"Spero che non ci siano problemi, anche se qui al Senato siamo sull'orlo del burrone. Credo ci sia un problema che riguarda qualche senatore a vita, parlo di Andreotti, ma anche di Pallaro".Tra lo stupore e il fatalismo si fanno largo le parole di Giovanni Russo Spena, capogruppo del Prc al Senato il quale sottolinea che la difficoltà attuale dell'Unione riguarderebbe i Di.Co. ma che, essendo l'apposito Ddl già in Commissione Giustizia, la risoluzione dei contrasti politici è avviata.
Il contrordine giunge direttamente dal Ministro della Giustizia: "E' stato improvvido parlare dei Dico" dice perentorio Clemente Mastella.
Non meglio sul fronte della riforma delle pensioni, compresa la revisione dei coefficienti contributivi, interventi richiesti anche da Bruxelles.
Fa quadrato la Triplice minacciando che se il Governo scavalcherà le parti sociali sulla questione previdenziale "si andrà allo scontro" (Cisl), che non saranno subite "passivamente politiche che non condividiamo" (Uil), che "non sarà una passeggiata", che il sindacato sarà "rigorosissimo nella difesa delle sue posizioni" (Cgil). E poiché la credibilità del Governo, di fronte all’Europa, si gioca in gran parte sulla capacità di portare a termine la riforma previdenziale, visto lo scenario sembra inevitabile una nuova caduta di immagine.
Se è vero che il vento dovrebbe tirare a favore del centrosinistra, giacchè disporrebbe della facoltà di sfruttare i vantaggi della ripresa economica internazionale, è anche vero che potrebbe non bastare una fiducia che si fondasse sul voto determinante dei Senatori a vita. Per Nicola La Torre (Ds) se "dovessero essere determinanti i voti dei senatori a vita si porrebbe un problema politico nella maggioranza". Come un caterpillar va giù duro il Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga secondo il quale "il segretario dell'Udc Cesa ha dichiarato con chiarezza che i senatori del suo Partito (pur senza specificare se tutti quanti...) stasera voteranno contro la fiducia al Governo".
Il dubbio di Cossiga in merito alla compattezza dell’UDC dovesse rivelarsi realistico allora il problema politico non riguarderebbe esclusivamente l'Unione ma anche ciò che resta della CdL.
In quest'ottica vale la pena ricordare che prima della caduta del Governo Prodi le liste presenti in Parlamento erano 23. Oggi sono 25.
Quali altre moltiplicazioni si attueranno prima della fine della legislatura ?
L'intervento al Senato di Romano Prodi, e la sua illustrazione del documento di programma che nulla ha da invidiare ad un memo della spesa, ha evidenziato che non esistono novità sul percorso politico del Governo. Unica variante, la necessità di varare una nuova legge elettorale bocciando però il modello tedesco, tanto caro a Massimo D'Alema, a Rifondazione Comunista e all'Udc.
Questa sera il rinvio di Prodi avrà probabilmente esito positivo ma la strada del rinato Governo sarà tutta in salita, non fosse altro che per la ricerca di concordia con possibili, ma occorrenti, geometrie variabili che saranno l'antidoto del "nuovo" Esecutivo contro le malattie senili che tanto lo tengono in ambasce.
















