Destra, Sinistra, il confine
Come il bianco e il nero nella scienza empirica dell’arte anche il dualismo destra – sinistra nella scienza teorica della politica non sembra esistere.
Con la cultura del presente la distinzione fra ciò che è di destra e ciò che è di sinistra non sembra avere più confini. I fatti recenti dimostrano che l’attuale classe politica, seppur riferendosi ancora ai vecchi stereotipi ideologici e agli schieramenti tradizionali, ha affrontato i problemi senza che emergessero nette distinzioni.
Temi quali la guerra in Iraq, in Afghanistan, le relazioni internazionali o lo stato sociale, posta la diversità e i contrasti nella dialettica politica, non sono stati trattati in modo da rendere riconoscibili politiche di destra o di sinistra.
Una sinistra la cui base grida oggi al tradimento quando alcuni dei suoi eletti votano contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan e l’allargamento delle basi Usa in Italia, onorando così gli impegni assunti coi propri elettori, contraddice il concetto di Pacifismo sempre e comunque caro al centrosinistra di opposizione.
Una destra che ha elargito aumenti al pubblico impiego senza vincolarli ad alcuna valutazione di rendimento contraddice il concetto di Meritocrazia proprio del centrodestra.
Se di diversità dobbiamo parlare dunque essa è probabilmente non nei comportamenti attuali ma nella loro storia.
Per Giovanni Sartori, esiste oggi una destra "raccogliticcia nata attorno alla stella di Berlusconi, una specie di armata Brancaleone senza storia" e una sinistra che "invece ha troppa storia. I sessantenni e i settantenni hanno ancora in testa il Pci di matrice togliattiana…Il Pci invece ha fatto tesoro della lezione gramsciana dell’egemonia…".
Il professore afferma inoltre che "la destra un’identità vera non l’ha mai avuta, e forse non la cerca nemmeno. I suoi punti di riferimento restano sempre gli stessi: il libero mercato, la concorrenza, la libertà, la fede nell’individuo. Tutte cose di cui però i suoi dirigenti non sanno granché e nelle quali credono solo fino a un certo punto….Invece la sinistra è in gravissima difficoltà: ha perso il suo ideale vivente, l’Unione Sovietica. Checché se ne dica, e fino a dopo la vicenda dei missili di Comiso, il Pci ha sempre sostenuto la politica di conquista sovietica. Oggi si arrabatta per cercare un’identità, in un modo a mio avviso stravagante. Dicono "viva i matrimoni gay"; ma si vogliono identificare con i gay?" (La Stampa, 03.04.2006)
Nicola Matteucci, uno dei massimi studiosi dello storico Alexis de Tocqueville, "a sinistra si vuole più giustizia sociale e a destra si vuole più libertà. Ma sono conflitti che possono essere ricomposti nella normale dialettica politica, non è più come ieri quando tra la liberaldemocrazia e il socialismo dell'Est bisognava fare una scelta di civiltà… Oggi non esiste l'ortodossia dell'Ulivo e quella del Polo, commettiamo un errore se etichettiamo in un certo modo chi milita da una parte e in un altro chi fa parte dello schieramento opposto". (Il Foglio, 1998)
Crisi delle ideologie o dell’identità ?
Sopravvivono certamente nelle dichiarazioni, e forse nelle intenzioni, i vecchi cavalli di battaglia dei due schieramenti: solidarietà, ecologia e uguaglianza in una curva; libertà, sicurezza e meritocrazia dall’altra, ma non è facile riconoscere il perseguimento di questi obiettivi nei provvedimenti presi dall’una e dall’altra parte.
Forse aveva ragione Ronald Reagan quando nel 1964 diceva: "You and I are told increasingly that we have to choose between a left or right. Well, I would like to suggest that there is no such thing as a left or right. There is only an up or down. Up to man’s age-old dream, the ultimate in individual freedom consistent with law and order, or down to the ant heap of totalitarianism".








