30 marzo 2007

La Coop sei tu

Prima la vendita dei medicinali da banco. Poi la distribuzione dei carburanti per auto.
E’ un mercato in continua crescita quello della Coop, fiore all’occhiello della grande distribuzione italiana, ormai abile a suggerire al Governo Prodi anche opportuni provvedimenti di legge, come avvenuto con le spacciate "liberalizzazioni" del Decreto Bersani.

Così, non pago delle concessioni riservate alle aziende "di famiglia", l’Esecutivo accorda ulteriori nullaosta per allargare gli interessi economici delle Coop rosse.
Un accordo stipulato con Telecom Italia, che metterà a disposizione le sue reti di trasmissione, consentirà ai cellulari si sbarcare anche nei 1.302 punti vendita Coop dando vita a "Coop Voce", il primo operatore mobile virtuale. (LaStampa, 29.03.2007)
Pertanto, oltre alla distribuzione commerciale, rappresentata dalla Coop, al mondo bancario e alle assicurazioni, rappresentati da Unipol, si apre il mercato delle telecomunicazioni, un altro passo che garantirà alla sinistra italiana un rafforzamento economico di indubbio valore.

Ma poiché le sorprese non finiscono mai, alla grande distribuzione Coop arriva anche un servizio legale di "consulenza matrimoniale" specializzato "su questioni di famiglia, separazioni comprese" (Italia Oggi, 02.02.2007). Grazie all’abilità della politica commerciale a marchio Coop, sembra che siano già allo studio diverse iniziative promozionali.
Per i clienti di origine islamica ci sarà la promozione 2x3, paghi le prime due separazioni mentre quella dalla terza moglie è gratis. Per i clienti monogami che si separano entro il 30 aprile è previsto un buono sconto del 30% sulla prossima separazione da usufruire entro sei mesi dalla precedente. Infine, dopo la terza separazione in 18 mesi, viene offerta una consulenza gratuita per trovare una nuova anima gemella. Testimonial d'eccezione i Ministri Bindi e Pollastrini.

C’è poi la ciliegia sulla torta. Il Ministro Bersani, accusato dal centrodestra di aver favorito le cooperative con la revoca degli appalti per l’Alta Velocità, aveva respinto l’addebito perché "anche le cooperative sono tutte dentro i raggruppamenti per l'Alta velocità". Pronta la replica dell'AGI, Associazione delle Imprese Generali, la quale precisava che le "cooperative sono effettivamente titolari di lavori per la TAV ma esclusivamente nei tratti non interessati dal provvedimento di revoca" da parte del Governo.

In sintesi quindi assistiamo ad una proliferazione di attività commerciali nella quali la LegaCoop riverserà non solo le proprie energie ma anche i privilegi fiscali di cui gode ovvero le agevolazioni relative alle imposte dirette come la non tassabilità del 30% degli utili annuali e la deducibilità del 3% dell’utile d’esercizio destinato ai fondi mutualistici.

Ora. Che le Coop rosse esercitino variegate attività è evidente. Che gran parte di queste abbiano finalità di speculazione privata è una certezza. Le trovate del Governo hanno, in questo contesto, il sapore della beffa per i commercianti, i titolari di aziende private e per tutti quei dipendenti che ancora restano in attesa del promesso taglio del cuneo fiscale sul costo del lavoro e che, contrariamente alle Cooperative, hanno ricevuto finora solo un inasprimento della tassazione nonché una limitazione ai contratti di impiego.
In conclusione se per Fassino non "abbiamo una banca" amica si cerchi almeno di avere amici con un bel conto in banca.
Perché si sa, chi trova un amico trova un tesoro. Meglio se è un amico che ti deve gratitudine.

26 marzo 2007

Sinistra di guerra e di governo

Ci sono due chiavi di lettura.
Quella limpida della constatazione della realtà e quella appannata della minimizzazione.
La politica è anche questo, un andirivieni di variegate posizioni che sanno generare equilibrismi che rischiano di frantumarsi.
Perché laddove la coerenza non è di casa è facile restare impantanati nelle gabbie dell’ideologia oppure sconfessare quest’ultima a vantaggio degli interessi di parte.

Assistere in un sol giorno alle contestazioni di tre influenti esponenti del Governo non è proprio consuetudine. La giornata è stata piuttosto grigia per il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, duramente criticato all’Università La Sapienza di Roma per aver abbandonato la scelta pacifista in nome della sua partecipazione al Governo. Agli slogan "Vergogna assassino, guerrafondaio, buffone" Bertinotti, dopo aver invocato le scuse dai manifestanti, ha lasciato correre.
"Facciamo la politica, non è un pranzo di gala…", si è lasciato andare il Presidente.

Non se l’è cavata meglio il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, preso di mira a Firenze da Azione Giovani. "D'Alemullah go home" l’accoglienza riservata al titolare della Farnesina. Stessa sorte è toccata al Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che a Roma ha subito analoghe contestazioni da frange studentesche per la sua posizione sui Dico e "per sottolineare l'incoerenza di chi fa parte di una maggioranza e di un governo pur non condividendone le posizioni".

Già. Le posizioni, che variano, cambiano e si modificano secondo logiche di potere provocando quell’amarezza che la piazza fa fatica a digerire.

Perché per la piazza, oggi più distante che mai dai palazzi della politica, non deve essere facile soffocare i dogmi di una vita in cambio di una rappresentanza temporanea di Governo, e perché il voto in favore del Decreto sul rifinanziamento delle missioni internazionali, annunciato anche dalla sinistra massimalista, non coincide con i disegni della non-violenza e dell’italico pacifismo ad oltranza.
La gestione del Governo della vicenda Mastrogiacomo ha scardinato le regole dei principi politici, un ribaltamento di ruoli e posizioni inaspettate alla piazza, che oggi lamenta la sua delusione. Da un lato Forza Italia, An e Lega che presumibilmente a Palazzo Madama si asterranno sul Decreto sulle operazioni italiane all'estero, stravolgendo i classici valori Dio-Patria-Famiglia di una destra sempre più solitaria.
Dall’altro Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti italiani ad elemosinare i necessari consensi dal nemico giurato dell’Udc per la sopravvivenza del Governo, in nome di un pacifismo ormai sempre più remoto che sa di tradimento delle nostre Forze Armate.


24 marzo 2007

Giuro e spergiuro

I delusi potrebbero dire che con il varo della Finanziaria 2007 anche le lacrime dei cittadini prima e dei contribuenti poi stanno esaurendosi.
Gli infuriati che non arrivano a "comperare il latte per i neonati a fine mese".
Gli accomodanti potrebbero affermare che sì, siamo guidati da un governo che qualche problema di "coesione" lo mostra, ma poiché la Fiducia non è fatta di soli voti, l’ottimismo fa ancora capolino fra costoro.
I realisti potrebbero sostenere che lo strappo occorso con gli Stati Uniti e le osservazioni mosse dall’Europa, in seguito alle iniziative italiane per la vicenda Mastrogiacomo, è stato toccato il fondo, che la credibilità del Paese è prossima allo zero, che il rischio di azioni e minacce terroristiche è alto.

Tutto da rifare invece. E’ necessario calibrare le proprie reazioni e rivalutare il vissuto, in eccesso o difetto, a seconda delle proprie necessità quotidiane. Perché quando si è giunti sull’orlo del precipizio, due sono solitamente le possibilità: tornare sui propri passi o gettarsi nel vuoto.
Il Governo ha invece ideato una terza eventualità: quella di camminare sul ciglio del baratro, restando lì, in bilico fra menzogna e verità.
Perché quando il Segretario dei DS, Piero Fassino dice: "Il condono non sarà mai uno strumento ordinario di governo come invece lo è stato con le politiche di Tremonti. Sono disposto a giurarlo", noi saremo anche disposti ad emulare Icaro per fuggire all’ipocrisia, ma l’istinto di sopravvivenza prevale ancora una volta.

Affermare che l’attuale Governo non intende seguire la politica dei condoni ed essere disposti a giurarlo è un’evidente falsità.
Il Governo Prodi, dal suo insediamento ad oggi, ha prodotto ben quattro condoni.

- Indulto. Con il provvedimento di clemenza sono stati scarcerati, fino a novembre 2006, oltre 18.000 detenuti. A queste va aggiunto il numero dei soggetti usciti dal carcere per misure alternative alla detenzione, circa 4.000 unità.
- Finanziaria 2007, Art. 177: misure per promuovere l’occupazione e l’emersione del lavoro irregolare. Si offre la possibilità al datore di lavoro di regolarizzare la sua posizione pagando i contributi sul lavoratore evasi, anche versando parte del sommerso in comode rate per cinque anni, come nelle migliori televendite commerciali;
- Crediti agricoli. La sanatoria sui crediti che l'Inps vanta nei confronti dei contribuenti agricoli rischia inoltre di provocare un aumento del debito pubblico 2006 di oltre 11 mld di euro, circa lo 0,8% del Pil, a causa della riclassificazione delle cartolarizzazioni Inps in circolazione.
- Decreto Milleproroghe. Le amministrazioni con i conti del 2006 in rosso non pagheranno alcuna sanzione per aver violato in patto di stabilità. Nel testo si legge che "per l’anno 2007 agli enti che non abbiano rispettato per l’anno 2006 le regole del patto di stabilità interno non si applicano le disposizioni previste dall’articolo 1, comma 561, della legge 27 dicembre 2006, n. 296".

Prendiamo atto dunque che non esistono condoni di destra e condoni di sinistra. Esistono i condoni. Magari per addolcire la pillola questi si possono rinominare in sanatorie, abbuoni, esoneri.
Da queste parti si preferisce il classico ma efficace "colpo di spugna", con la stessa franchezza che farebbe onore anche ad un Governo responsabile ed intellettualmente onesto.

21 marzo 2007

Ne è valsa la pena ?

Era nell’aria. Scontato ai più che ciò accadesse. Ed è accaduto.
E’ toccato ad un nostro soldato restare ferito, seppur lievemente, dal fuoco nemico.
Se è la provincia di Farah, zona ad ovest di Kabul sotto comando italiano, ad essere stata teatro dell’attacco sferrato dalle milizie talebane, la situazione non è certamente migliore nel resto dell’Afghanistan. La missione Isaf non è una missione di peacekeeping, la missione Isaf è una missione combat.
Unica variante le regole d’ingaggio alle quali i nostri militari devono rispondere in virtù della dislocazione: impegnati a Kabul e Herat, e non a sud dove gli scontri con i talebani sono cruenti, le truppe italiane hanno a disposizione solo strumenti di difesa e non di offesa, come sarebbe logico in un contesto di guerra.

Apprensioni nutrite non soltanto da chi scrive. Dal Palazzo di Vetro dell’Onu anche il Ministro della Difesa ammette il pericolo: "Purtroppo devo dire che la guerra, la guerriglia sta arrivando anche ad Herat e non credo che le truppe italiane siano in una buona situazione. Stiamo andando ad affrontare momenti difficili".
La sordità italiana sembra essere finora la carta vincente. Fin dall’inizio dell’operazione Achille sono stati posti i dinieghi del Premier Prodi alla richiesta del suo omologo inglese, Blair, per un rafforzamento dell’impegno militare dell’Italia in Afghanistan.

In un contesto pressoché di isolamento volontario, ecco che l’Italia vive il dramma del sequestro di un connazionale liberato non grazie al lavoro dei Carabinieri del Ros e del Sismi, ma alla ostinazione di una delle maggiori Ong presenti sul campo afghano. Scalzati i canali ufficiali, su indicazione della Farnesina, Gino Strada ha ottenuto dal Governo italiano il via libera alle trattative con rapitori di Daniele Mastrogiacomo, che si sono concluse con il rientro a casa del collega de La Repubblica.

Ne è valsa la pena ? Umanamente non vi è alcun dubbio, politicamente è doveroso nutrire qualche lecita perplessità.

Mentre un incursore del Col Moschin opera con la sola arma della difesa, un giornalista fa il proprio mestiere con l’arma spuntata dell’attacco. Il primo per rispondere ad un categorico, ma incomprensibile, ordine militare. Il secondo per rispondere ad un ammirevole, ma avventato, ordine deontologico.
Imprudente la contropartita per il rilascio di Mastrogiacomo, con la disposizione del governo afghano, su sollecitazione italiana, di scarcerare 5 terroristi talebani. Dunque il costo politico pagato dall’Italia per la liberazione del giornalista è alto.
Ma diviene paradossale quando alcuni leader prospettano la partecipazione di fondamentalisti ad una Conferenza internazionale sull’Afghanistan, avviando così una legittimazione e un riconoscimento politico del nemico giurato dell’Occidente.

Se il nostro soldato avesse perso la vita chi avrebbe spiegato ai suoi familiari che al tavolo delle trattative l’ospite d’onore sarebbero stati da lì a poco i talebani ?
.
letture: un graffiante Bisquì

20 marzo 2007

La fortuna quando meno te l'aspetti

Riflessioni sulla sorte di Cesare Battisti.

Nella sua intensa vita ha vissuto anni di esilio dorato, in Francia, protetto e coccolato ma pur sempre esule. Ha assaporato il tradimento di Marianna che lo concedeva, estradato, all’Italia.

Ha messo in atto una fuga seguita da un lungo periodo di latitanza in Brasile, costretto a spostarsi continuamente da una spiaggia all’altra, a procurarsi sempre nuovi e più costosi documenti.
Impedito a perseguire le piccole gioie della vita: un caffè con gli amici lontani, una passeggiata serena, senza la necessità di girarsi continuamente per individuare tra la folla un possibile inseguitore. Ha vissuto insomma anni di angoscia e sacrificio.

Finalmente una grigia mattina come tante altre, nella assolata spiaggia di Copacabana, improvvisa è giunta la liberazione, rappresentata da uomini in divisa. Un arresto, e poi finalmente il ritorno nell’amata Patria.

Egli può fin da ora pregustare il rientro trionfale. Lo aspetta per certo un ruolo nel Governo nazionale dove sono in ansia tanti vecchi amici: Roberto Del Bello, Sergio D’Elia, Daniele Farina. Solo un po’ di tristezza per la Susanna che forse non incontrerà perché non fa più parte della compagine governativa. Ma il pensiero è presto scacciato, come una mosca fastidiosa, dalla consapevolezza che è definitivamente superato il tempo dei passi furtivi tra la folla, gli occhi bassi, la paura di essere riconosciuto.
Nel futuro ci sono passeggiate lente, quasi ciondolanti per poter assaporare il primo sole del mattino. Un caffè seduto al bar di una via del centro, ad osservare il via vai di tanti uomini e donne che inseguono un dovere, un desiderio, un’idea di emancipazione. Egli cercherà le zone più frequentate per mescolarsi alla folla con la testa alta e lo sguardo fiero di chi è e si sente un po’, ma solo un po’, superiore ai tanti che lo circondano senza vederlo. Con lo sguardo deciso di un uomo delle Istituzioni. E camminando verso Palazzo Chigi godrà del rispetto dei commessi e della deferenza che è dovuta al potere.
Forse non gli verrà dedicata una stanza al Senato come a quel suo giovane erede che si immolò per difendere un ideale per dare un contributo a quel nobile fine che è il ribaltamento dello Stato.

Non importa, nel suo mestiere non bisogna cedere alla vanità personale, e poi in fondo già centinaia di vie e di piazze gli sono state dedicate in tutte le città italiane.
Come suona dolce: via Cesare Battisti, piazza Cesare Battisti, martire…

18 marzo 2007

Erano solo soldati

La giornata era stata entusiasmante.

I plotoni avevano sfilato nelle loro caratteristiche uniformi. Sul selciato le autoblindo lasciavano tracce di un passato profondo e di un fervido presente. Le bandiere e i labari storici dei battaglioni erano un tripudio di orgoglio italiano.
Ogni istante era ormai parte del mio cuore.

I drappelli a piedi della Folgore marcavano il terreno col suono sordo del passo, una scena ritmica incalzante che tagliava l’aria fresca della primavera.
I soldati del Battaglione San Marco, fieri nelle loro mimetiche, esprimevano l’ardore in un canto all’unisono che si alzava intenso verso il sole.
Era il vento ad accarezzare i baschi amaranto dei Carabinieri del Tuscania mentre alti in cielo facevano da cornice i mezzi aerei dell’esercito e dell’aviazione militare con intermittenti e roboanti passaggi sonori, quasi a voler ricordare che la storia è sempre lì, come ieri, così oggi.

In un fragore di sentimenti, cullata fra il raziocinio e l’emozione, accolsi come un tesoro ogni percezione ricevuta, senza pormi più domande logiche, interrogativi che già ai ministri presenti avevo avuto modo di rivolgere.

Sapevo, e con me l’operatore e l’assistente, che il viaggio di ritorno sarebbe stato meno agevole.

Il C-130 dell’Aeronautica avrebbe imbarcato un gran numero di militari destinati a Roma, chi per missione, chi per licenza, chi in transito per raggiungere l'insanguinata Somalia, chi l'ostile Mozambico.

Mi accomodai alla meglio, schiena incollata alla fusoliera e gambe raccolte, mentre le turboeliche iniziavano le loro danze originando una melodia che si confondeva col vociare dei passeggeri.
Quando dalla rampa di carico posteriore salirono a bordo una trentina di militari del Comsubin il conversare si fece silenzio, a fendere l’aria nella stiva restava soltanto il rombo dei motori.

I baschi verdi presero posto, tacitamente, discretamente, accovacciandosi a terra, l’uno accanto all’altro. Lo strofinio delle mimetiche accompagnava movenze esperte e lo scivolare silenzioso nella pancia del velivolo.

I motori, le eliche, il silenzio interiore. Un senso di inadeguatezza si diffuse in me. Il lavoro che fino ad allora avevo svolto non avrebbe potuto rendere onore a quei militari fatti di cuore e testa, di passione e autocontrollo.
Avevo escluso le loro motivazioni, le loro ferite, le loro aspettative e in quegli sguardi, fissi ma intensi, feci autocritica ma capii che l’Italia non è mai sola, che i nostri soldati hanno nell’animo l’impeto e l’orgoglio della nostra bandiera e del nostro credere.

Restai lì, così. Con i miei occhi attaccati a quegli occhi sotto al basco verde che non ho mai più dimenticato.

17 marzo 2007

Una Conferenza non si nega a nessuno

"Un vecchio aforisma della diplomazia dice che la pace si fa con il nemico ed è difficile pensare ad una conferenza di pace che non veda sedere intorno allo stesso tavolo tutti i protagonisti, in modo che questi possano guardarsi negli occhi e decidere insieme come uscire da una situazione così drammatica".

Così, dalle colonne de L'Unità, il segretario dei Ds Piero Fassino rilancia la proposta di una Conferenza di Pace coi talebani.

Il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, entusiasta dell'iniziativa mette allo studio ulteriori Conferenze di Pace rispettivamente con le Brigate Rosse, con la mafia e con i paparazzi.








16 marzo 2007

La trave e la pagliuzza

Prima l'esame. Poi i controlli.

Questa in sintesi l'idea del Ministro dell'Interno, Giuliano Amato, per contrastare l'uso delle droghe. Una sorta di esame antidoping atto a verificare se gli studenti abbiano assunto sostanze stupefacenti prima delle interrogazioni, nel qual caso scatterebbe automaticamente la bocciatura.

.
Se per il Ministro assumere sostanze stupefacenti è reato il fatto deve allora essere perseguito a norma di legge, senza ricorrere a provvedimenti estemporanei che, fra l'altro, riguarderebbero soltanto gli studenti.
Analogamente ogni volta che viene approvata una legge in Parlamento si dovrebbe effettuare un test antidoping a tutti gli eletti. In caso di esito positivo il testo varato dovrebbe essere respinto.
Inoltre, come si concilia il pugno duro di Amato con l'intenzione di un'ampia schiera della maggioranza di agevolare l'acquisto di droghe leggere ? In ogni caso, ricordando il test antidroga effettuato recentemente su alcuni rappresentanti politici da parte de Le Iene, è più semplice comprendere chi in Parlamento vuole attenuare la repressione dello spaccio e del consumo di sostanze psicotrope.

Inoltre per non smentirsi quello stesso Governo, che dichiarava di produrre un grande sforzo contro l'evasione fiscale, si appresta ora a stabilire che i portaborse dei parlamentari dovranno essere regolarizzati ma solo perchè un'altra inchiesta giornalistica ha mostrato la presenza di numerosi collaboratori pagati in nero.
.
Cosa accomuna le due vicende ? Semplice, il principio "fate quel che dico ma non fate quel che faccio". E se proprio mi scoprite, rimedierò.

14 marzo 2007

DiCo, un'altra sorpresa

Dopo tanti giorni di polemiche, con la manifestazione di sabato scorso a Roma, sembrava che il delicato tema dei Di.Co. fosse stato affrontato nelle sue più molteplici sfaccettature.
Non è così.

Scorrendo il Ddl Bindi-Pollastrini sui "Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi" emerge che i cittadini stranieri privi di regolare permesso di soggiorno possono ottenere il rilascio dello stesso registrando un Di.Co. con un convivente italiano.

Art. 6 - (Permesso di soggiorno)
1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano o comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il
rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza, alle condizioni previste dall’articolo 7 del decreto legislativo 6 febbraio 2007 di attuazione della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004 .
2. Il cittadino dell’Unione europea, convivente con un cittadino italiano, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, ha diritto
all’iscrizione anagrafica di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 6 febbraio 2007 di attuazione della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004.

Nell’ottica di convalidare le nostre teorie, ne abbiamo parlato con il Senatore Domenico Gramazio (AN).
- Fra gli aspetti polemici del progetto di legge del Governo sui cosiddetti Di.Co. è stato trascurato quello relativo alle agevolazioni per il rilascio dei permessi di soggiorno ai cittadini stranieri ? Una distrazione dell’opposizione ?
Non è una distrazione, stiamo affrontando il problema. Martedì ci sarà un incontro tra i Senatori di AN e il Presidente Fini per concordare il da farsi. Crediamo che si potranno verificare delle unioni di comodo, magari con persone anziane, solo per ottenere la cittadinanza italiana. Il problema diviene ancora più evidente perché in queste ore il Governo sta lavorando anche alla legge sull’immigrazione che dovrebbe sostituire la Bossi-Fini, quindi noi come opposizione avremo una doppia responsabilità.

- E’ più ragionevole supporre il varo dei Di.Co. o la caduta del Governo Prodi ?
Credo che se tutta la CdL lavorerà con intelligenza e con comunione di intenti, anche con l’appoggio dei cattolici e dei centristi dell’Unione, si potrebbero avere dei risultati inaspettati.

- Mi permetta una divagazione. Il Senato, a breve, sarà la prima tappa per il decreto sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero. Lei avverte preoccupazione nella maggioranza ?
C’è molta preoccupazione diffusa nei partiti della sinistra radicale. Credo ci siano possibilità di dare due sonori schiaffi al Governo Prodi, con i Di.Co. e con il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Quest’ultimo aspetto è ulteriormente a rischio anche per il sequestro del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo. C’è anche chi, nella sinistra estrema, sostiene che "la dittatura dei talebani non è mai esistita" disconoscendo così anche la necessità dell’intervento Nato nel paese.

- In caso di non autosufficienza della maggioranza, Lei crede che si possa comunque aprire una verifica politica nell’Unione ?
Loro a Palazzo Madama dovranno avere a 158 voti, lo ha ribadito anche il Presidente della Repubblica. Noi voteremo a favore della missione in Afghanistan per rispetto dell’impegno che prendemmo con la Nato. Non possiamo sottrarci alle responsabilità della difesa dell’occidente dal terrorismo. Se non raggiungono i 158 voti e se il rifinanziamento delle missioni dovesse passare grazie ai voti della CdL il Governo sarebbe sconfitto. Se la maggioranza non sarà autosufficiente ci aspettiamo che Prodi tragga le dovute conclusioni.

13 marzo 2007

Metti una sera a teatro...

Nessun personaggio sulla scena, nessun protagonista, solo un coro di generici che racconta gli eventi.
E’ questo, in estrema sintesi, il dramma che ha fatto tappa a Roma, negli ultimi giorni di febbraio, al Teatro Ambra Jovinelli e che porta la firma di Fausto Paravidino.


"Genova 01 – orazione civile sui fatti del G8, breve tragedia dove tutto è riferito" il titolo scelto dal regista che ha scritto il testo su commissione del Royal Court Theatre di Londra, grazie ad un’iniziativa congiunta con Human Rights Watch che, per le violenze verificatesi durante il G8, aveva inserito l'Italia in un elenco di sei paesi in cui erano state verificate delle violazioni dei diritti umani.
A sostenere il delicato tema non potevano mancare i letterati e gli artisti: e così ecco che, a spettacolo concluso, si apre il dibattito dove Giulietto Chiesa, Concita De Gregorio, Giuliano e Heidi Giuliani nonché Sabina Guzzanti si lanciano in conclusioni più che mai scontate.
Che si tratti dell’ennesima rappresentazione militante ? Nel ringraziare Marianna Rizzini de Il Foglio, per gli stralci della piéce che seguiranno, lasciamo al lettore la risposta alla domanda.

Sulla scena, un attore che solleva idealmente un estintore.
- Era scarico
- Ma il carabiniere Mario Placanica come faceva a saperlo ?
- Non è vero che la camionetta era isolata
- Ha sparato
- Hanno depistato
- Non è stata legittima difesa

E poi l’apogeo.
- la polvere di due grattacieli ha coperto il massacro di Genova

Ora, a parte il fatto che tali frasi poco hanno a che fare con "gli eventi". A parte il fatto che la citazione su Placanica è inequivocabilmente faziosa. A parte il fatto che sostenere, seppur nel contesto di una finzione scenica, che su Genova siano stati messi in atto dei depistaggi è terreno fertile per le querele. Ma affermare, o far affermare, che il gesto del militare "non è stata legittima difesa" e quindi insinuare uno scenario di "omicidio" (colposo?) è istigazione alla strategia della tensione.
Ma questa è solo la modesta opinione di chi ritiene la mistificazione un abominio.

Una curiosità: la locandina italiana dello spettacolo mostra un soldato in penombra con l’arma puntata. All’estero invece il manifesto era più esplicativo, con un Silvio Berlusconi di spalle intento ad abbracciare George W. Bush.
Il demonio non appare mai in solitudine…

11 marzo 2007

Laddove tutto è lecito

E’ l’arroganza ad alimentare la dialettica nel Bel Paese.

Lo sa bene anche Michele Santoro che, dopo lo scontro in diretta con il Ministro della Giustizia, bersagliato dallo stesso conduttore e da Vauro Senesi, non intende affrancarsi dalle critiche bipartisan piovute sulla trasmissione AnnoZero dedicata ai Di.Co.
Il dissidio, culminato con la defezione del Guardasigilli dopo che il collaboratore di Emergency ha scandito "Sapevo, fino ad oggi, di essere in una trasmissione di pericolosi comunisti. Ora so anche che si tratta di comunisti pure froci", non si placa.

"Fazioso io? E di quale fazione sarei? Io e Travaglio siamo liberi, se qualcuno vuole dirci a quale fazione apparterremmo magari ci iscriviamo" replica Santoro (Corriere della Sera, 10.03.2007) lanciandosi così a scena aperta in quel "santorismo" tanto atteso dalla militanza televisiva.
In difesa dell’ex europarlamentare Ds scende in campo un (ex) collega di partito, Giuseppe Giulietti, componente della Comm.ne Vigilanza Rai, ma anche il Ministro Antonio Di Pietro secondo il quale "la solidarietà a Santoro è d'obbligo, così come l'avvio di una riforma del sistema radiotelevisivo oggi di proprietà della famiglia Berlusconi e dei partiti" (Agr, 11.03.2007).

Anche se i panni sporchi sono da lavare in casa Rai, Berlusconi fa sempre la sua gran bella figura.

Ma ciò che è doveroso porre in evidenza, e che potrebbe sfuggire ai non addetti ai lavori, è che nel novembre 2003 il Ministero delle Comunicazioni, d’intesa con l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, ha varato il Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori, sottoscritto da tutte le imprese e le emittenti televisive, pubbliche e private.
Cosa stabilisce il Codice ? In sintesi le aziende televisive di impegnano a "tutelare i diritti e l’integrità psichica e morale dei minori, con particolare attenzione e riferimento alla fascia di età più debole (0 –14 anni)". Ma c’è di più.

"2.1. La programmazione dalle 7.00 alle 22.30 – pur nella primaria considerazione degli interessi del minore - deve tener conto delle esigenze dei telespettatori di tutte le fasce di età, nel rispetto dei diritti dell’utente adulto, della libertà di informazione e di impresa, nonché del fondamentale ruolo educativo della famiglia nei confronti del minore"
E ancora.
"Le Imprese televisive si impegnano a non diffondere nelle trasmissioni di informazione in onda dalle ore 7.00 alle ore 22.30:
a) sequenze particolarmente crude o brutali o scene che, comunque, possano creare turbamento o forme imitative nello spettatore minore;
b) notizie che possano nuocere alla integrità psichica o morale dei minori
"

Non ci attribuiamo le medesime competenze dei membri del Comitato di Controllo ministeriale, ma la nostra esperienza di vita terrena ci fa desumere che la trasmissione AnnoZero, e di rimando Michele Santoro, nonché il Direttore di rete, hanno violato il Codice.
Le immagini del GayPride romano del 2000, trasmesse in abbondanza nel corso della diretta, non erano immagini uscite dai libri di Joanne Kathleen o dai film di Walt Disney. No. Erano immagini di pornografia dove la rappresentazione esplicita dell’omosessualità era sottolineata da comportamenti lascivi dei partecipanti al corteo e dove ciò che poteva essere associato alla sfera sessuale o erotica è stato invece mostrato come “merce” e quindi pornografia.
Sia ben chiaro. Il puritanesimo non vive in questi lidi. Ma il rispetto per l’utenza vale prima di ogni "santorismo". Allo stesso modo vale il rispetto degli impregni assunti dai soggetti firmatari del Codice dei Minori.

Siamo certi che il Comitato preposto si adopererà per accertare la violazione delle norme operata da AnnoZero, coerentemente a quanto si è soliti fare nei confronti dell’emittenza privata locale chiamata a rispondere abitualmente per episodi di minor peso morale.

10 marzo 2007

Legge elettorale, una proposta innovativa

Finalmente il Ministro per i Rapporti col Parlamento, Vannino Chiti, dopo un proficuo giro di consultazioni, ha delineato una proposta di legge elettorale sulla quale grava il non facile compito di raccogliere i consensi dei partiti. Quegli stessi partiti che fino ad oggi, sul sistema di misura del consenso popolare, hanno mostrato idee diverse e spesso inconciliabili fra loro.

La proposta viene anticipata in una intervista rilasciata dallo stesso Chiti e pubblicata sul Corriere della Sera il 9 marzo 2007.
La riforma, leggiamo, necessita di "tre leggi costituzionali per il bene dell'Italia. La prima è la riduzione del numero dei parlamentari. La seconda legge serve a rafforzare i poteri del Premier, in tre passaggi. La fiducia si vota al candidato che ha vinto le elezioni, il Capo del Governo nomina e revoca i membri del governo ed è previsto il ricorso alla sfiducia costruttiva". La terza legge costituzionale si basa sulla "differenziazione del ruolo tra Camera e Senato".

Letta la proposta del Ministro ci coglie una sensazione di deja vu, ma non riusciamo a ricordare dove ci siamo già imbattuti in qualcosa di simile...Ci affidiamo allora al web che prontamente ci viene in soccorso.
Troviamo sul sito DSonline.it un articolo che illustra gli stessi identici concetti:
"Nuovo parlamento: sarà composto dalla Camera dei Deputati e dal Senato federale della Repubblica. I deputati saranno 518, diciotto dei quali eletti nella circoscrizione estero, più i deputati a vita. I senatori saranno 252…omissis…Nella nuova costituzione non si parla più di presidente del Consiglio, bensì di Primo ministro. Crescono i suoi poteri. Nominerà e revocherà i ministri, determinerà (e non più "dirigerà") la politica generale del Governo e dirigerà l'attività dei ministri…omissis…Entra in Costituzione anche la mozione di sfiducia costruttiva". (DSonline 16.11.2005)

Dunque le idee del Ministro non sono poi così innovative, costituiscono evidentemente un vecchio cavallo di battaglia della sinistra. Mi appresto a chiudere, un po’ delusa, il sito dei DS quando noto, a margine di pagina, il titolo di un articolo del 15 novembre 2005: "Il referendum riscatterà questa pagina nera della storia del Parlamento".

Solo ora mi rendo conto che la proposta del 16 novembre, quella che mi era parsa riportare in fotocopia le idee attuali di Vannino Chiti si riferiva alla modifica della Costituzione operata dalla CdL. Quella riforma sulla quale lo stesso Chiti si era così espresso meno di un anno fa: "La modifica della Costituzione fatta dal governo Berlusconi è sgangherata, un pasticcio che spezza l’Italia, divide i cittadini e fa compiere passi indietro". (DSonline 16.06.2006)

Resto un po’ perplessa ma in qualche misura anche soddisfatta perchè si conferma la vecchia teoria che la sinistra arriva sì dove sono arrivati gli altri ma con molto ritardo.
Adesso però mi sembra che stiano accelerando parecchio. Capirete, non si trattava della caduta del muro…
.
letture: Santoro in bicicletta da Gabbiano

09 marzo 2007

Dissidenti contro

Facciamo un po’ di chiarezza sull’attualità.

C’è un Ministro degli Esteri che risponde piccato al Premier britannico Tony Blair, il quale ha inviato un appello ai "partner della Nato affinche' facciano di più" in Afghanistan. Un richiamo che arriva all’indomani delle decisioni di Londra e di Madrid di inviare rispettivamente altri 1.400 e 400 soldati nel sud del paese asiatico.
La Farnesina fa sapere che il governo italiano non ha "in previsione nuovi provvedimenti" riguardo la presenza e l'impegno delle truppe italiane in Afghanistan

Acque agitate anche nella coalizione di maggioranza.

I Senatori Rossi e Turigliatto, confermano il loro voto contrario al decreto sul rifinanziamento delle missioni militari.
''Ci sono tutte le condizioni per votare contro. Ma se ricomincia la danza e va in scena un'altra commediola come l'altra volta…allora esco dall'Aula. Ma altrimenti voto no" fa sapere il senatore ex PdCI, Fernando Rossi.
Stessa musica dall’ex di Rifondazione Comunista, il senatore Franco Turigliatto: ''Non ho cambiato idea, confermo che voterò no".
Così i Senatori invisi all’Unione. Ma ricordiamo le dure parole di Franco Giordano sul dissidente del suo partito: "Non mi nascondo che la nostra immagine è stata colpita dall'atteggiamento di Turigliatto. Siamo stati travolti da questa immagine e non lo nascondo. Qui voglio ribadire il giudizio negativo di un modo di fare politica totalmente autoreferenziale e distruttivo".

Strali sui traditori quindi?

Se spulciamo i voti espressi dai Deputati alla Legge n.6 del 31.01.2002 (conv. in legge del DL del 01.12.2001, n. 421, recante disposizioni urgenti per la partecipazione di personale militare all'operazione multinazionale denominata 'Enduring Freedom'.) vediamo tuttavia che la realtà non è come si è cercato di dipingerla.
Allora Giordano votò contro la missione come anche Russo Spena, Rizzo e Pecoraro Scanio, mentre Diliberto e Bertinotti erano assenti dall’Aula, probabilmente in diverse faccende affaccendati.
Ecco allora che si scopre che Rossi e Turigliatto rappresentano l’ortodossia e i loro compagni di partito sono oggi i dissidenti di loro stessi.

E se dopo due giorni di dibattito, la Camera ha dato il primo via libera al prolungamento della missione militare in Afghanistan, vale la pena sottolineare una singolarità: il decreto prevede la spesa di 3 milioni e mezzo di euro per assoldare in Iraq squadre di miliziani incaricati di proteggere i civili impegnati nella ricostruzione.
In questo caso ci sentiamo di condividere interamente il pensiero di Maurizio Gasparri (An): "Avete ritirato i militari e pagate i mercenari".

Già. I mercenari. I mercenari selezionati dalla sinistra sono ben altro da un morto ammazzato orgoglioso di essere italiano.

07 marzo 2007

L'Italia è sola

No. Non si scherza. Non si scherza con la vita. Qualunque sia la sua origine.
Lo sanno bene i familiari, gli amici, i colleghi di Daniele Mastrogiacomo.

Lo sa Daniele che da domenica è in mano ai talebani, rapito mentre si recava a Helmand, nel sud dell’Afghanistan, lungo quella strada dove era stato sequestrato lo scorso autunno il freelance Gabriele Torsello.
"Abbiamo catturato una spia" ha scandito un portavoce dei fondamentalisti afghani, e le spie fatte prigioniere hanno un destino che porta con se l’odore acre della morte.


Un sequestro che ha colto di sorpresa la pubblica opinione. Possiamo affermare lo stesso per la Farnesina, per il Governo, per la diplomazia italiana ?
Ieri la Nato ha lanciato in Afghanistan la sua pesante offensiva: 4.500 soldati dell’Alleanza, in gran parte britannici, canadesi, olandesi e statunitensi, affiancati da 1.000 uomini dell’esercito di Kharzai sono in avanzamento. Primo obiettivo liberare Musa Qalah, villaggio occupato dai talebani che, nell’attesa dell’annunciato attacco, hanno adottato una tattica di difesa insolita, minando il terreno e scavando trincee.

Se l’intenzionale isolamento dell’Italia sul piano internazionale consente al nostro Governo di ottenere una "discontinuità" col passato e quindi di lusingare i partiti dell’estrema salvaguardando così la sua stabilità, determina anche un crescente distacco da Washington e mette in mostra la debolezza italiana nella politica di difesa. Debolezza che il fondamentalismo afghano riconosce come anello debole della missione Isaf.

Le minimizzazioni dei Ministri D’Alema e Parisi, la richiesta della sinistra massimalista di convocare una Conferenza di Pace, alla quale dovrebbero essere coinvolti anche i talebani, l’equiparazione dei soldati dell’Alleanza a "nazisti", l’avventata proposta di acquistare l’oppio afgano, sono il segno evidente di quell’antiamericanismo che paga politicamente ma che distrugge strategicamente.

Daniele Mastrogiacomo sta pagando l’irresolutezza di un Governo che tra poche ore chiederà al Parlamento di votare sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Il sequestro del collega ben si incunea in uno scenario politico che guarda con diffidenza ai rapporti internazionali e che ha fatto dell’unilateralismo la sua strategia.
Esiste un fronte militare, dove alcuni imbracciano le armi ed altri no. Questa evidente contrapposizione potrebbe condurre i talebani verso la provincia di Farah, sotto comando delle truppe italiane che, secondo gli ultimi dati della Nato, risultano essere le più sguarnite.

In questo scenario tanto bizantino quanto allarmante ritornano alla mente i 192 morti e gli oltre 1.400 feriti che hanno insanguinato le strade di Madrid, colpita al cuore proprio alla vigilia delle elezioni politiche. Una strage che portava la firma dell’organizzazione terroristica di Osama Bin Laden. Come a New York, a Washington, a Londra, a Sharm al Sheykh.

Come a Nassiriya.

La censura e la superbia sono a volte figlie della cedevolezza.
Non si affidi ad esse la sorte di un giornalista, dei nostri militari, del nostro Paese.

06 marzo 2007

Papaveri e papere

L’ala estrema della sinistra di Governo si appresta a votare il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan. Un autorevole esponente ce ne spiega i motivi.

"Fino a ieri in Afghanistan la situazione era relativamente tranquilla e non si giustificava la presenza dei nostri militari che si trovavano ad oziare ora dopo ora, giorno dopo giorno. Adesso finalmente in Afghanistan si spara e i militari potranno svolgere il lavoro per cui sono pagati, potranno dimostrare la validità del loro addestramento, potranno dare il loro significativo contributo per difendere le popolazioni dal terrorismo e per impedire il reinsediarsi della dittatura. Certo, per noi pacifisti ad oltranza, quello per il prolungamento della missione non sarà un voto facile, anzi la sola idea ci fa star male. Ma il nostro dolore non ci può fermare...e comunque per alleviare la nostra intensa sofferenza ci è già venuta un idea brillante. Importeremo dall’Afghanistan l’oppio per usarlo nella terapia del dolore, specialmente del nostro che è causato da nobili motivi.
In un sol colpo potremo così sostenere l’economia di quel disastrato Paese e nel contempo sostituire, per uso personale, cocaina e spinelli che, visto l’uso massiccio che se ne fa in Parlamento, sono sempre più difficili da reperire sul mercato.
Voteremo quindi con orgoglio la missione perché siamo convinti che sono le decisioni difficili che danno la misura della statura dell’uomo politico. Il nostro unico rammarico è che non si sia importarto l’oppio già in passato perché ciò, alleviando il nostro dolore, ci avrebbe consentito di votare anche il rifinanziamento della missione in Iraq che, a ben pensarci, non era diversa da quella in Afghanistan. Anche là dovevamo difendere dal terrorismo popolazioni vessate da anni di dittatura".
.
Fin qui la dichiarazione ufficiale. Siamo tuttavia in grado di riferire uno scambio di battute che l’onorevole ha avuto appena dopo, a microfoni spenti con un collega di partito.
.
"Già, l’Iraq...Come faremo ora a giustificare la nostra intransigente posizione per il ritiro in una situazione del tutto analoga a quella per cui oggi ci esprimiamo per la permanenza?"
"Beh, possiamo dire che in Iraq le nostre truppe erano dislocate in un’area tranquilla e in quelle condizioni non servivano a nulla. Diverso sarebbe stato se si fossero trovate in un teatro di guerra. Allora sì che avrebbero potuto combattere per difendere la popolazione giustificando in questo modo la loro presenza"
"Ma almeno i nostri ci crederanno?"
"Ci crederanno, ci crederanno..."
"Si è probabile...Veniamo allora a cose più serie. Quando arriva la prima fornitura di oppio?"
.
Letture: la Filosofia di Valeforn

04 marzo 2007

Una nota li seppellirà ?

Soldi. Tanti soldi. Sempre soldi.

Ad innescare malumori nel Governo questa volta tocca niente di meno che all'evento più popolare dell'anno, quel Festival di Sanremo per il quale tutto si può, tutto si distrugge.
Si può, ad esempio, emanare una circolare, a crisi di Governo aperta, che modifica l'art. 593 della Legge Finanziaria che esclude la Rai dal tetto dei compensi per prestazioni professionali in favore di Enti pubblici.

Ci ha pensato il Ministro per le Innovazioni nella P.A., Luigi Nicolais, il quale ha ricevuto la disapprovazione del titolare delle Finanze. Il Ministro Padoa Schioppa ha fatto sapere, al Corriere della Sera, che non è "d'accordo con il fatto che un'azienda pubblica possa offrire cachet così alti".

...infatti non avrebbe potuto senza l'intervento del suo collega di Governo.

Intanto, il Premier, come suo solito, per non inimicarsi nessuno nella risicata maggioranza, si dice "assolutamente contrario agli ingaggi folli: però se uno della televisione commerciale dà un milione di euro per fare Sanremo, poi anche tu glieli devi dare". (La Repubblica, 04.03.2007)


Il crescente turbinio di polemiche su Sanremo potrebbe forse arrivare laddove non potè la politica estera ? L'evento non sarebbe una sorpresa. La statura del Governo ci induce a ritenere più consona una sua caduta sulla gara canora che non sulle missioni militari internazionali. Troppo serie queste ultime...

Il Prodi pensiero

Intervistato da Radio 24, Romano Prodi torna a sottolineare che la crisi del Governo è stata "una cura salutare" e che "da certi malori si esce rinvigoriti" perchè "tutti i parlamentari e tutti i partiti si sono resi conto della grandezza della sfida" e della "ristrettezza dei margini per fare giochi e giochini".
Prendiamo atto dunque che per nove mesi il Governo ha giocato, si è trastullato sulle spalle e sulle tasche degli italiani, si è allietato e divertito come meglio poteva.
Ci aspettiamo adesso che il lavoro venga sostituito alla ricreazione per attuare la tanto propagandata "Serietà al Governo".
.
Il Premier lancia un monito sulla prossima raccolta delle firme per il referendum elettorale. "Se c'è l'inizio di un dialogo serio e costruttivo la cosa più saggia è che questo referendum venga rinviato: non c'è alcun dubbio". (La Repubblica 04.03.2007)
Se lo stesso severo avvertimento lo avesse mosso Silvio Berlusconi gli strali contro di lui, lanciati per aver attentato a libere scelte della vita democratica, avrebbero riempito le prime pagine dei quotidiani.
.
Il Premier si dice "contrario a compensi folli" che hanno suscitato polemiche anche nei giorni scorsi. "Sono assolutamente contrario agli ingaggi folli: però se uno della televisione commerciale dà un milione di euro per fare Sanremo, poi anche tu glieli devi dare". (La Repubblica, 04.03.2007)
A parte che, nello specifico, le reti Mediaset non hanno mai trasmesso il Festival di Sanremo, anche a voler restare sul generico sfugge il senso dell'affermazione di Romano Prodi. Si può giustificare tutto se solo è compiuto anche da altri ? Anche l'emanazione di una circolare che modifica una legge approvata dal Parlamento ?
(sul tema: Libero di pensare)

01 marzo 2007

Contraddittori pensieri

i Taxi
Il Ministro Bersani aveva più volte spiegato che la liberalizzazione dei taxi avrebbe inciso sul calo delle tariffe a vantaggio dei cittadini. Ma come ciò sarebbe potuto accadere non s'è mai capito visto che le auto pubbliche operano con tariffe imposte, ma il Ministro sembrava così convinto e in buona fede che nessuno se l’è mai sentita di contraddirlo.


Per avere una diminuzione dei prezzi, ovviamente, non basta il Decreto Bersani: si dovrebbero invece liberalizzare totalmente le tariffe e le licenze, il mestiere del tassista perderebbe redditività, diventerebbe cioè un lavoro "umile" sostituendo gli attuali tassisti con immigrati, sulla scia del sistema americano. Il cittadino ne avrebbe un vantaggio in termini economici e di riduzione dei tempi di attesa anche se forse perderebbe qualcosa in termini di qualità ed affidabilità del servizio (veicoli più vecchi, minor manutenzione ecc.).
Ammesso che questa sia la strada da percorrere non vediamo tuttavia in Italia un Governo che possa fare ciò. E infatti le ultime notizie ci dicono che:
"Non c´è solo la novità delle tariffe uniche nell´accordo tra tassisti e Palazzo Vecchio, ma anche un aumento delle tariffe tout court del 3,9 per cento e diverse novità per i supplementi (rincarati)". (La Repubblica-Firenze, 15 febbraio 2007)
"Tariffe: la prossima settimana prende il via il tavolo di confronto per la riorganizzazione del sistema tariffario, come previsto dall'accordo di novembre" (comuneroma.it, 01.03.2007).

"Le tariffe erano ferme dal 2001 e c'è stato un considerevole aumento del prezzo della benzina". Walter Veltroni, TGCom 23.12.2006).

Il risultato della liberalizzazione dei taxi dovrebbe essere un servizio migliore (riduzione dei tempi di attesa) a fronte di un costo più alto (adeguamento delle tariffe).


I distributori di carburante
Il Ministro Bersani prevede di consentire la vendita dei carburanti alla grande distribuzione.

Il sistema è già stato sperimentato in Francia determinando un calo del prezzo alla pompa in quanto i supermercati, acquistando carburante in quantità elevate, ottengono uno sconto di 10 cent rispetto ai benzinai che la rivendono con un margine di 3,5 cent.

I benzinai, come accaduto in Francia, verrebbero estromessi dal mercato e ci sarebbero meno pompe e prezzi più contenuti.
Il risultato della liberalizzazione dei distributori di carburante dovrebbe essere un servizio peggiore (minor capillarità della rete) a fronte di un costo più basso.

Gli obbiettivi delle liberalizzazioni di Bersani sembrano quindi ondivaghi, se non contrastanti fra loro, con l’unica costante di colpire gli attuali operatori.