione delle Authority?
Proseguendo la lettura del documento presentato dal Ministro il dubbio sulla finalità moltiplicativa delle poltrone si rafforza ulteriormente.
Leggiamo: “Proposta di organizzazione societaria. La creazione di tre distinte società nell’ambito di una Rai che resta di proprietà pubblica ha un duplice scopo: da un lato separare le funzioni di operatore di rete da quelle produttive ed editoriali; dall’altro separare l’attività prevalentemente finanziata dal canone da quella finanziata dalla pubblicità”.
E ancora:
In questo quadro va valutata l’opzione di costituire anche una società della radio, con quota garantita di canone”.

Dovremo quindi mantenere quattro (4) Consigli di Amministrazione invece di uno?
D’accordo che, grazie alle politiche del precedente Governo, le entrate fiscali per il 2006 sono andate ben oltre alle previsioni ma proprio non si trova un modo migliore per impiegare quelle risorse?

16 gennaio 2007

La sinistra e la comunicazione

Quando diciamo che bisogna affrontare la materia pensionistica non lo diciamo per tagliare o ridurre la condizione dei pensionati oggi o domani. Al contrario, vogliamo rimettere ordine nel sistema previdenziale per garantire che tutti abbiano una pensione civile e dignitosa”. APCom, 14 gen. 2007

Esordisce così il segretario dei Ds, Piero Fassino, in un videomessaggio trasmesso dalla Festa nazionale dell'Unità sulla neve di Andalo. Ne emerge quindi che la riforma delle pensioni pensata dall’Unione non taglierà nessun vitalizio né oggi né domani, viceversa garantirà che tutti abbiano una pensione “civile e dignitosa”, compresi coloro che oggi non l’hanno. In sostanza nessuna pensione verrà ridotta e al contrario alcune saranno aumentate.
E’ credibile? Ovviamente no. Ma allora dov’è il problema? Il fatto è che il Partito Comunista e i suoi derivati da sempre hanno avuto l’abitudine di mentire ai propri sostenitori nella convinzione, vera o presunta, che la verità avrebbe comportato una perdita di consenso. Così per decine di anni i vertici del PCI hanno dipinto l’Unione Sovietica come il paradiso dei lavoratori. Chi metteva in dubbio questa verità assoluta era un vile reazionario, servo dei capitalisti e degli imperialisti (americani ovviamente) ed era immediatamente scomunicato. Se chi metteva in discussione il sistema Sovietico era di sinistra, come avvenne per PSI e PSDI, veniva dileggiato con ancora maggior furore perché i vertici di Botteghe Oscure pensavano, non senza qualche ragione, che le critiche provenienti dalla stessa parte politica avrebbero avuto un effetto più dirompente.

Fassino oggi avrebbe potuto dire al suo popolo che saranno necessari dei sacrifici. Avrebbe potuto spiegarne i motivi, che in taluni casi non sono certo privi di validità. Secondo la migliore tradizione ha preferito invece nascondere ai suoi la verità, quasi a volerli mettere sotto tutela.
A parziale giustificazione del Segretario DS va detto che non era facile chiedere ulteriori sacrifici dopo una Finanziaria, ormai ritenuta non necessaria dalla quasi totalità degli analisti, costruita sul falso presupposto che i conti dello Stato fossero allo sbando.

Non era facile chiedere sacrifici agli italiani dopo che il capogruppo dell’UDEUR alla Camera, Mauro Fabris, ha candidamente detto: “Tra l’andamento del deficit al ribasso e la riduzione del fabbisogno statale abbiamo tanti soldi da spendere... ci siamo capiti?”, come riportato da Augusto Minzolini su La Stampa del 12.01.07.

15 gennaio 2007

A Caserta un nulla regale

Un Governo che non è stato in grado di portare a termine la liberalizzazione delle licenze dei taxi è in grado di realizzare la riforma delle pensioni ?

Probabilmente no. Ma è un Governo certamente ansioso di liberalizzare la vendita della benzina, abbattendo tutti quegli obblighi che limitano la possibilità ai supermercati e ai centri commerciali di gestire propri punti di rifornimento di carburante.

E mentre immagino me stessa alla pompa di benzina Coop, alla radio Francesco Rutelli dice: "Abbiamo deciso di costituire, sotto la guida diretta del presidente del Consiglio, una vera e propria cabina di regia che riguarda le liberalizzazioni".
Qualcosa di muove, ragiono tra me e me. Ma ecco che il Professore smentisce il Vicepremier: "Sulle liberalizzazioni mi assumo io la responsabilità e sto esaminando con interesse tutti i fili della lenzuolata di Bersani. Ma non per fare una cabina di regia, ma per fare una sintesi politica".

Ma Rutelli non aveva detto …oddio! Mi viene mal di testa. Per fortuna sono alla Coop, un’aspirina mi salverà. Però ripensandoci ne hanno già fatte di liberalizzazioni, pazienza se per le prossime dovremmo attendere un bel po’.

Comunque, che stoffa, che piglio questo Prodi! Le pensioni? Nessuna fretta per il Premier.
Ma allora cos’ha da lamentarsi Giuliano Amato, che chiede di varare subito una riforma "altrimenti i pensionati del 2015 ce ne chiederanno conto" ?

Ma, “pirata Radicale” a parte, dalla Reggia non è uscito “un Governo più unito” ?
Se Paolo Gentiloni non fa sconti affermando: "Non nascondiamoci dietro un dito. Sarebbe ipocrita dire che non ci sono differenze tra i riformisti e la sinistra radicale dentro il governo. Le differenze esistono, eccome" ecco che Prodi mette la ciliegina sulla torta: "Noi vent'anni fa protestavamo perchè il rapporto di stipendio fra il lavoratore ed il capoazienda era di uno a venti. Adesso è di uno a quattrocentro e nessuno dice niente. Cosa è successo allora nella nostra testa? Dobbiamo ritornare a questi seri valori che sono riformisti, non rivoluzionari".

Ora è chiaro. La riunione borbonica un esito lo ha prodotto: il confronto tra le due ali della coalizione è avviato. I leader della sinistra radicale, da Diliberto a Pecoraro a Giordano, da spettatori soddisfatti, guardano allo scontro aperto nel fronte dei riformisti.

Mentre il Premier ha forse trovato un partito. Non sarà per prenderne il posto che ha mandato Bertinotti a presiedere la Camera?


12 gennaio 2007

Prodi mi ha chiamata

Ho fatto un sogno.
Romano Prodi mi ha convocata a Palazzo Chigi. Mi accingo ad entrare nel suo studio mentre il Premier è al telefono:
Vorrei prenotare i locali per il 10 e l’11 marzo per un vertice del mio Governo, per dare un’immagine europeista. Sì, sì…anche il parco, certo!
A proposito…come si scrive Versai ? ...capirà, dobbiamo scrivere le lettere di convocazione.
Come dice? Ver-sail-les ? Ah! Bene!”.

Il Primo Ministro riaggancia il telefono.
Scusi!” mi dice. “Ma prego si accomodi. Vengo subito al tema: ho letto il suo post del 14 dicembre scorso. E’ piuttosto accurato e soprattutto contiene previsioni molto più vicine alla realtà, certificata ieri dall’ISTAT, di quanto non lo siano state quelle di Tommaso e Vincenzo. Per questo motivo vorrei che lei accettasse di ricoprire l’incarico di Ministro dell’Economia e delle Finanze nel mio Governo”.

A questo punto, prima di rispondere, mi sono svegliata in un bagno di sudore e assai agitata.
Ho acceso la televisione. Per mia fortuna non era cambiato nulla.

Padoa Schioppa era ancora al suo posto, impegnato a salvare l’Italia, con i nostri soldi, da uno spaventoso deficit al 6,8% lasciato dal precedente Governo.
Mentre il Ministro Bersani, preso atto del rapporto deficit/PIL al 2,6%, riteneva “non compromesso” l’obiettivo di raggiungere un deficit al 3% nel 2007!

Il Governo attuale era ancora riunito nella più sobria reggia di Caserta per progettare la nostra felicità con la consulenza del noto esperto Al Bano ( si ignora se sia stata convocata anche Romina Power).
Io potevo continuare tranquillamente ad occuparmi del mio modesto blog mentre continuavo a cercarmi un lavoro.
Già, ma da giornalista o da economista?

11 gennaio 2007

Al voto, al voto!

“Mi sembra che i tempi siano chiari, la riforma va fatta entro un anno e questo significa che il Parlamento fa la legge e non il referendum”.
Così il Ministro per le Riforme e per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, ha così spiegato le intenzioni della maggioranza di Governo, sulla nuova legge elettorale, in grado di scongiurare il referendum.

Se si considera la volontà di modificare l’attuale sistema elettorale da parte dei maggiori partiti di centrodestra, Lega esclusa, sembra allontanarsi la consultazione referendaria che ha come obiettivo l’abolizione del premio di maggioranza, per sostituirlo con quello alla lista che ottiene più voti.
Qualora venissero superate le resistenze della sinistra radicale interna all’Unione e se quest’ultima arrivasse ad un accordo con l’opposizione, entro il 2008 si avrebbe una nuova legge elettorale.
Sembra logico dunque aspettarsi che i tempi per il ricorso alle urne siano brevi: la variazione del sistema di voto infatti, se attuata durante una legislatura, inevitabilmente depotenzia la legittimità democratica del Parlamento eletto che non ha più la possibilità di riconoscersi in un mandato elettorale non rispondente alle nuove regole.

Sulle accuse all'epoca rivolte dall’Ulivo al Governo Berlusconi per aver cambiato la legge elettorale negli ultimi scorci del suo mandato, Nicolò Zanon, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Milano, durante il Seminario del Consiglio dei Ministri tenutosi a Firenze nel settembre 2006, sottolineò che quelle contestazioni denotavano “una certa (vera o finta) ingenuità, giacché nei sistemi politici democratici (anche fuori d’Italia) può accadere che le leggi elettorali si cambino a fine legislatura. Non m’impressionava né m’impressiona la circostanza che il Consiglio d’Europa abbia raccomandato il contrario: perché non credo che il “candore” politically correct sia utile a governare le evoluzioni dei sistemi politici e perché penso che la scelta sul quando (e, naturalmente, sul come) cambiare la legge elettorale debba essere lasciata all’autonomia decisionale di ciascuno Stato membro dell’Unione”.

E, ancora più incisivo, Salvatore Prisco, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli, che nell’aprile 2006 affermò:
Chi scrive trova invece meno scandalosa l’introduzione di una riforma elettorale a fine legislatura, pur non ignorando le molte critiche sul punto e addirittura l’esistenza di un Codice di buona condotta elettorale, che egualmente censura un mutamento del genere nell’anno che precede le elezioni politiche. Questo perché il risultato elettorale è suscettibile di essere interpretato in tale evenienza anche come ripulsa o accettazione ex post di siffatto metodo, sanzionando o premiando chi ha compiuto la scelta in tal senso. Più problematica sarebbe invece l’introduzione della riforma da parte del nuovo Parlamento uscito dalle urne, a legislatura appena iniziata o poco dopo, giacché l’organo ne risulterebbe allora delegittimato sul piano politico e si imporrebbe dunque come opportuna una immediata consultazione con le nuove regole”.

Quale dunque lo scenario prossimo ? Il Governo Prodi cambierà la legge attuale entro un anno proseguendo poi fino alla scadenza naturale della legislatura con un Parlamento e un esecutivo che verranno ad essere in qualche misura delegittimati ? Oppure sceglierà di modificare la legge a fine corsa riconoscendo implicitamente l’operato del precedente Governo ?

09 gennaio 2007

Sua Eccellenza ha peccato

La rinuncia di Monsignor Stanislaw Wielgus alla carica di arcivescovo di Varsavia sconfina il Vaticano aprendo interrogativi morali prima, politici poi.
L’alto prelato, reo di aver collaborato in gioventù con la polizia segreta dello stato comunista polacco, ha ammesso di aver sbagliato perché mantenuto, "senza la dovuta avvedutezza", i rapporti con i servizi dell’ex regime "non avendo anche la fermezza per interromperli".

Attività di informatore che il primate di Polonia rese note al Pontefice attraverso una lettera nella quale egli illustrava, nel suo curriculum, quella “parte del passato che riguarda il coinvolgimento nei rapporti” con i “servizi segreti ai allora che operavano nello stato totalitario e nemico di fronte alla Chiesa”.
Wielgus, e le sue traversie, sembrano così appartenere al sacrario delle vergogne nel quale sono stati sepolti i segreti da non rivelare. Chi ha vissuto i Paesi del blocco sovietico e gli imperanti regimi assolutisti sa bene che il compromesso, per quanto discutibile, era l’unica arma di difesa e di sopravvivenza.

Pertanto se di subdoli espedienti è accusato Wielgus, forse merita riflettere sui compromessi che hanno avuto protagonista non solo l’altra metà dell’Europa ma anche il Paese del Sol Levante, e che sono stati necessari per convivere con il fascismo e il nazismo.
Dal punto di vista etico resta dunque una macchia indelebile aver affiancato il comunismo mentre la condanna è senza appello quando la collaborazione col regime è acclarata.

Se anche in politica interna il metro di giudizio fosse quello applicato per Wielgus, o se il Vaticano avesse potere di veto sullo Stato italiano, oggi il nostro paese correrebbe il rischio, quasi certo, di veder destituito un governo che nel suo sacrario conserva gelosamente e orgogliosamente rapporti passati e presenti con regimi totalitari.

08 gennaio 2007

Visco non è un economista

E' scontro aperto tra maggioranza e opposizione sulla paternità del dimezzamento del fabbisogno statale, che ha registrato un decremento del 41% rispetto al 2005.

Se da un lato Silvio Berlusconi sottolinea che il suo precedente Governo ha innescato "un circolo virtuoso, che ieri la stessa nota del Tesoro e il ministro Padoa Schioppa hanno doverosamente, anche se solo parzialmente, riconosciuto...", dall'altro scende in campo il vice ministro del'Economia Vincenzo Visco secondo il quale il miglioramento è "dovuto alle misure prese" dal Governo dell'Unione. Visco, evidenzia che "lo stato dei conti pubblici lasciato da Tremonti era al limite del disastro" e che "l'eredità di Tremonti" consiste anche nel "crollo del gettito fiscale provocato dalla politica dei condoni''.

''L'incremento del gettito - ha detto ancora Visco - si è manifestato infatti a partire da maggio e giugno e poi, in misura crescente, nei mesi successivi. Un fenomeno, questo, dovuto alle misure prese e alla fermezza dimostrata dal governo Prodi nel mettere fine alla politica dei condoni e nel perseguire la lotta all'evasione e all'elusione fiscale''.

E' noto invece che le variazioni degli indicatori economici si manifestano parecchio tempo dopo l'attuazione dei provvedimenti atti a generarli. Si parla ovviamenti di variazioni in positivo, quali aumento del PIL o aumento delle entrate a parità di aliquote, e non di varazioni in negativo, quali aumenti della tassazione, che hanno invece un effetto positivo per i conti pubblici a breve periodo.
Certamente l'effetto positivo non può precedere i provvedimenti. Non può la Finanziaria 2007 produrre un aumento delle entrate nel 2006.
Visco per potersi attribuire il merito dell'aumento delle entrate lo imputa al famoso "effetto annuncio" della lotta all'evasione. Per giustificare questa teoria sostiene erroneamente (?) che le entrate nel 2006 sono progressivamente aumentate nel corso dell'anno. In realtà a giugno l'aumento era di 19 mld, a novembre di 33,8 mld: affinchè gli ultimi sei mesi dell'anno pareggino i primi sei occorrerà che dicembre presenti un + 4,2 mld rispetto al dicembre dello scorso anno, cosa ancora da dimostrare.
Quindi pare che la teoria dell'effetto annuncio non abbia avuto i risultati sperati. Tuttavia se Visco è convinto in buona fede di quanto afferma, ci chiediamo perchè non abbia ancora suggerito al ministro Giuliano Amato di annunciare che verranno perseguiti i mafiosi affinchè gli stessi, preoccupati se non terrorizzati, smettano immediatamente di delinquere. Prodi sarebbe così in grado di regalarci la felicità promessa in campagna elettorale. Facile no?

La verità è che le affermazioni del vice ministro dell'Economia sembrano dimostrare che egli non è un economista poichè di quella scienza ignora i concetti basilari. L'alternativa è che egli non sia in buona fede, ma questo non lo vogliamo credere.

03 gennaio 2007

La sinistra si giudica

Dopo aver elogiato le iniziative del governo di centrosinistra, capace di aver avviato un rapporto più equilibrato e realistico con gli Usa, Emanuele Macaluso dalle colonne de Il Riformista scrive:
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"...L’inizio dell’anno coincide con la conclusione della vicenda politica caratterizzata dal varo della finanziaria che ha segnato un forte logoramento del governo Prodi nei rapporti con il suo elettorato e più in generale con l’opinione pubblica italiana. Quel che è emerso riguarda un deficit di guida politica. In una coalizione in cui convivono partiti e partitini che hanno posizioni politiche e culturali diverse e obiettivi diversi, la sintesi è in ogni caso difficile. Nell’Unione non c’è una condivisione sostanziale né sui temi più scottanti di politica estera, dove gli scogli sono stati superati sulla base del votare per durare, né sulle riforme dell’economia e del welfare, né sui diritti individuali, come quelli che attengono ai temi eticamente sensibili e alla laicità dello Stato. Le questioni di cui parliamo dividono la sinistra radicale dall’Ulivo (quelle economico-sociali), che a sua volta si divide (Ds-Margherita) sui diritti individuali e sulla laicità dello Stato su cui, invece, convergono i Ds e sinistra radicale. Un pasticcio. Prodi trasuda ottimismo e ogni giorno assicura che all’interno della coalizione l’unità sarà trovata. Ma su questo fronte è possibile ripetere il votare per durare come si è visto anche nel voto della finanziaria? Non facciamo previsioni, ma se dovesse prevalere questa parola d’ordine il divario che oggi divide il governo dai cittadini («Una democrazia senza consenso» scrive Ilvo Diamanti) crescerebbe in modo tale da aprire una crisi democratica...".
Il Riformista, 2 gennaio 2007
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Pur negando la volontà di esprimere previsioni, Macaluso in realtà fa un'analisi lucida dell'attuale vita parlamentare offrendo una prospettiva alquanto sinistra per la sua parte politica nonchè per il Governo in carica. Avrà l'ex migliorista peccato di pessimismo ?

02 gennaio 2007

 
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