Cambiare tutto per non cambiare nulla

"Spero che non ci siano problemi, anche se qui al Senato siamo sull'orlo del burrone. Credo ci sia un problema che riguarda qualche senatore a vita, parlo di Andreotti, ma anche di Pallaro".
Tra lo stupore e il fatalismo si fanno largo le parole di Giovanni Russo Spena, capogruppo del Prc al Senato il quale sottolinea che la difficoltà attuale dell'Unione riguarderebbe i Di.Co. ma che, essendo l'apposito Ddl già in Commissione Giustizia, la risoluzione dei contrasti politici è avviata.
Il contrordine giunge direttamente dal Ministro della Giustizia: "E' stato improvvido parlare dei Dico" dice perentorio Clemente Mastella.


Non meglio sul fronte della riforma delle pensioni, compresa la revisione dei coefficienti contributivi, interventi richiesti anche da Bruxelles.
Fa quadrato la Triplice minacciando che se il Governo scavalcherà le parti sociali sulla questione previdenziale "si andrà allo scontro" (Cisl), che non saranno subite "passivamente politiche che non condividiamo" (Uil), che "non sarà una passeggiata", che il sindacato sarà "rigorosissimo nella difesa delle sue posizioni" (Cgil). E poiché la credibilità del Governo, di fronte all’Europa, si gioca in gran parte sulla capacità di portare a termine la riforma previdenziale, visto lo scenario sembra inevitabile una nuova caduta di immagine.


Se è vero che il vento dovrebbe tirare a favore del centrosinistra, giacchè disporrebbe della facoltà di sfruttare i vantaggi della ripresa economica internazionale, è anche vero che potrebbe non bastare una fiducia che si fondasse sul voto determinante dei Senatori a vita. Per Nicola La Torre (Ds) se "dovessero essere determinanti i voti dei senatori a vita si porrebbe un problema politico nella maggioranza". Come un caterpillar va giù duro il Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga secondo il quale "il segretario dell'Udc Cesa ha dichiarato con chiarezza che i senatori del suo Partito (pur senza specificare se tutti quanti...) stasera voteranno contro la fiducia al Governo".
Il dubbio di Cossiga in merito alla compattezza dell’UDC dovesse rivelarsi realistico allora il problema politico non riguarderebbe esclusivamente l'Unione ma anche ciò che resta della CdL.
In quest'ottica vale la pena ricordare che prima della caduta del Governo Prodi le liste presenti in Parlamento erano 23. Oggi sono 25.
Quali altre moltiplicazioni si attueranno prima della fine della legislatura ?

L'intervento al Senato di Romano Prodi, e la sua illustrazione del documento di programma che nulla ha da invidiare ad un memo della spesa, ha evidenziato che non esistono novità sul percorso politico del Governo. Unica variante, la necessità di varare una nuova legge elettorale bocciando però il modello tedesco, tanto caro a Massimo D'Alema, a Rifondazione Comunista e all'Udc.

Questa sera il rinvio di Prodi avrà probabilmente esito positivo ma la strada del rinato Governo sarà tutta in salita, non fosse altro che per la ricerca di concordia con possibili, ma occorrenti, geometrie variabili che saranno l'antidoto del "nuovo" Esecutivo contro le malattie senili che tanto lo tengono in ambasce.

28 febbraio 2007

Per capire il disincanto

Vorremmo poter interpretare l’umore reale di un elettore di sinistra.
Vorremmo poter sentire se brucia, e quanto brucia, il tradimento delle proprie aspettative, uno dei pochi risultati raggiunti da quel Governo che si appresta a chiedere per la seconda volta la fiducia alle Aule parlamentari.

Nove mesi traboccanti di discordie, di contraddizioni, di personalismi, arretramenti, compromessi al ribasso, mediazioni e riunioni, cercando di cucire e ricucire le spaccature interne capaci anche, paradossalmente, di esautorare il ruolo primario della minoranza dando vita ad un’opposizione interna alla maggioranza.
Ciò che anima l’intimo degli elettori dell’Unione è forse intuibile da questa citazione del recente editoriale di Luca Ricolfi, pubblicata su La Stampa del 23.02.2007, che sull’operato del Premier scrive:
"…ha passato un mese a negoziare con i partiti l’organigramma del governo. Ha tradito fin da subito sia la promessa di non moltiplicare i ministeri sia quella di assegnarne un terzo a donne…Lo spettacolo che ne è venuto fuori, e che il nostro presidente del Consiglio ha il solo (ma fatale) torto di aver tollerato, è quanto di più lontano si possa immaginare dalle aspettative dell’elettore di sinistra, che alla propria coalizione ha sempre chiesto innanzitutto unità, armonia, senso del bene comune, ricevendone ogni sorta di schiaffo… Mentre l’orgogliosa rivendicazione dell’autosufficienza della maggioranza ha reso impossibile ogni dialogo con l’opposizione…"

E che Ricolfi sia un intellettuale di sinistra è assodato. A Claudio Sabelli Fioretti, che domandava al Prof. Ricolfi se fosse di sinistra, egli rispose: "Incontrovertibilmente di sinistra". (Corsera Magazine, Febbraio 2007)

Vorremmo ancora poter percepire se un elettore di sinistra approva la possibile linea politica che Romano Prodi seguirà nel suo intervento in Senato dove, per contenere eventuali dissenzienti della sinistra massimalista, potrebbe non toccare temi ad essa ostili: politica estera, missioni militari, sistema previdenziale, legge elettorale.
E quale sarebbe la sua reazione se i senatori centristi, Udc in testa, dovessero attuare il piano strategico di riserva uscendo cioè dall’Aula al momento del voto, conferendo così un decisivo appoggio al governo Prodi e contemporaneamente snaturando il carattere della coalizione.

Oppure cosa avrà pensato un elettore di sinistra nel sapere che la Rosa nel Pugno non ha firmato il documento in dodici punti presentato dal Premier ai partiti della coalizione all’indomani della caduta del Governo.
Dice Marco Pannella: "Sia io che Boselli abbiamo deciso di non sottoscrivere il documento, nonostante Prodi avesse chiesto a tutti di firmare uno per uno, perchè in vista delle consultazioni di oggi avrebbe rappresentato un voler blindare una soluzione".
Se di amarezza possiamo parlare, la delusione è stata palpabile nel vedere D'Alema battuto, Prodi che si dimetteva e la CdL che esultava, negando al Governo e all’alleanza un futuro stabile.

La sinistra degli sforzi, dei sacrifici, la sinistra delle battaglie potrà fare ancora qualcosa per concretizzare le sue attese senza che gli ideali di una vita vengano gettati al vento ?
Vorremmo poter sentire l’essenza profonda della sinistra, comprendere se ancora crede e cosa spera, o se al contrario, non si trovi che ad affrontare un inaspettato e amaro disincanto.

Foto: Giano bifronte, testa fittile di Vulci (II sec. a.C.)

26 febbraio 2007

Tutti in carrozza, si riparte

Dunque. Prodi si ripresenta alle Camere per la fiducia con un Governo rafforzato nei numeri. In particolare al Senato, dove era caduto, e dove ora dispone di una più solida maggioranza.
Tre voti.

Se Franco Turigliatto lo voterà, per poi bocciarlo su Afghanistan, Tav e pensioni, come egli ha già dichiarato.
Se Ferdinando Rossi lo sosterrà.
Se Rita Levi Montalcini rientrerà in tempo dall’Asia dove si trova.
Se O.Luigi Scalfaro si rimetterà dall’indisposizione che l’ha colpito.
Se Luigi Pallaro voterà la fiducia, ma la trattativa è ancora in corso.
Se Franca Rame si allineerà come ha affermato, salvo dimettersi immediatamente dopo.
Se Marco Follini lo voterà, come ha preannunciato.


Ma il Governo ha aspettative ancor più ambiziose.
Se Sergio Pininfarina non si presenterà a Palazzo Madama.
Se Giulio Andreotti cambierà idea.
Se andrà in porto la trattativa ancora in corso con due senatori della CdL.
Insomma un Governo con una solida maggioranza per garantire un futuro di stabilità.
Come dichiarato dallo stesso Prodi, egli si presenterà "alle Camere per il voto di fiducia nei tempi più rapidi possibili, con lo slancio rinnovato di una coalizione coesa e decisa ad aiutare il Paese in questo difficile passaggio e spingere verso la ripresa economica che è in atto" (La Stampa, 25.02.2007).

Già coesa. Ma più o meno coesa di due settimane fa quando il Premier dichiarava "La maggioranza è coesa e insostituibile...Siamo una coalizione, un team, una squadra…" ?

25 febbraio 2007

Coesione bis

Romano Prodi, logorato nell’immagine, e probabilmente nel sistema nervoso, da nove mesi alla guida del Governo ha deciso di ricorrere alle maniere forti nell’intento di tenere sotto controllo la maggioranza. Il Professore ha preteso, per accettare di continuare a guidare il Governo, che venisse approvato incondizionatamente, dai segretari dei partiti che lo appoggiano, un documento in dodici punti che contiene le linee guida della sua futura azione di Governo.

Irrilevante il contenuto del documento che è in pratica un Bignami delle 281 pagine del programma dell’Unione. E’ invece la richiesta di Prodi di un appoggio incondizionato dai partiti della coalizione a dare un’idea di un crescente stato di confusione e di nervosismo. Tale appoggio infatti non è sufficiente, come ha dimostrato la caduta del Governo sulla politica estera pure votata e appoggiata da tutti i segretari.

Poichè la coesione non si può imporre ma deve derivare da obbiettivi condivisi, Prodi dovrebbe allora, in questa delicata fase della vita della sua coalizione, puntare sui motivi che da sempre l’hanno tenuta unita, mettendo in secondo piano quelli che la dividono.

Se, come pare probabile, il Professore di Scandiano ottenesse un nuovo incarico, egli dovrebbe disinteressarsi della politica estera, del sistema pensionistico, del sistema di infrastrutture del Paese e finanche delle coppie di fatto.
Dovrebbe invece porre al centro della sua azione di Governo la legge Gentiloni, dandole nuovo impulso per colpire Berlusconi, da sempre fine ultimo e nobilissimo della sua coalizione.

Ad un osservatore superficiale potrebbe sembrare un programma troppo modesto per cinque anni di governo ma questa è un’opinione assolutamente errata: per portare a termine il compito occorrerebbe varare infatti innumerevoli provvedimenti.
Si dovrebbe andare dal porre un tetto alla quantità di libri che può vendere la Mondadori, al limitare il numero di polizze che può vendere Mediolanum. E per venire incontro anche alle esigenze di quei nostalgici della sinistra massimalista (verdi compresi) si potrebbe disporre l’abbattimento di Milano 2 e Milano 3.
Pecoraro Scanio potrebbe essere incaricato di individuare un motivo paesistico e potrebbe poi fregiarsi del merito di aver distrutto gli "ecomostri".
Si potrebbe poi procedere alla riforma della Giustizia disponendo che i magistrati di Milano debbano occuparsi esclusivamente delle aziende di Berlusconi, recuperando così al nobile scopo quel dieci per cento del loro tempo che attualmente dedicano alle futili indagini sulle BR.

Se Prodi seguisse la strada maestra qui indicata potrebbe certamente contare sulla rinnovata coesione della sua coalizione che, come un sol uomo, marcerebbe compatta fino all’abbattimento del tiranno.

24 febbraio 2007

Quando l'abito non fa il monaco

Agli osservatori più attenti le avvisaglie della caduta del Governo Prodi si erano già manifestate.
Mentre il Premier dichiarava a La Repubblica che la politica estera del Governo "è condivisa da tutta l’Unione" e la maggioranza è "coesa e insostituibile", un video pirata rendeva noto il pensiero della senatrice Franca Rame che, comodamente seduta sul suo sofà e con poche e semplici parole, esternava la sua vicinanza ai "membri" del Governo, coi quali si sentiva in evidente sintonia, sprigionando lirici sentimenti di coesione.

"Eccolo qui il cazzone…ha la dentiera nuova" affermava la senatrice Franca Rame intenta a guardare in tv il Ministro della Difesa, Arturo Parisi. E quando sullo schermo appariva il Segretario DS, Piero Fassino, l’esponente dell’Italia dei Valori rincarava la dose: "Ma che bugiardi…Bugiardi!" (Studio Aperto, ApCom 18.02.2006)

Ora. Premesso che ognuno nel salotto di casa propria è libero di esprimersi come crede, il frasario di un rappresentante del Senato della Repubblica non può passare inosservato specie quando questo ha dei precedenti rivelati alla pubblica opinione. Ospite di Michele Santoro, ad Anno Zero del 14.12.2006, la Senatrice Rame dichiarò di "essere diventata senatrice senza volerlo (...) Il primo giorno al Senato mi sentivo come una splendida 18enne che andava a sposarsi con un vecchio bavoso...una tristezza, uno schifo (…) Ma io non ho fatto nulla per diventare senatrice...appena l'ho saputo ho pianto disperata" per concludere poi in crescendo: "Il Senato lo definisco il frigorifero dei sentimenti".

Certo, è da comprendere che il logorio quotidiano della vita di senatori costretti ad appoggiare il Governo Prodi comporti anche un notevole stress psicofisico, e per questo la Signora Rame ha la nostra comprensione. Nutriamo qualche dubbio, anche se non possediamo (fortunatamente) elementi di prova, quanto al fatto che il Ministro della Difesa porti una protesi dentaria e sia superdotato. Lo stesso scetticismo, la Signora Rame ci scuserà, vale per l’appellativo di mentitore appioppato al Segretario della Quercia. Ma su un fatto esprimiamo la nostra ferma convinzione:la Senatrice Rame non ha la stoffa, né la moralità, per poter rappresentare un’Istituzione della Repubblica.
Si pone comunque un quesito: se questo è il pensiero di chi ha sostenuto il Governo, quale sarà stata l’opinione di coloro che, nella maggioranza, non l’hanno votato?

23 febbraio 2007

Le ultime parole famose

Intervistato da Massimo Giannini, che gli chiedeva se "il governo Prodi cadrà sulla politica estera", il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, aveva risposto: "Senta, io credo che nel giro di un mese l´Italia è riuscita ad avviare una ricollocazione strategica della sua politica estera. Senza strappi, in modo percepibile e, me lo lasci dire, anche autorevole. Prodi ha dato contributo decisivo. Con i suoi viaggi e i suoi incontri con i leader europei e poi con Putin ha dato un impulso molto forte. Abbiamo fatto veramente squadra". (La Repubblica, 24.06.2006)
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"Un governo che non ha una maggioranza in politica estera non è un governo politicamente legittimato a governare". Così Silvio Berlusconi dopo la battuta d'arresto del governo al Senato sulla base Usa di Vicenza (Corriere della Sera, 03.02.2006) convinto anche che "se questo governo cadrà sarà sulla politica estera".
(Il Giornale 03.02.2006)
Pronta le replica del Premier: "Le dimissioni si danno quando si verifica una crisi reale e profonda. Oggi non ci sono queste condizioni". Romano Prodi ha quindi rassicurato l’avversario: "Quando c’è da tenere la barra del timone ben dritta io la so tenere".
(Corriere della Sera, 03.02.2007)
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La politica estera del Governo "è condivisa da tutta l’Unione" e la maggioranza è "coesa e insostituibile". Così ha dichiarato il Presidente del Consiglio Romano Prodi, al termine del vertice dell’Unione a piazza Santi Apostoli di qualche giorno fa. (La Repubblica, 06.02.2007)
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Come è possibile che le previsioni di Berlusconi si siano rivelate più affidabili di quelle di Prodi ?

Siamo in grado di svelare l’arcano. Il Cavaliere, nelle sua congenita avidità, si è impossessato del piattino del Professore, e si sa, Prodi senza piattino è come Sansone calvo, è come Anteo sospeso a mezz’aria, è come Padoa Schioppa senza tasse, è come Bondi senza Berlusconi. Confuso ed inutile.

Governo Prodi, eutanasia o accanimento terapeutico ?


21 febbraio 2007

Accadde oggi

Se il passato ha un compito è certamente quello di segnare i passi del presente e del futuro. Piacevolmente a volte, dolorosamente spesso.

Nel guardare le sue orme lei torna bambina, in quella campagna bolognese coperta dalla brina delle prime ore del mattino quando, con l’innocenza di una rincorsa dietro i sogni d’infanzia, lasciava scivolare inconsapevolmente le semiautomatiche tra le mani dei partigiani pronti all’ennesima azione contro il nemico, il fascista, il prete, contro colui che era colpevole di stare dalla parte sbagliata.

Ignorava che dietro il suo gioco infantile si celava la prossima vittima, non sapeva che la sua ingenuità avrebbe contribuito a realizzare i disegni, anche quelli criminosi, dei Resistenti.
Il ricordo emerge nei suoi occhi azzurro cielo, lineamenti raffinati che il passare del tempo non ha cancellato.
Laggiù, nella Bassa, angoli d’Italia dove la guerra partigiana si prolungò nel dolore degli anni, disseminando morti ammazzati perchè incarnavano l’opposizione alla realizzazione del sogno comunista.

Le mani di lui rivelano quei passaggi obbligati che hanno ruvidamente segnato la vita. Una vita di sudore e duro lavoro che ha portato con sé una gioventù trascorsa a personificare i proclami di battaglia dei Compagni fino ad obbedire a quella coscienza ormai plasmata e troppo matura da sradicare.

La maschera del riscatto del popolo calzava sul suo volto, l’ostilità verso quei "nemici di classe" era ormai congenita in lui.
Il pensiero, ormai omologato, era arma e baluardo contro anticomunisti, religiosi, industriali, possidenti da combattere con la forza dell’ideologia.
Fu la forza della ragione la sua rinascita quando, poco meno di due decenni fa, alla Sezione non seppero offrirgli quelle rassicurazioni ai timori e allo sgomento che la caduta del Muro aveva sollevato in lui.
Solo allora comprese che il mito era irraggiungibile, che la sua realtà era costruita su vane illusioni.
Un castello di carte che lasciò amare macerie e ferite che ancora sanguinano dietro il suo cammino.

Uomini e donne che nutrono ancora la speranza di poter immaginare una vita capace di lasciarsi alle spalle la tragica eredità della guerra civile e ai quali la società non sa, o non vuole, consentire una riappacificazione


19 febbraio 2007

The Day after

Tra gli striscioni esposti al corteo di Vicenza anche alcuni in difesa dei presunti brigatisti arrestati:
"Fuori i compagni dalle galere, dentro la Digos e le camicie nere" e "Terroristi siete voi, libertà per i rivoluzionari".
Ci dicono che Michele Santoro, forte della sua esperienza maturata in occasione della recente manifestazione della CdL di Roma, stia preparando una puntata speciale di Anno Zero, nel corso della quale saranno intervistati tutti i compagni che hanno esibito questi striscioni. Si potrà così dimostrare che la totalità dei manifestanti era costituita da brigatisti o simpatizzanti.
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Dopo aver rinunciato a partecipare alla manifestazione di Vicenza, come "gesto di responsabilità" in risposta dall’appello di Prodi, il Sottosegretario all’Economia, Paolo Cento, dichiara che la sua presenza alla manifestazione "avrebbe eccitato certi apparati dello Stato…C'è sempre qualcuno che aspetta un pretesto per scatenare un po' di tensioni...In queste ultime ore, c'è un rumore di ferraglia così inequivocabile..."
E ancora: "Io so che esiste sempre la possibili­tà di veder comparire, all'improvviso, qual­che infiltrato…Pezzi di istitu­zioni contrari ai movimenti che lavorano per creare incidenti". E alla puntualizzazione, "Questo è un sospetto gra­ve, onorevole", Cento replica: "Grave? È ancora caldo, credo, il ricordo del G8 di Genova...". (Corriere della Sera, 15.02.2007)

Infiltrazioni di pezzi di Istituzioni ? Con la regia del Ministro dell'Interno ?
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Giuliano Giuliani, padre di Carlo, intervistato ieri da La7 nel corso della manifestazione di protesta contro la base Usa di Vicenza ha dichiarato che se durante gli scontri per il G8 di Genova, nel 2001, si fosse guardato bene "sotto i vestiti neri" dei black-bloc si sarebbero viste "le strisce rosse di alcune divise delle nostre Forze dell’ordine".

Crediamo invece che non ci sarebbe stata una sopresa sotto i vestiti ma dentro la loro testa.
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Incidenti, risse, disordini ma anche stupri. Di questi reati si sarebbero macchiati alcuni militari americani, secondo quanto riferito da Cinzia Bottene, portavoce del Comitato NO Dal Molin intervistata da TV7 RaiUno. Per questi motivi l’ampliamento della base Ederle metterebbe a rischio la sicurezza dei cittadini di Vicenza.
La Bottene, per enfatizzare le problematiche alla guarnigione americana, ha poi precisato che i militari, al rientro dalle missioni, rimangono confinati all’interno della base per periodi fino anche a 6 mesi non partecipando così alla vita sociale della città (!?!?!).
Quindi ? Cosa vorrà dire la Bottene ? Per 6 mesi nessuno stupro ? Non si batte un chiodo ?



18 febbraio 2007

Tornelli alla CGIL

31 ottobre 2003
Bruno Di Giovannangelo, iscritto all'SLC, Sindacato Lavoratori della Comunicazione della Cgil, viene arrestato perchè accusato di far parte delle nuove BR.
Due giorni prima del fermo, Sandro Bondi, prendendo spunto dall'intervista rilasciata a La Repubblica dall'ex brigatista Sergio Segio, afferma: ''Ha teorizzato la presenza delle Brigate Rosse all'interno del movimento rivoluzionario e all'interno del sindacato, e alcune presenze all'interno della Cgil dovrebbero far riflettere...Riconosco alla Cgil i meriti di aver combattuto il terrorismo ma non si può ignorare il fatto che alcuni arrestati di questi giorni facciano parte della stessa Cgil". Non si fece attendere la risposta del Segretario della CGIL, Gugliemo Epifani: "Sono frasi che si commentano da sole" e l'organizzazione "non cadrà in questa provocazione".
(La Repubblica, 29.10.2003)
12 febbraio 2007
Nuovi arresti di brigatisti. Sull'operazione L’Unità scrive: "Dei 15 presunti terroristi arrestati dell'operazione di oggi, sette sono iscritti alla Cigl. Quattro di loro appartengono alla Fiom (Federazione impiegati operai metallurgici) uno alla Filcem (Federazione italiana lavoratori chimici), una alla Filt (Federazione italiana lavoratori trasporti) e uno, dipendente delle Poste, è iscritto al Slc (Sindacato lavoratori telecomunicazione): lo stesso sindacato dove era iscritto anche Bruno Di Giovannangelo, arrestato nell'inchiesta toscana sulle Br. Di Giovannangelo risultò essere la sigla «Mu» trovata nel palmare di Nadia Desdemona Lioce". (L'Unità, 12.02.2007)
Da Bari, dove è in corso il convegno sulle Città del Mezzogiorno e lo sviluppo, arriva la replica di Guglielmo Epifani: "La Cgil non prende lezioni di antiterrorismo da nessuno" (Rassegna.it, 14.07.2007)
14 febbraio 2007
Arrestati altri quattro presunti brigatisti. Uno dei quattro è Angela Ferretti, 33 anni, membro della Rsu di Vodafone, l’azienda per la quale lavora, e componente del direttivo della SLC, il Sindacato Lavoratori della Comunicazione della Cgil.


Intendiamoci. Quì non si vuole criminalizzare la CGIL. Tuttavia è forse lecito chiedere alla stessa quella seria riflessione la cui necessità, suggerita da Bondi nel 2003, fu respinta con sdegno da Epifani. A noi pare ci sia senza dubbio un difetto di vigilanza e se il Segretario non ritiene che la vicenda meriti una riflessione lo invitiamo almeno ad essere grato alla sorte che non ha destinato la Melandri al Ministero dell'Interno. Se ciò fosse accaduto ora egli non sfuggirebbe alla responsabilità oggettiva per le azioni dei suoi sostenitori e probabilmente le sedi del Sindacato verrebbero chiuse, almeno fino all’installazione dei tornelli che avrebbero la meritoria funzione di consentire di esaminare meglio chi entra.

15 febbraio 2007

Prodi: DiCo che siamo coesi

"La maggioranza è coesa e insostituibile...Siamo una coalizione, un team, una squadra dove si vince solo se ci si passa la palla".
Così Romano Prodi, come riportato dal Corriere della Sera del 7 febbraio 2007, si rivolgeva agli alleati di Governo a pochi giorni di distanza dal varo del Ddl sulle coppie di fatto, un testo leggermente sbiadito rispetto all'idea originaria ma comunque condiviso da tutta la maggioranza.
Il Premier poteva manifestare la sua legittima soddisfazione per i risultati raggiunti poichè la sua coalizione aveva abilmente superato anche quest'ultima faticosa prova mostrandosi "coesa" come nelle precedenti occasioni secondo il noto principio: l'Unione fa la forza.

Ora il Ddl sui Di.Co. si appresta ad essere esaminato dalla Commissione Giustizia di Palazzo Madama. Non sarà però l'unico testo sul quale i senatori dovranno lavorare poichè anche Forza Italia ha pronto un suo Ddl in materia. Mossa ovviamente velleitaria che non ha alcuna possibilità di scalfire una così granitica maggioranza.
Pare tuttavia che una maggiore probabilità di creare intralci al Ddl Bindi-Pollastrini ce l'abbiano i Ddl concorrenti presentati da Ulivo, Rifondazione Comunista e da Verdi-PdCI.

Vi chiederete: possibile che ciascuna di queste formazioni abbia presentato un provvedimento in contrasto con quello del Governo ? Certo che no. L'Ulivo non ha infatti presentato un testo in opposizione a quello del Governo, bensì due. Come Rifondazione Comunista del resto.
I Verdi-PdCI invece, per rimarcare una certa differenza, ne hanno presentati tre.
Tutto bene quindi, Prodi può legittimamente e orgogliosamente affermare che la sua coalizione si è dimostrata "coesa" come sempre.

Già, come sempre. Come nel caso della base Usa di Vicenza, del rifinanziamento della missione in Afghanistan o della Finanziaria.
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letture: stupitevi con Gabbiano

14 febbraio 2007

Il fascino della lotta armata

Vecchi scenari, vecchie inquietudini che si riaffacciano, minacciose, su un'Italia che non dimentica.
Non dimentica gli anni '70 quando ad "Alzare il tono dello scontro!" erano Renato Curcio, Alberto Franceschini, Mara Cagol. Non dimentica "L'attacco allo Stato" manifestato col rapimento del sostituto Procuratore Mario Sossi. Non dimentica le vittime dell'estremismo rosso, il Procuratore Francesco Coco, il Presidente della DC Aldo Moro, il sindacalista Guido Rossa, il generale Licio Giorgieri, l'economista Mario Tarantelli, l'ex sindaco di Firenze Mario Conti, il senatore Roberto Ruffilli. Un'Italia che non dimentica neppure il silenzio delle armi che ha anticipato il delitto di Massimo D'Antona, consigliere del Ministro Antonio Bassolino, e l'assassinio del giuslavorista Marco Biagi.
Ad altri nomi, ad altri uomini va il triste merito di estendere l'elenco, Filippo Peschiera, Gino Giugni, persone costrette a regolare i conti con l'eversione di sinistra solo per aver dedicato il proprio impegno al mondo del lavoro.
Oggi le Brigate Rosse, costituite in Partito Comunista politico-militare, avevano designato nuovi bersagli, altri nomi, altri uomini. La sede dell'Eni di San Donato ("un'autobomba..da piazzare in mezzo alle palazzine"), gli uffici di Mediaset e Sky, la redazione di Libero ("semplicemente con la benzina e l'acido si può fare qualcosa d'interessante"), l'ex premier Silvio Berlusconi e la sua abitazione di Milano ("ti levi una bella soddisfazione"), l'ex dirigente Breda Vito Schirone ("ti metti appostato davanti al portone, sarà una cosa lineare, sotto casa sua"), il giuslavorista Piero Ichino ("non è che gli puoi far nient'altro che farlo fuori").
Piero Ichino, uno dei tanti personaggi rimasti indigesti alla sinistra sindacale per le sue posizioni riformiste sul fronte del lavoro. Ex dirigente Fiom-Cgil, ex parlamentare PCI, docente di Diritto del Lavoro alla Statale di Milano, Ichino ha forse provocato lo strappo definitivo con un disegno di legge che fissa parametri di valutazione per l'efficienza dei dipendenti pubblici. Ma è forse con la sua tenacia nel sollecitare alle forze parlamentari una ottimizzazione della Legge Biagi che il Professore ha suscitato il maggior sdegno nelle organizzazioni eversive.
"Da una parte e dall'altra se ne è fatto un simbolo: bandiera da sventolare per gli uni, da abbattere per gli altri; indifferenti tutti a che cosa prevedesse davvero. Solo qualche anno dopo — ed è cronaca delle ultime settimane — ci si è accorti, dati alla mano, che quella legge non aveva prodotto alcun aumento del precariato e anzi forniva, con le norme sul «lavoro a progetto», alcuni buoni strumenti per combattere l'abuso del lavoro precario...il lavoro è materia che scotta...Chi non si rassegna a omologarsi con il «pensiero corazzato» dell'un campo politico o dell'altro rischia di trovarsi isolato e schiacciato tra le opposte faziosità. Viene temuto come il demonio dalle vestali di quel «pensiero corazzato», perché il suo discorso problematico squalifica i loro slogan facili, le loro scorciatoie concettuali". (P.Ichino, Corriere della Sera 13.02.2007).


Armi, piani segreti, riunioni strategiche, obiettivi che la Procura di Milano, con encomiabile supporto operativo delle Forze dell'Ordine, ha meritoriamente svelato e arrestato sul nascere.
Se il progetto rivoluzionario abbia raggiunto il suo epilogo o se si tratti di una sola battuta d'arresto sarà storia dei prossimi giorni.
Certamente la rivendicazione e la minaccia che ha raggiunto oggi la redazione milanese del Corriere della Sera lascia aperti molti interrogativi: "Devo darle un comunicato delle Brigate Rosse nulla resterà impunito e la bandiera che è caduta l'abbiamo ripresa in mano. Colonna Walter Alasia", un disegno criminale che i brigatisti puntano a concretizzare col supporto delle lotte sociale dei movimenti di massa riportando alla dura realtà quella strategia della tensione che l'Italia non dimentica.

13 febbraio 2007

Tasse, queste sconosciute

"E’ stata cancellata la tassa sui telefonini".
Lo ha dichiarato, nel corso della trasmissione Ballarò, il Vicepremier Francesco Rutelli.
Anomalia notata anche da Benedetto Della Vedova, Riformatori Liberali: "In realtà – scrive il deputato di Forza Italia - la tassa di concessione governativa sui contratti di abbonamento delle utenze telefoniche mobili (gettito 600 milioni di euro) è rimasta immutata. Il Governo ha invece, con una mossa ottusamente dirigista e populista, abolito per decreto il costo di ricarica; il che sarà compensato da un aumento delle tariffe e non comporterà alcun risparmio per i consumatori…Per consentire risparmi occorrerebbe abolire la tassa sugli abbonamenti, che è la vera causa della "bolla" dei costi di ricarica e che costa agli utenti più del doppio".
Ma Della Vedova, che ha annunciato la ripresentazione, come emendamento al Decreto-Bersani, della PdL per l’abolizione della tassa sugli abbonamenti, probabilmente non si rende conto che Rutelli era in buona fede quando affermava che il Governo ha abolito la tassa sui telefonini.

Il Vicepremier certamente intendeva il costo di ricarica.
Se così è, tuttavia, si pone un problema serio: il Governo delle tasse, dopo averne inventate o aumentate alcune decine, dimostra di non sapere cosa esse siano. Rutelli confonde un costo corrisposto ad una società privata, che è se mai più simile ad un canone di abbonamento, con una tassa.
In compenso il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, confonde una tassa (di possesso del televisore) con un canone (di abbonamento alla RAI).

Sarà per questo che il Governo non si capacita del fatto che i cittadini lamentano un aumento delle tasse ? Perché esso crede di aver sì aumentato i canoni di abbonamento, ma di aver in compenso diminuito le tasse ?
Forse il Governo, come Rutelli, è in buona fede, solo non sa di cosa parla.

12 febbraio 2007

Fratelli coltelli

Che sia effimera la politica estera del Governo di Romano Prodi è innegabile anche all’interno della stessa maggioranza che, sottolineando le sue diversità e contraddizioni, stenta a trovare una linea condivisa ma, al contrario, suscita una sempre più concreta visione di inaffidabilità dell’Italia sul piano internazionale.

Alla vigilia del voto in Aula sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan prendono corpo i richiami della sinistra comunista al voto contrario, un tam-tam a cui i moderati non intendono rispondere.
La replica del Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ai 6 ambasciatori di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Paesi Bassi, Australia e Romania appoggiata dal Romano Prodi che si è detto "sorpreso per l’iniziativa", acuisce la tensione fra Italia e Usa, dissapori che sembrano un presagio per il rinnovato antiamericanismo dell’attuale Governo.
Per il titolare della Farnesina la missiva firmata dai diplomatici dei Paesi alleati, che chiedevano una conferma dell’impegno militare italiano a Kabul in ambito Nato, "si presta a essere interpretata come un’inopportuna interferenza esterna in un processo decisionale di esclusiva competenza del governo italiano".

Non leggere in una tale presa di posizione del Governo un crescente antiatlantismo è pressoché impossibile. Non contemplare nello specifico un conflitto diplomatico sarebbe un’illusione inutile.
E se al Premier sembra che i problemi siano risolti perché "è giusto che, dopo otto mesi di governo, tutti noi siamo consapevoli di come l'Italia ha cambiato passo in politica estera. E lo ha fatto a testa alta" poichè "siamo una squadra dove si vince solo se ci si passa la palla", al contrario le tensioni nell’Unione evocano quelle tra Roma e Washington.


L’irritazione è alimentata dalla notizia del rinvio a giudizio, da parte della Procura di Roma, di Mario Lozano, il militare statunitense che nel 2005, a Baghdad, aprì il fuoco contro l’auto sulla quale viaggiavano Nicola Calipari, Giuliana Sgrena e Andrea Carpani. Il marine, accusato di omicidio volontario e duplice tentato omicidio, non sarà estradato come invece richiesto dalla magistratura italiana che dovrà celebrare il processo in contumacia.
Non lasciano alcun dubbio le reazioni USA. Terry Davidson, responsabile delle comunicazioni per l'Europa: "Gli Stati Uniti e l'Italia hanno condotto insieme un'approfondita inchiesta congiunta su questo caso, che consideriamo chiuso". Bryan Whitman, portavoce del Pentagono: "La macchina correva troppo. Lozano rispettò le regole d’ingaggio".

Ancora gli Usa, ancora l’Italia dove, con l’approvazione dell’odg del centrodestra che sosteneva la relazione del Ministro della Difesa sull'ampliamento della base Ederle di Vicenza, si è consumato non solo uno smacco per l’Unione ma anche, e soprattutto, la presa d’atto di un dato politico che mobilita anche il Capo dello Stato: "Alla luce di quanto accaduto è necessario un chiarimento politico all'interno della maggioranza"
è stato il monito di Napolitano al Governo. Un paradosso istituzionale che mina la credibilità politica dell'Esecutivo e l’attendibilità internazionale dell’intero Paese, un nonsenso che resterà documentato nei resoconti stenografici di Palazzo Madama: una maggioranza che, anziché accogliere l’appoggio fornito dall’opposizione che al Senato è manna dal cielo, riesce a votare contro il proprio Governo decretando così la sua sconfitta.

Ma, come nelle migliori tradizioni populiste, l’Unione persevera. Alla manifestazione nazionale di protesta contro la Base Usa di Vicenza, del 17 febbraio, hanno aderito anche Pdci, Prc e Verdi, oltre ad associazioni, movimenti e sindacati e poco importa il via libera concesso all’operazione da un Istituzione della Repubblica. Come un segugio, fedele alle sue incoerenze, il Governo protesterà contro se stesso.

Se non fosse tutto vero ci sarebbe da ridere. Ma oggi la verità ci rende più che preoccupati.

10 febbraio 2007

La sua Africa

Dopo la rivelazione di un settimanale, confermata da alcuni presenti, secondo il quale Giovanna Melandri avrebbe partecipato a serate mondane nella villa in Kenya di Flavio Briatore, a chi l'ha accusata di intelligenza col nemico, il Ministro diessino ha replicato seccata:

"Nessuno mi ha mai accusata di intelligenza. Foss'anche col nemico!"

08 febbraio 2007

...e pluralismo fu

Dopo una lunga e tormentata riflessione, il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni è giunto alla conclusione che in TV c'è troppa pubblicità perchè "una delle conseguenze della posizione dominante di un'impresa sul mercato è che la pubblicità viene venduta a prezzi ridicoli" (Adnkronos, 01.02.07) e perchè "i prezzi irrisori degli spot sono un fenomeno che è stato alimentato dal duopolio televisivo" (Italia Oggi, 02.02.07). Per favorire un rialzo dei prezzi, il Ministro, avvalorando la mission del suo Ddl, suggerisce di aprire il mercato a nuovi operatori aumentando così la concorrenza.
Tutto bene, ma ora chi glielo dice a Bersani che le sue "liberalizzazioni" provocheranno un aumento dei prezzi?
Passando a cose serie, come ha anche rilevato il Presidente della RAI, Claudio Petruccioli, "all'ingrosso la distribuzione percentuale vede la Rai al 37%, Mediaset al 34% e Sky al 29%".Non solo. Lo stesso Petruccioli, nella sua audizione a Montecitorio, ha affermato che gli analisti prevedono che "la tendenza degli ascolti sia in salita per le satellitari, e anche i ricavi ne saranno presumibilmente influenzati" e comunque già oggi, in tema di ricavi, "non si può più parlare di duopolio". (Adnkronos, 01.02.07)
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Quale sarà quindi l’effetto del Ddl Gentiloni?
Esso ridurrà la quota di mercato pubblicitario di Mediaset dal 63% al 45%.
Proporzionalmente, la percentuale di ricavi di Mediaset sull’intero fatturato delle emittenti televisive, scenderà dal 34% al 24%. Contemporaneamente è previsto un aumento della quota di Sky per effetto dell’aumento degli abbonamenti (attualmente Sky detiene circa il 95% di questo mercato ma non è toccata dal Ddl Gentiloni). La RAI aumenterà di oltre un punto percentuale per effetto dell’aumento del 5% del canone.
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A parità di altre condizioni dunque, il Ddl in discussione modificherà come segue le quote di mercato dei primi tre operatori televisivi:

oggi: RAI 37% - Mediaset 34% - Sky 29%;
col Ddl Gentiloni: RAI 38% - Sky 29% - Mediaset 24%
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Inoltre, sia RAI che Sky potrebbero ulteriormente avvantaggiarsi spartendosi quel 10% di mercato sottratto a Mediaset. Supponendo che siano in grado di assorbirne almeno il 50%, la situazione finale sarebbe: RAI 42% - Sky 30% - Mediaset 24%, e il pluralismo sarebbe finalmente salvo.


07 febbraio 2007

Italie mon amour

Il clamore suscitato dal caso-Scalzone induce a qualche riflessione: perché la Francia ha sempre rifiutato l’estradizione di quanti in Italia sono stati condannati per reati di terrorismo? Perchè Mitterand dall’85 garantì asilo politico a tutti i terroristi, alla semplice condizione che rinunciassero alla lotta armata? Perché una semplice dichiarazione di intenti avrebbe potuto emendare un passato di sangue?
Poiché la Francia, al pari dell’Italia, è indubitabilmente un Paese democratico ci deve essere una evidente insanabile divaricazione fra i due Paesi sul modo di percepire gli anni di piombo.

La Francia deve aver identificato i terroristi italiani come altra cosa da quello che sono sembrati in Italia: dei gruppi dediti alla lotta armata contro uno Stato democratico nel tentativo di instaurare un diverso ordine politico. Viene difficile pensare, infatti, che uno Stato democratico, quale è la Franci, offra asilo a chi combatte la democrazia. Quale è stata quindi l’opinione della Francia nel corso degli anni?


Sul quesito ci viene in soccorso un’intervista, pubblicata da La Repubblica il 5 marzo 2004, a Philippe Sollers, scrittore francese, che argomentando in merito alla richiesta di estradizione di Cesare Battisti, inoltrata alla Francia dall’Italia, dichiarò fra l’altro: "...in Italia c’è stato anche un terrorismo di Stato molto importante in quegli anni: è stata una vera guerra civile e sociale".
L’Italia era quindi uno Stato terrorista. Per chi ha vissuto l'Italia di quegli anni, ed è in grado di giudicare con un minimo di obbiettività, l’affermazione è del tutto paradossale e spinge a chiedersi quale ne sia la fonte, da dove Sollers tragga ispirazione.
La risposta la si può trovare facendo un passo indietro nel tempo, immergendosi in quelle atmosfere ed esaminando le posizioni assunte da buona parte dell’intelligentia nostrana, sempre pronta a firmare un appello o un documento contro i servitori dello Stato, come il commissario Calabresi. Forse per omologazione o per sentirsi alla moda, ancor più che per convinzione, perché riesce difficile credere che tanti pensatori fossero ciechi e completamente estranei alla realtà.

Fu così che un documento in cui Calabresi era definito "commissario torturatore" fu firmato fra gli altri da: Bobbio, Colletti, Villari, Fellini, Soldati, Zavattini, Comencini, Cavani, Bertolucci, Lizzani, Pontecorvo, Bellocchio, Samperi, Gregoretti, Loy, Pasolini, Guttuso, Levi, Laterza, Einaudi, Feltrinelli, Hack, Aulenti, Pomodoro, Moravia, Eco, Maraini, Siciliano, Bevilacqua, Levi, Terracini, Amendola, Paletta, Benvenuti, Carniti, Scalfari, Bocca, Colombo, Calamandrei, Barbato, Rognoni, Cederna, Terzani, Zevi, Negri, Ripa di Meana. (L'Espresso, 13 giugno 1971)
Numerosi intellettuali furono pronti anche a sostenere gli esponenti di Lotta Continua indagati dalla Procura di Torino con le parole:
"Testimoniamo pertanto che, quando i cittadini da Lei imputati affermano che in questa società l’esercito è lo strumento del capitalismo, mezzo di repressione della lotta di classe, noi lo affermiamo con loro. Quando essi dicono se è vero che i padroni sono dei ladri, è giusto andarci a riprendere quello che ci hanno rubato, lo diciamo con loro. Quando essi gridano lotta di classe, armiamo le masse, lo gridiamo con loro. Quando essi si impegnano a combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato fino alla liberazione dai padroni e dallo sfruttamento, ci impegniamo con loro".
Un fulgido esempio di prosa rivoluzionaria che fu sottoscritto da 50 intellettuali tra cui, i più insigni, Eco, Mieli, Argan, Ginzburg, De Mauro.

Poiché in Francia vi era una solida base di intellettuali pronti a fare da cassa di risonanza all’immagine che veniva data del nostro Paese, ecco spiegata l’indulgenza data Oltralpe a chi in Italia era stato condannato da uno "Stato terrorista".
Probabilmente per spiegare la posizione della Francia non ci si può limitare alle questioni esaminate, sarebbe troppo semplicistico, esse possono però costituire una ragionevole base di partenza per un approfondimento.
Da leggere: eccellente Parbleu

04 febbraio 2007

Lo sport come alibi

Scene di guerriglia urbana che si ripetono e che a Catania, a margine di un incontro di calcio, hanno lasciato a terra il cadavere di un poliziotto e centinaia di feriti.
Fatti analoghi sono già accaduti in passato senza che si sia ancora trovata una soluzione se non quella, del tutto apparente, si sospendere i campionati di calcio.

Viene da chiedersi perché in Inghilterra siano riusciti a debellare il fenomeno degli hooligans mentre in Italia sembra impossibile impedire ciclici scoppi di violenza ma anche scontri fra tifoserie o manifestazioni di intolleranza varie.
La risposta sta forse nell’idea tutta italiana che lo sport, e i fenomeni da esso ispirati, siano cosa diversa dalla vita reale. In Inghilterra gli hooligans sono delinquenti, in Italia coloro che provocano gli scontri, come a Catania, sono tifosi e la sospensione dei campionati di calcio avvalora il principio secondo cui il calcio è un insieme unico e a sé stante.
Se così non fosse si sarebbero dovuti considerare i fatti per ciò che sono: episodi di delinquenza comune che come tali devono essere contrastati e perseguiti, tenendo sempre presente che la responsabilità penale è una responsabilità individuale non trasferibile ad una categoria, né a quella dei tifosi né ad altre.

Se si fossero tenuti presenti questi elementari principi non sarebbe stato nemmeno ipotizzabile sospendere le competizioni, esattamente come non è ipotizzabile chiudere tutte le banche italiane dopo una rapina nel corso della quale sia stata uccisa una guardia giurata.
Interrompere i campionati poi, oltre a criminalizzare la categoria dei tifosi nel suo insieme, offre ai delinquenti una ulteriore forte arma di ricatto nei confronti dell’industria calcistica.

Capitolo a parte merita il contrasto alle azioni criminali da parte delle forze dell’ordine, anch’esso condizionato dall’idea che chi partecipa a queste azioni di guerriglia non è un delinquente ma un tifoso ottenebrato dalla sua passione (e sarebbe meno grave?). Come tale quindi non va trattato severamente, un po’ come un no-global che tira una molotov o che cerca di colpire un carabiniere in servizio con un estintore.
E in questi casi si sa, se muore un poliziotto è normale, fa parte dei rischi del mestiere. I politici, dopo un paio di giorni di esecrazione per chi ha commesso il fatto e una commossa partecipazione al dolore della famiglia, possono passare a cose più importanti.
Se muore un assaltatore mascherato le cose invece si complicano. Se ne parla per anni, se ne fa oggetto di battaglia politica, si dedica all’assaltatore caduto nell’adempimento della sua missione una sala del Senato, si offre, quale segno di solidarietà, un seggio parlamentare alla madre.

03 febbraio 2007

A volte ritornano

Sarebbe contento Gian Battista Vico. Dopo l'era delle tanto sbandierate, e spesso mal riuscite, privatizzazioni l'Italia si appresta ad una nuova era di nazionalizzazioni.

La politica annunciata dal presidente venezuelano Chavez non ha trovato insensibile il nostro Governo che, dopo un primo fallito tentativo di nazionalizzare la rete Telecom grazie al consigliere del Premier Angelo Rovati, ha ora affinato la strategia.
La costituzione del Fondo Infrastrutture Italiano F2I prelude forse alla nascita di una nuova IRI in grado di assumere il controllo delle grandi reti infrastrutturali di Enel, Snam e Telecom. L'idea potrebbe essere quella di nominare Romano Prodi presidente di F2I al fine di rimuoverlo anticipatamente dalla carica di Presidente del Consiglio. Egli, per senso di responsabilità e, soprattutto, per il bene del Paese, potrebbe accettare il nuovo incarico mettendo a disposizione la sua comprovata esperienza maturata nel settore.

Si potrebbe successivamente aprire un'era di nuove grandi privatizzazioni che, come la precedente, consentirebbe di regalare agli amici i beni dello Stato.
E se qualcuno si dovesse opporre alla manovra ? Niente paura. Come nel caso SME egli potrà essere inquisito e il mancato beneficiario della svendita potrà anche chiedergli i danni.
Fortunato quel Paese che, dopo la serietà al Governo, potrà giovarsi anche della serietà alle Partecipazioni Statali.

01 febbraio 2007

 
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